Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

I pionieri dell’industria piacentina: Giovanni Rossi fa grande la Cementirossi

Una figura davvero straordinaria fu il cavaliere del lavoro Giovanni Rossi, fondatore del gruppo Cementirossi, nato nel 1882 a Vigolzone, divenne anche sindaco di Pontedellolio

Giovanni Rossi

Il complesso all'epoca ospitava anche un forno da pane a disposizione dei dipendenti dell'azienda. Le fornaci producevano calce viva a ciclo continuo mediante la cottura del carbonato di calcio che proveniva in decauville (vagone ribaltabile) via binario e teleferica dalle cave di Cà Dario e Teglio. Si produceva calce da costruzione di ottima qualità che veniva venduta soprattutto in Piemonte.

Nel 1900, compiuti diciotto anni, Giovanni si trovò nella necessità di dirigere il complesso che già aveva compiuto significativi passi in avanti tecnologici. Il giovanissimo dirigente raccolse con saggio pragmatismo il retaggio paterno, il patrimonio di intelligente operatività che il genitore gli aveva trasmesso. Nel volgere di pochi anni, in piena fioritura dell’età giolittiana, egli riuscì a quintuplicare l'impianto, ponendo le basi per il futuro sviluppo dell'impresa Cementi Rossi, fondata nel 1932. Ristrutturò nel contempo la vecchia fornace per la fabbricazione dei laterizi, modellandola sui nuovi sistemi di produzione manifatturiera anche nel settore dei “forati”.

Ma come era sottolineato in una sobria monografia stampata per il trentennio di fondazione della CementiRossi, “l’esigenza della solidarietà sociale fu subito avvertita dal giovane dirigente, il quale organizzò i primi spacci aziendali e favorì la costruzione di case per i suoi lavoratori”. Si era agli arbori del secolo, il crescente sviluppo industriale creava nuovi problemi, i rapporti fra imprese e maestranze non potevano non risentire delle difficoltà, degli scompensi e dei fenomeni accidentali di un mercato che aumentava le sue dimensioni ancora in modo sperimentale. Era l’epoca delle grandi agitazioni di categoria e proprio in quel periodo egli manifestò il suo talento e l’ascendente esercitato sui suoi collaboratori, aumentando gradualmente la produzione e la potenzialità della sua azienda, ispirando nei dipendenti la serenità del lavoro equamente distribuito, la certezza che non sarebbe mancata, in qualsiasi circostanza, la sua solidarietà.

“L’affermazione e la fortuna di Giovanni Rossi- si poteva leggere in quella scarna rievocazione biografica- hanno origine in quegli anni lontani, allorché nella sua fabbrica si stabilì, come per germinazione spontanea- un armonioso parallelismo fra progresso strumentale produttivo e assistenza sociale”. Se la storia si fa sui fatti e non sulle astrazioni ideologico- politiche, sovente comode per una volgare demagogia, non a caso la gente di Pontedellolio lo elesse sindaco a stragrande maggioranza, perché stimava il giovane Giovanni Rossi per le doti di illuminata socialità, di filantropismo e per il suo socialismo umanitario. Quando fu chiamato al fronte nella prima guerra mondiale cui partecipò con un buon numero dei suoi dipendenti e collaboratori, Rossi, da buon imprenditore illuminato, dispose che le famiglie delle sue maestranze fossero assistite, nei casi di nuclei più numerosi, intervenendo personalmente con congrui sostegni economici.

(prosegue)

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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