Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Gli antenati dei pompieri a Piacenza

Quanti erano i pompieri municipali a Piacenza all’epoca del comandante Bonifacio Mazza, ovvero tra il 1870 e il 1890 e dov'era il suo comando?

Se si osserva con una certa attenzione la foto “ritratto gabinetto” (come allora si diceva) del primo comandante dei pompieri municipali di Piacenza, Bonifacio Mazza, che tale carica rivestì per un intero ventennio, dal 1870 al 1890, eseguita dal premiato studio fotografico Antonio Morelli situato in Strada Dritta (xx° Settembre), all’angolo con Cantone S. Giuliano 2, si prova quasi una sensazione di stupore, non tanto per la “pomposa” uniforme dell’effigiato, quanto perché questo raro, forse unico,documento che faceva parte di un archivio privato, è un vero e proprio “poster” d’epoca, con meticolosi ritocchi a colori eseguiti da un provetto miniaturista di quelli cui forse fece ricorso per primo il Morelli, in quegli scorci di secolo quando la tecnica del “fotocolor” era ancora di là a venire. E dei fotografi pionieri tratteremo successivamente. bonifacio mazza-2

Quanti erano i pompieri municipali all’epoca del comandante Bonifacio Mazza? Difficile stabilirlo. Ma pare che non fossero più di una ventina, tenendo conto della densità demografica urbana, che si aggirava sui 30/35.000 abitanti.

Dov’era situata la loro originaria sede operativa? Sembra stabilito che si trovasse nelle adiacenze di Palazzo di città, nei locali di Piazzetta delle Grida, prima che venissero demoliti i caseggiati sulla cui area sorge l’odierno porticato in stile “neogotico” costruito prima della seconda guerra mondiale.

C’è inoltre chi sosteneva che la sede primitiva si trovasse nell’area suburbana al di là della vecchia Barriera daziaria di S. Raimondo dove sorgevano alcuni insediamenti dei servizi pubblici, quali le Autoguidovie (ne parleremo) Laviosa. Ma restiamo pur sempre nel campo delle congetture prive di verifiche documentali.

Forse, con il passar dei decenni la “caserma dei pompieri” subì alterne dislocazioni, in ordine alle mutate esigenze del progresso civico. Fatto sta che essa, avanti o durante la prima guerra mondiale, si stabilì nella zona detta “Colombaia” fra viale Beverora (all’incirca dove oggi c’è il Liceo “Colombini”), viale Castello, Cantone Maddalena.

L’attività ventennale prestata dal comandante Bonifacio Mazza, padre del maestro di musica Egidio, compagno orchestrale del maestro Toscanini, vissuto ultranovantenne e scomparso negli anni ’50, è dunque ancora tutta da precisare, documentare, ricostruire. Chi volesse rivedere la storia del nostro costume pompieristico dal 1870 in poi, dovrebbe cominciare proprio da lui, prototipo di comandante, con tanto di elmo, spadone, uniforme, gradi e fiocchi di severa ordinanza “militaresca”.

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Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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