Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Il collegio San Vincenzo e le sue vicende storiche

Pubblichiamo in due puntate la relazione redatta dal dottor Luca Incerti che ha chiesto ospitalità nel nostro blog “Piacenza una storia per volta”

Il San Vincenzo negli anni '20

Pubblichiamo in due puntate la relazione redatta dal dottor Luca Incerti che ha chiesto ospitalità nel nostro blog “Piacenza una storia per volta”. L’argomento inerente la storia del Collegio San Vincenzo di Piacenza non è particolarmente in tema con gli argomenti che siamo soliti trattare inerenti la “Piacenza popolaresca, ma è comunque piacevole ricordare le vicende del luogo di studio di tanti piacentini del passato. Le foto delle scolaresche di varie epoche ci sono state fornite dal prof. Maurizio Dossena attuale presidente della associazione ex allievi del Collegio San Vincenzo. 

Il conte monsignor Domenico Cigala Fulgosi, avendo sentito parlare del bene che i Fratelli delle Scuole Cristiane facevano fin dal 1836 nella città di Parma e desideroso di estendere tale esperienza educativa anche alla vicina Piacenza, inoltrò formale richiesta all’Arciduchessa Maria Luigia. La supplica fu accolta, come è testimoniato dal rapporto del presidente delle Finanze in data 10 ottobre 1843: «Premetto che, giunta la domanda fatta dal Conte Domenico Cigala Fulgosi, si apra in quella città una casa dei Fratelli delle Scuole Cristiane ed ordino perciò che dal dì dell’aprimento di essa casa in poi l’Erario dello Stato paghi per la pensione di sette Fratelli la somma annua di Lire 4200…». I Fratelli trovarono alloggio presso il tempio di S. Vincenzo martire.S Vincenzo anni 20 cortile-2

La chiesa era già officiata nei primi decenni del XII secolo, poiché Pier Maria Campi nella sua Cronaca all’anno 1123 annota: «Arduino Vescovo…ordinò che ogni anno nel tempo di tal celebrità convenir dovessero alla detta Matrice (Cattedrale) in alleviamento del carico di tanto ministero, per catechizzare e battezzare a vicenda, i Parrochi delle infrascritte Chiese:…S. Vincenzo» .  Nel 1273 passò in commenda al canonico della cattedrale Giovanni da Bussio che, viste le cattive condizioni del tempio, ne propose la riedificazione: «In Piacenza essendo passato all’altra vita il Parrocho della Chiesa curata di S. Vincenzo, sottoposta a Canonici della cattedrale, venne; dal capitolo di questa, per la meschinità delle rendite di quella, assegnata tal luogo in commenda a Maestro Giovanni Bussio, uno de suoi Canonici; il quale oltr’alla sofficenza della dottrina, e dè costumi, per curare bene quelle anime; come che ancor era molto dedito alla pietà, et abbondante di sostanze terrene, non solamente intendeva rifare in breve da fondamenti la Chiesa, che rispetto alla fabrica stava in malissimo termine…» . I lavori iniziarono nel 1278: «In toto essendosi in Piacenza dato principio dal canonico Gio. Bussio a far cavar i fondamenti, per erigere S. Vincenzo Martire un nuovo Tempio in luogo del già decaduto; alli quattro d’Aprile in lunedì vi pose solennemente il Vescovo Filippo la prima pietra, c’haveva l’ingresso verso Ponente, e situata quasi a mezzo del vicolo, detto di S. Vincenzo, cioè di rincontro al portone del secondo claustro di S. Antonino, insieme cò i suoi edificii, e case per uso del Rettore, e ministri di quella, e col recinto annesso d’uno spazioso giardino, che tutto dalla porta laterale del cimitero della nuova chiesa d’hoggidì infin al capo dell’angolo di detto giardino lu(n)go lo stesso vicolo caminava a mezo giorno, e voltava dipoi, si come tutt’hora a Leva(n)te» . Come molte altre chiese era soggetta al patrocino di una famiglia nobile alla quale spettava il diritto di eleggere il rettore, S. Vincenzo era nella giurisdizione dei Porta . Nel 1571 viene ceduta ai Teatini:«E perchè la nuova Chiesa, che veggiamo nei nostri giorni trasportata in altro sito non è né Parrocchiale, né sottoposta alla matrice Basilica, convien qui brievemente soggiungere, che l’antedetta Chiesa vecchia in quella forma, e stato per tre secoli poscia rimase, essendo governata mai sempre, come Rettoria curata da Preti secolari infino all’anno 1571. nel quale concessa fù, come vacante (levatane prima la cura dell’anime, che fra le vicine parochie si riparì,…) insieme con i suoi edificii, e giardini à Padri Teatini» .  I padri sotto la guida di Andrea Avellino, dopo essersi insediata nella chiesa duecentesca, gettarono le fondamenta ed edificano il nuovo tempio, che ancora oggi è possibile ammirare. I lavori iniziarono il 22 marzo 1595: «In Mercore santo, fu posta la prima pietra della Chiesa di Santo Vincenzo; et li messero doi fiaschi, uno d’oglio, et l’altro di vino» e la chiesa venne inaugurata il 29 giugno 1612: «(Monsignor Vescovo Rangone) recò il santissimo dalla Chiesa vecchia et processionalmente lo portò alla nuova, et vi disse la prima messa con gran concorso di tutta la città» .   I Teatini abitarono il convento di S. Vincenzo fino al 13 settembre 1810, quando vennero scacciati per volere di Napoleone I, in seguito allo scioglimento dell’ordine teatino, la chiesa e l’annesso convento furono incamerati dal governo, che lì aggiudicò a B. Rossi per L. 27.060.  Lanati, canonico di S. Antonino, la comperò dal Rossi insieme con gli edifici che la circondavano e nel 1822 ottenne da Maria Luigia di poterla riaprire al pubblico. Alla morte di Gaetano Lanati, la chiesa passò in eredità al fratello Angelo che, per testamento, la lasciò al conte monsignor Cigala nella speranza che quest’ultimo si sarebbe preoccupato di farla officiare.

Monsignor Cigala decise di destinare l’ex convento dei Teatini ai Fratelli delle Scuole Cristiane, ma gli spazi erano troppo angusti. Grazie all’aiuto finanziario della contessa Amalia Antonietta Marazzani fu possibile comprare dal Demanio ducale l’intero fabbricato e l’orto annesso. Il convento versava in pessime condizioni per la non curanza dei primi proprietari, che ne avevano già abbattuto una parte per ricavarne materiale da costruzione. Il conte a proprie spese lo fece ristrutturare ed adattare a scuola, provvedendo anche all’acquisto degli arredi e del materiale didattico. Terminati i lavori nell’autunno del 1843, finalmente fu possibile ospitare i Fratelli.

L’Ordine, teorizzato da Giovanni La Salle, venne approvato da Benedetto XIII con bolla pontificia del 25 gennaio 1725, nella quale emerge la sensibilità della chiesa per l’istruzione e l’educazione della classe povera. Come si può notare nel seguente passo: «In adempimento dè nostri doveri, dice il Papa, noi curiamo costantemente che siano eseguite le pie intenzioni dè fedeli, specie allora ch’essi fondano degli istituti che abbiano per iscopo l’insegnamento delle belle lettere e l’istruzione dè giovani poveri che intendono studiare per utilmente coltivare il campo del Signore e diffondere sempre più le fonti della sana dottrina e della vera sapienza. Per questi motivi, noi confermiamo ogni volta di gran cuore i regolamenti di somiglianti istituti onde possono stabilmente sussistere e durare in perpetuo…  Il pio servo di Dio, Giovanni Battista De La Salle, tocca di compassione alla vista degli innumerevoli disordini che provengono dall’ignoranza, sorgente di tutti i mali… fondò per la gloria di Dio e il vantaggio delle classi operaie, col beneplacito della Santa Sede e sotto la protezione del santissimo fanciullo Gesù e di San Giuseppe, un istituto che porta per titolo: I fratelli delle Scuole Cristiane. Questo Istituto, fecondo delle benedizioni del Cielo, s’è steso nelle Diocesi del regno di Francia… e noi, per la nostra apostolica autorità, ne approviamo e confermiamo le regole e diamo alle stesse forza di legge».

Via S Vincenzo antica-2In Italia i Fratelli delle Scuole Cristiane si stabilirono in Piemonte, dalla Casa Madre posta a Torino dipendeva la casa che i discepoli di De La Salle il 10 novembre 1843 fondarono a Piacenza. Nel Collegio, che ospitava alunni delle scuole primarie e secondarie, venne conferita notevole importanza alle discipline ritenute più adatte a soddisfare i bisogni dei tempi, quali la calligrafia, l’aritmetica applicata ai commerci, la contabilità e la tenuta dei registri. Apparve presto evidente la necessità di un tipo di scuola a indirizzo tecnico-pratico, ancor quando da parte dei pubblici poteri non si era provveduto ad una sentita necessità di rinnovamento nel campo degli studi.

Maria Luigia ebbe sempre grande compiacimento nell’opera del conte Cigala, così pure i Borbone dimostrarono tutto il loro interessamento con frequenti visite e presenziando a quasi tutti i saggi di fine d’anno.

I moti del 1848 non fermarono l’attività dei Fratelli, malgrado la battaglia condotta sulle colonne del «Tribuno», periodico ad indirizzo radicalmente democratico, che associava nella medesima condanna Gesuiti e Fratelli delle Scuole Critiane considerandoli reazionari. Il Governo provvisorio di Piacenza, temendo disordini, fece sorvegliare il Collegio, ma la popolazione si dimostrò solidale con i Fratelli. Astiosi furono i rapporti tra l’autorità scolastica pubblica (Magistrato agli Studi) ed i Fratelli, poiché questi beneficiarono del deprecato governo borbonico. Il Collegio fu sempre in buoni rapporti con la cittadinanza, tanto che con delibera dell’Anzianato del 22 luglio 1852 si dispose di erogare al S. Vincenzo una somma per provvedere ai premi di fine anno, poiché i Fratelli si occuparono con molto zelo e pubblica soddisfazione a istruire i giovani scolari.

Nel 1859 il Collegio corse il pericolo di una nuova occupazione. Nel 1862 il Governo tolse ai Fratelli la pensione di L. 5.500, così che la scuola parve destinata a chiudere, nonostante la difesa calorosa che ne fece il prof. Sforza in Municipio. Si formò una commissione che si impegnò nella raccolta di offerte per il mantenimento di quattro classi gratuite e monsignor Cigala Fulgosi suggerì ai fratelli di aprire nell’istituto un semiconvitto, dove le famiglie potessero, mediante il pagamento di una retta, collocarvi i propri figli. L’abile gestione del conte riuscì a risanare i problemi economici della scuola, tanto che nel 1894 si celebrarono con feste solenni il 50° dell’arrivo dei Fratelli a Piacenza.

Nel 1906 durante il direttorato di fratel Bonifacio fu iniziato il convitto, cioè si offrì alle famiglie la possibilità di affidare ai Fratelli i ragazzi che frequentavano le scuole pubbliche.

Nell’ottobre del 1911 il direttore fratel Agostino, a seguito di insistenti domande, ottenne dai superiori della congregazione, nell’ottobre 1911, l’approvazione di un progetto comprendente otto aule scolastiche su due piani e un sotterraneo. Questa nuova fabbrica doveva essere edificata su una parte dell’orto prospiciente via S. Vincenzo (ora via G. Bruno). Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati a Luigi Bertola e furono terminati con l’inizio dell’anno scolastico 1912 - 13.

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L’aumento della popolazione scolastica e il nuovo convitto, determinarono una nuova penuria di spazi, tanto che nel 1914 si decise la costruzione di un altro padiglione, che facendo testata al fabbricato costruito nel 1912, doveva distendersi per circa 37 metri lungo via Gaspare Landi. I lavori affidati a Luigi Bertola, malgrado lo scoppio della guerra, furono terminati nel 1915, così che fu messo a disposizione degli allievi un gran salone a piano terra e un unico dormitorio al primo piano. A distanza di pochi anni si sentì la necessità di locali atti ad alloggiare i sempre più numerosi studenti dei corsi medi. Vennero proposti vari progetti ma nessuno, per difficoltà di vario genere, fu possibile attuare. Si decise trasformare il salone dei divertimenti in dormitorio, così che le riunioni e le feste scolastiche si fecero nell’angusto corridoio delle celle al primo piano del convento. 

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • adesso le scuole paritarie, anche quando sono rette e gestite da miliardari, sono quasi tutte lì a “succhiare” soldi pubblici, ma un tempo si direbbe che ci siano stati certi nobili che hanno “cacciato” direttamente i loro soldi per consentire la nascita e il funzionamento di alcune scuole. Infatti, come si legge qui sopra, fu grazie all’aiuto finanziario della contessa Amalia Antonietta Marazzani che fu possibile comprare l’intero fabbricato, e fu poi grazie al conte Domenico Cigala Fulgosi che fu possibile ristrutturare il fabbricato per adattarlo a scuola. Inoltre, fu ancora grazie al conte Domenico Cigala Fulgosi che fu possibile dotare il fabbricato degli arredi e del materiale didattico. Mi sembra che certi boriosi signorotti dei nostri giorni (i quali hanno in genere il “braccino” corto corto) avrebbero molte cose da imparare da certi nobili dei tempi passati

  • Una scuola che cercava di formare nei giovani anche un'etica civile.

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