Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

I preziosi testimoni del nostro passato: i pionieri della fotografia a Piacenza

Rendiamo omaggio ai precursori della tecnica e dell’arte (termine non utilizzato a sproposito) fotografica a Piacenza

foto di Gregori risalente alla fine dell'Ottocento

Ricordo quasi con emozione quando, per la prima volta, ho inserito (oggi va meglio connesso) un cavetto dalla macchina fotografica digitale al computer e le immagini scattate quasi magicamente sono comparse sul mio schermo. Ho salvato quelle che mi servivano, poi le ho inviate al giornale, unitamente al mio articolo.

Sembra un secolo fa, sono passati in realtà solo circa 15 anni quando siamo stati liberati dalla “schiavitù” di dover correre in uno studio foto di Gregori (inizi '900)-2fotografico attendendo per ore (prima per giorni) per ottenere le foto sviluppate e stampate. Stessa rivoluzione, ma un po’ meno rapida, per il computer: dalla macchina da scrivere Olivetti, a quella con un primo display che mi evidenziava una riga scritta; poi quella che mi stampava direttamente la pagina, quindi i primi computer con accanto un foglio dove erano annotate le varie funzioni ed i tasti numerati da schiacciare per le singole funzioni. Sentenzino pure i detrattori. A me la tecnologia ha semplificato di molto il lavoro ed ancora oggi cerco, pur senza esagerare, di tenermi aggiornato. Certo, per contro c’è la corsa a fornire per primi la notizia, ma non mi dispiace giungere anche secondo, se quello che scrivo è almeno un po’ “distillato” alla vecchia maniera, ovvero pensato e non “buttato”, con un indispensabile corredo grammaticale e sintattico che non invecchia mai e che qualifica ancora un giornale!

Così oggi tra smartphone e “foto shop” tutti sono diventati fotografi provetti, con immagini da diffondere, sovente a sproposito, sui “social”; tanto fa tutto il “telefonino” ed al massimo, se l’immagine è imperfetta, la si corregge. Ma oggi se possiamo ancora contare su tante preziose testimonianze del nostro passato, lo dobbiamo ai primi fotografi, quelli che hanno operato a Piacenza dalla seconda metà del 1800 fino al primi decenni del ‘900. Poi la platea si ampliò e diventa complicato riuscirne a seguire l’evoluzione.

Così per un paio di puntate e soprattutto ripescando tante loro preziose immagini, vogliamo stavolta nel nostro blog rendere omaggio ai foto di Sidoli-2precursori della tecnica e dell’arte (termine non utilizzato a sproposito) fotografica a Piacenza. Qualcuno sostiene che il primato storico-pioneristico dell’attività fotografica piacentina spettasse ai fratelli Gregori, altri a Caldi, Lavezzi, Magnani, dimenticando che costoro vennero preceduti di circa un ventennio da Francesco Sidoli e subito dopo pochi anni da Antonio Morelli il quale gestiva un “gabinetto” in Strada Dritta (XX Settembre) al n° 2 (angolo Cantone S. Giuliano). E’ stato accertato da un reperto fotografico d’epoca, con relativa didascalia impressa a stampa in caratteri “umbertini” designante anche la sigla nominale del titolare.

Fu certamente uno dei primi che si cimentarono con le coloriture, adoperando appositi pennelli e sfumini per l’applicazione su “positivi” di acquetinte, tempere, oli diluiti nell’anilina. Con questo metodo era possibile conferire all’immagine, specie nei ritratti di qualche pomposo rango sociale, singolari effetti pittorici (fotocromatici) in momenti in cui la foto a colori era in avanzata fase sperimentale. Tale metodo di intervento manuale non era una novità, essendosi praticati fin dai primordi della tecnica fotografica. Ma fu attorno al 1890 che esso si diffuse in molti “atelier” anche provinciali, allorché l’operatore professionale si stava emancipando dalla prassi di approntare in proprie carte e lastre con emulsioni di gelatina e bromuro d’argento che erano ormai prodotte su larga scala commerciale dalle grandi industrie fotografiche, principalmente la Kodak. Nel 1888 infatti l’industrializzazione dei mezzi di ripresa e stampa aveva raggiunto notevoli livelli produttivi.

Sidoli 1906-2

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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