Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Gli ospedali a Piacenza, antichissima storia di cura ed ospitalità

Trattiamo stavolta degli antichi ospedali piacentini, numerosissimi perché Piacenza era non solo importante punto di transito della via Francigena, ma pure un autentico centro di raccolta e smistamento del flusso di devoti

Ovviamente non ci occupiamo delle problematiche, delle polemiche e delle discussioni sul nuovo nosocomio cittadino; non è materia di questo blog ma, sempre grazie al contributo del ricercatore dottor Luca Incerti che li ha estrapolati da alcuni capitoli della sua tesi di laurea, trattiamo stavolta degli antichi ospedali piacentini, numerosissimi perché Piacenza era non solo importante punto di transito della via Francigena, ma pure un autentico centro di raccolta e smistamento del flusso di devoti che dall’Occidente affluivano ai Luoghi Santi. Molti dei contributi di ricerca provengono dal Campi, sia dai libri del Nasalli Rocca, come dagli studi di Armando Siboni.

“Gli ospizi o ospedali, come luoghi di ospitalità e/o di cura - scrive Incerti- hanno origine antichissima e sembrano connessi con lo sviluppo delle prime civiltà. In Oriente si ha notizia di un ospedale a Ceylon nel 437 a.C. In Egitto i malati erano ospitati in appositi locali presso i templi di Iside e di Serapide, così pure in Grecia e a Roma nei templi di Esculapio. Nella Roma Imperiale analoga funzione svolgevano i valetudinaria, le medicatrinae o iatreiae, volute dai medici per accogliere gli infermi da sottoporre ad osservazione diretta. In era cristiana, l’assistenza agli infermi assunse un significato prevalentemente caritatevole, per sostentare coloro che occasionalmente o per povertà non avevano l’appoggio di una famiglia. I primi ospedali furono gli xenodochi o meglio i nosocomi, termine coniato da S. Gerolamo, essi si istituirono prevalentemente in prossimità delle sedi episcopali, delle diaconie, dei monasteri e lungo le reti viarie principali o meglio lungo gli itinerari dei pellegrini. Degno di nota e che fu una costante delle strade Medievali è l’elevato numero di ospedali: in una porzione della via Francigena a nord e a sud di Siena, della lunghezza di una cinquantina di chilometri, sono accentrati più di ottanta ospedali ed almeno trenta di questi erano tra le mura della città. E’ una densità che si riscontra anche presso altre città come Lucca, Piacenza e Torino.

Nella città di Piacenza un ruolo centrale per lo sviluppo degli ospedali, come conseguenza dell’incremento dei numero dei pellegrini in transito, lo ebbe Teobaldo Visconti, nato a Piacenza nel primo decennio del Duecento ed eletto papa con il nome di Gregorio X. Il modello architettonico, il “tipo” di ospedale, che rimase a lungo in uso nel Medioevo fu un ampio vano nel quale i “letti” degli ammalati si alternavano separati da tende e cortine. Nel Basso Medioevo la vasta aula venne suddivisa in navate, tra le quali poteva essere collocato almeno un altare per le celebrazioni liturgiche. Sostanzialmente, la tipologia architettonica si mantenne fedele al modello sacro, traendo da istituti religiosi la propria origine istituzionale, molti ospedali medievali sono provvisti di chiostro e sono simili, almeno negli esterni, a una chiesa o a un monastero. Questi ricalcano l’impianto di una basilica a tre navate, preceduta da un ampio atrio o quadriportico.

Nel XV secolo si ebbero i primi tentativi di distinguere le parti destinate a funzioni diverse; fu abbandonata la forma basilicale a navate e si adottò la forma a crociera; ne è un valido esempio l’ospedale di Parma, oggi sede dell’Archivio di Stato. Numerosi furono anche a Piacenza i luoghi destinati ad accogliere i pellegrini, poiché, come si è menzionato, tappa sulla rotta dei pellegrinaggi diretti verso la  tomba di S. Pietro a Roma, la Terra Santa o la tomba di S. Colombano a Bobbio.

La scarsità di testimonianze materiali rende difficile oggi riscontrare questi antichi luoghi nel tessuto urbano cittadino, ma le attestazioni nei documenti e nelle cronache piacentine ci permettono di conservarne almeno per alcuni la memoria”.

  • S. Ambrogio: citato per la prima volta dal Campi nel 402, scomparve anticamente, probabilmente inglobato in quello di S. Savino. Doveva sorgere nei pressi dell’attuale viale S. Ambrogio, dove fino alla fine dell’Ottocento esisteva uno stradello detto di S. Ambrogio che metteva in comunicazione la strada delle Benedettine con i bastioni delle mura.
  • S. Anna (ex. S. Maria di Betlemme): fu edificato su di un terreno donato da Ardengo Vicedomini e da Treco Zemati. L’ospedale doveva essere ubicato nei pressi della strada Corniana o dei Ladroni, ovvero nei chiostri attigui alla chiesa di S. Anna in via Caccialupo, oggi sede del Comando dei Carabinieri.
  • S. Alessandro: l’ospedale venne fondato, contemporaneamente all’omonimo monastero, dal vescovo Dionigi nel 1065, è ricordato per l’ultima volta nelle cronache dell’anno 1085, quando il prete Giovanni dona a S. Alessandro alcuni beni posti in S. Raimondox2-2S. Polo. Secondo Siboni, doveva essere posto all’incrocio tra corso Vittorio Emanuele e via S. Giovanni.
  • S. Antonino: fondato presso l’omonima basilica posta lungo il tracciato della Francigena, anche se citato per la prima volta in un legato del 1304 pare verosimilmente di fondazione anteriore. L’ospedale, situato nel chiostro del Capitolo, venne soppresso in favore dell’Ospedale Grande nel 1471.
  • S. Bernardo: venne eretto nel 1398 nella parrocchia di S. Stefano, affidato ai Celestini venne ben presto abbandonato, forse perché troppo vicino all’ospedale di S. Stefano. L’edificio, secondo Siboni, dovrebbe essere sito all’angolo tra le vie S. Stefano e Landi. 
  • Cassola: E’ menzionato nel 1025 in una controversia tra la chiesa di S.Nazzaro e il monastero di S. Sepolcro, così che nel 1259 l’abate di S. Nazzaro sarà ingiustamente accusato di godere dell’Ospedale, Siboni lo ritiene situato in cantone S. Nazzaro sul terreno dove oggi si vede il complesso edilizio che ospita la “Casa della Giovane”.
  • S. Cristoforo: venne fondato nel 1164 contemporaneamente all’omonimo Monastero della Compagnia dei Crociferi, saccheggiato dai Lanzichenecchi e smantellato per volere del vescovo Campesio, l’ospedale doveva essere situato in piazzale Medaglie D’Oro, che fino a qualche decennio fa era meglio noto come Pista della Polvere, poiché da là si transitava per raggiungere la Polveriere Militare della Galleana bombardata nel 1943.
  • Dio: Voluto secondo la tradizione da un certo S. Martino, ha beneficiato di numerose donazioni tra Duecento e Trecento, S, Savinox2-2ma privato di tutti i beni con bolla papale nel 1365. L’ospedale, sito secondo Siboni in luogo di quello di S. Alessandro, venne soppresso a favore dell’Ospedale Grande.  
  • S. Egidio: Menzionato in una “conferma” del 1154, secondo Siboni, doveva essere situato nei pressi della chiesa di S. Giuseppe in via Campagna.
  • S. Elisabetta: Fondato nel 1340 dalla nobile famiglia Zanardi Landi, situato presumibilmente lungo via S. Franca, dopo fasi alterne e travagliate di utilizzo, venne soppresso a favore dell’Ospedale Grande.
  • S. Giacomo: Venne ufficialmente istituito nel 1328 ad opera di Giovanni Terranera e affidato alle cure dei Disciplinati di S. Giacomo, l’ospedale era situato in via S. Franca davanti alla chiesa della Maddalena.
  • Misericordia: L’ospedale venne edificato nel 1090 per volere dei piacentini, secondo Siboni, era sito dove oggi si vede la Chiesa di S. Giuseppe in via Campagna.
  • S. Marco: Fondato nel 1093 per volere di alcuni nobili piacentini, assegnato da papa Eugenio IV ai Canonici Regolari di S. Agostino che vi restarono fino alla costruzione del castello di Pier Luigi Farnese avvenuta nel 1547. L’edificio sopravisse fino al 1805, quando venne distrutta insieme al castello farnesiano per lo scoppio di un deposito di munizioni dell’esercito napoleonico. S. Marco era ubicata nell’area dell’arsenale Militare, compreso tra le vie Malta e XXIV Maggio.
  • S. Macario: L’ospedale è ricordato per la prima volta dal Campi nel 1304 in un legato della vedova Luigia, moglie di uno Zanardi Landi. L’ospedale, secondo quanto si legge nella cronaca del Musso, doveva essere situato nei pressi di porta Borghetto. Non ci sono testimonianze certe sulla sorte dell’ospedale, Siboni ritiene che scomparve in occasione della demolizione dell’omonimo quartiere, altrettanto impossibile ne risulta proporne l’ubicazione.castelfarnesianomassari-2
  • S. Maria dei Pagani: Fondato nel 1265 da fra Bernardo Calvo Ardizzoni. L’ospedale, secondo Siboni, doveva sorgere nell’area del Castello Farnesiano, poiché riconosce nel rivo citato da Campi il canale Parente di S. Vittoria, quindi l’ospedale dei Pellegrini doveva essere sito a metà via Taverna, tra l’Ospedale Grande e porta S. Antonino.  
  • S. Raimondo: Fondato nel 1178 da Benedetto Raimondo, gli Anguissola, costatando la pessima gestione, provvidero all’elezione di nuovi rettori, abbandonato dai frati agostiniani, subentrarono le monache cistercensi e successivamente le cassinesi che tuttora alloggiano nel monastero situato nei pressi dell’intersezione tra lo stradone Farnese e corso Vittorio Emanuela.
  •   S. Savino: edificato per volere di Everardo ed ultimato da Sigifredo nel 1000, completamente abbattuto e riedificato nel Cinquecento, divenne poi ospedale della guarnigione Austriaca e venne soppresso nell’Ottocento.
  • S. Salvatore: Compare in un elenco di chiese ed ospedali soggette a S. Savino nell’anno 1132, si presume collocato dove sorge ora la sede centrale della Banca di Piacenza in via Mazzini.
  • S. Spirito: L’ospedale dello Spirito Santo venne fondato nel 1090 a rimedio della morte del vescovo Bonizone, beneficiò di numerosi lasciti tra il Duecento e il Trecento. Dovrebbe essere ubicato lunga la via Emilia Parmense nei pressi della località S. Lazzaro.
  • S. Stefano: Citato nel 1123 in una conferma di beni spettanti alla Cattedrale, beneficò di lauti lasciti nel Trecento, doveva sorgere nei pressi della chiesa di S. Stefano in via Scalabrini.
  • S. Vittoria: L’ospedale venne fondato nel 1100 e nel 1365 compare tra le dipendenze del monastero di S. Savino, Siboni ritiene che fosse ubicato nel chiostro situato sul fianco sinistro della basilica di S. Maria di Campagna.

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Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • l’incremento del numero dei pellegrini in transito ebbe un ruolo centrale per lo sviluppo nell’antichità degli ospedali nella città di Piacenza. I pellegrini dei giorni nostri, ovvero migranti e rifugiati, ci hanno costretto a sviluppare hotspot e strutture di accoglienza

  • Piacenza è da sempre il centro del traffico della Pianura Padana, all'incrocio delle antiche vie Postumia (Genova-Aquileia tracciata nel 800 aC dai Liguri) ed Emilia (Rimini-Milano) come prolungamento della via Flaminia. E' naturale che sia piena di Hospitalia, nel senso etimologico del nome. Gli studi dovrebbero riguardare le strade convergenti a Piacenza, es. il rinvenimento delle tombe nell'ex Raffalda può essere utile a questa ricerca, poiché i Romani seppellivano i morti lungo le strade extraurbane.

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