Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Il centro storico, isola dorata del potere economico

Così ancora una volta la vita, i costumi, le attività socio-economiche del centro storico e dei suoi paraggi urbani, l’affidiamo come di consueto alle testimonianze carpite avidamente da tante persone anziane che ho avuto la fortuna di incontrare e “catturarne” i ricordi

Abbiamo girato per vie, vicoli e cantoni della nostra città che continuiamo ad amare a dispetto di tutto ciò che ne ha snaturato l’humus originario, ma suppongo che siano avvenuti gli stessi mutamenti per grande parte di quelle del nostro “bel paese”. Il drammatico (il termine va comunque interpretato in un’accezione meno cruda) sta nel fatto che per decenni i cambiamenti sono stati più lievi, a volte impercettibili, poi quasi improvvisamente, dagli anni Settanta, sono stati molto più rapidi e la società si è rapidamente rimescolata. Usi e costumi sono diventati diversi, la gente è mutata, il modo di rapportarsi pure, i costumi di vita si sono radicalmente modificati.

Ora i distacchi generazionali sono molto più brevi, mentre nel passato il passaggio era assai più cadenzato. Per questo nel trattare di avvenimenti, luoghi e persone vissute nella prima metà del Novecento, pare ci separino addirittura dei secoli. Così ancora una volta la vita, i costumi, le attività socio-economiche del centro storico e dei suoi paraggi urbani, l’affidiamo come di consueto alle testimonianze carpite avidamente da tante persone anziane che ho avuto la fortuna di incontrare e “catturarne” i ricordi, esattamente così come abbiamo scritto in tante puntate del nostro blog.

Certo qualche attività per fortuna è ancora presente, ma quasi tutto il resto è svanito. Un esempio per tutti: via Calzolai (già via Re Umberto). Pullulava di vita, di attività, di gente che vi abitava. Provate ora a percorrerla sul far della sera. E’ così per quasi tutto il centro storico, ad onta dei tentavi di risvegliarlo. Come la “bella addormentata” Piacenza è ancora in attesa del bacio di un principe. Ma tutto questo non è compito del nostro blog, anche se viene naturale la tentazione per qualche considerazione più attuale.

La vita, i costumi, le attività socio-economiche del centro storico e dei suoi paraggi urbani erano ancora nei vividi ricordi e nelle reminiscenze delle generazioni che assistettero alla scomparsa di anacronistici mezzi di trasporto sostituiti dai tram elettrici in epoca giolittiana.

Banca Piacenza storica-2

Tutte le destinazioni facevano capo al centro dove emergevano, oltre alle case gentilizie di retaggio terriero, i gruppi della nuova borghesia capitalistica imprenditoriale, i ceti medi e piccolo-borghesi costituiti dai mini-proprietari, dai liberi professionisti, commercianti, operatori aziendali impegnati a convertire la produzione delle vecchie strutture artigianali su un piano industriale; ed ancora i ceti impiegatizi di nuova formazione tecnico-burocratica.

In epoca giolittiana nacquero e prosperarono con un rispettivo status-symbol, ossia con i ruoli di vario e composito prestigio sociale, i ceti centroblog-2del “benessere” durante la “belle epoque” , in contrapposizione al tenore di vita, agra e travagliata dei popolani delle borgate limitrofe che ruotavano, quasi come satelliti, attorno al centro, fulcro del potere civico.

Come nei secoli precedenti, le principali attività istituzionali erano negli anni Venti concentrate nel centro storico (come lo sono in parte tutt’ora, certo più difficilmente raggiungibili dai cittadini) e nelle immediate vicinanze. Oltre alla sede del Municipio, si trovavano ubicate quelle della Prefettura, del Comando divisionale militare, dell’Intendenza di Finanza, della Delegazione del tesoro (ora Banca d’Italia), della Direzione delle Poste in via Garibaldi, dei vari istituti scolastici, della Camera di Commercio, della Cattedra ambulante di Agricoltura, del Consorzio Agrario, di quasi tutti gli istituti di credito, dei collegi professionali, delle associazioni benefiche, sportive e ricreative. Ed ancora: i complessi alberghieri degli hotel S. Marco, Croce Bianca, Italia, gli alberghi Cappello, Cavalletto, Due Cervi, Leon d’oro e le associazioni assistenziali Croce Rossa e Croce Bianca.

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (3)

  • Giuseppe Romagnoli  in questo suo bell’articolo scrive che “Come la “bella addormentata” Piacenza è ancora in attesa del bacio di un principe.” Auguriamoci allora che questa attesa non duri troppo a lungo, anche perché nel frattempo siamo costretti a baciare un sacco di rospi, il che non è esattamente il massimo

  • Ma “svegliare” il centro è solo con i bar aventi musica tutto volume sino a tarda notte ? I venerdì piacentini pieni di gente ma con i negozi vuoti ? Un incubo per chi deve andare a letto per svegliarsi la mattina presto per andare a lavorare ? Ma per piacere ! I paragoni con il passato sicuramente non aiutano .... i bei ricordi restano ma il mondo cambia .

  • E' la storia dei CENTRI STORICI delle città italiane. Il maiuscolo indica i veri Centri Storici, non quelli intesi della Stampa/TV ecc. Sono nato in un centro storico, alcuni anni orsono, evito di tornarci perchè tutto è cambiato (tutto à l'è cangiau), in primis l'etnia dei residenti (legali o abusivi), il resto..... mancia. Abbiamo fatto la strategia del ragno....

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