Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Il primo leggendario volo sulla nostra città

Sono ormai trascorsi oltre cento anni da un avvenimento storico per la nostra città: il primo volo di un aeroplano nel cielo di Piacenza, svoltosi alla fine del marzo 1911 nella scomparsa Piazza del Castello. Il campo d’aviazione sorgeva all’incirca nella zona detta del Poligono a Borgotrebbia; su quest’area verrà costruita successivamente la caserma “Artale"

Giuseppe (Pipòn) Rossi di Carpaneto, il primo piacentino “volante”

Sono ormai trascorsi oltre cento anni da un avvenimento storico per la nostra città: il primo volo di un aeroplano nel cielo di Piacenza, svoltosi alla fine del marzo 1911 nella scomparsa Piazza del Castello. Il campo d’aviazione sorgeva all’incirca nella zona detta del Poligono a Borgotrebbia; su quest’area verrà costruita successivamente la caserma “Artale”. Si celebrava allora il 50° dell’Unità ed il Comitato promotore (presidente ing. Bassi, segretario il Conte Scotti) con la collaborazione della scuola dei Tecnici di Pordenone, aveva invitato due piloti d’eccezione: l’asso Umberto Cagno ed il suo allievo Giuseppe (Pipòn) Rossi di Carpaneto, il primo piacentino “volante”. 1923 - Mussolini al Poligono-2

La sua biografia era stata tratteggiata da Gaetano Cravedi, giornalista sportivo, nella sua monografia dedicata alla storia dell’aviazione piacentina. Era pioniere, combattente, oltre che tecnico: ideò infatti il gigantesco quadrimotore P.R.B., ritenuto il più grande idrovolante del mondo. Morì nel 1957 all’età di 76 anni a Bracciano. Rossi diresse la scuola di pilotaggio di Milano; nel 1912 si guadagnò una medaglia d’argento nella guerra libica.

L’entusiasmo e l’interesse del pubblico piacentino non fu sminuito dalle avversità meteorologiche: infatti nel pomeriggio della giornata inaugurale (sabato 25 marzo) piovve e si alzò anche un vento impetuoso, ma ugualmente una gran folla speranzosa si riversò in Piazza del Castello, tutta recintata da uno steccato al centro del quale sorgeva l’hangar. Il biglietto d’ingresso per i primi posti, costava tre lire, due i secondi, una lira per i terzi.  Non mancavano ovviamente i “portoghesi” i quali partendo dalla constatazione che l’aereo si sarebbe alzato in volo e poteva benissimo essere visibile in alto, circondavano esternamente la palizzata. 

Una serie di bandiere poste sul campo indicavano secondo il colore, la possibilità meteorologica del volo. Un tentativo di Cagno a quattro metri d’altezza fu subito interrotto: le raffiche squassavano troppo il “Farman” di legno e tela; l’attesa fu lunga, ma finalmente verso le cinque smise di piovere, anche se il vento non cessò. Cagno volle provare ugualmente. L’apparecchio riuscì ad alzarsi da terra, fece un balzo attraverso la piazza e scomparve.

Ma il volo fu breve: il “Farman” era atterrato in un prato di proprietà del sig. Sgorbati, dietro l’Ospedale militare, subito circondato da un nugolo di curiosi. Cagno, abbandonato l’apparecchio, tornò di corsa in Piazza del Castello per rassicurare la moglie e gli spettatori. Alle 18.30 quando il campo era già mezzo sfollato, un nuovo tentativo: si alzò ad una quota di cento metri e ritornò, con un perfetto planè, davanti all’hangar. Poligono-2

L’indomani, domenica 26, altro cimento, cui avrebbe partecipato anche Rossi di Carpaneto. Nel pomeriggio, alle 16, la Piazza era gremita di folla. Erano presenti tutte le autorità, le signore sfoggiavano eleganti toilettes, suonava la banda municipale, la giornata era splendida, ma c’era ancora molto vento, nemico giurato degli aviatori di allora, per la grande leggerezza dei velivoli.

Nei primi posti si parlava di moda; graditissimo l’arrivò del tenore Cristalli che si intrattenne cordialmente con i due piloti. Finalmente dopo due ore di attesa, Cagno decise di sfidare il vento: dall’estremo angolo della piazza, l’apparecchio si staccò dal suolo, puntò diritto verso il cielo, s’innalzò a 80 metri, girò largo sui campi dietro l’Arsenale e ritornò atterrando impeccabilmente fra gli applausi frenetici della folla.

anni 30, l'avio rimessa poligono-2Venne poi il turno di Rossi, ma il vento si era fatto più impetuoso e l’esperto Cagno lo consigliò di aspettare. Rossi non volle però deludere i compaesani venuti ad applaudirlo e rischiò: l’apparecchio si alzò fino a quaranta metri, una raffica lo fece sobbalzare in modo impressionante, ma la maestria del pilota sorresse l’aereo che si innalzò fino a 50 metri. Il pubblico applaudì entusiasta, quando una nuova raffica inghiottì il velivolo che di colpo “scivolò” verso il tetto della Direzione d’Artiglieria. uno dei primi voli-2

Il “Forman” venne giù con il muso, un alettone posteriore urtò l’edificio, ma il pilota riuscì ancora a raddrizzarlo in parte, toccando terra con un gran tonfo. Rossi fortunatamente fu solo leggermente contuso ed uscì da solo zoppicando dal groviglio del velivolo.

Finalmente nella giornata del 1° aprile il pilota istruttore Cagno effettuò, con una bella giornata di sole, riuscitissimi voli compiendo ardite evoluzioni sulla città a circa 100 metri di altezza suscitando grande ammirazione. Il giorno dopo, completamente ristabilito dal precedente incidente, Rossi si prese una bella rivincita volando a lungo, applaudito e festeggiato dai suoi concittadini. Per l’occasione il Comitato promotore fece stampare due cartoline di cui una a colori che rappresentavano due aerei che solcavano il cielo di Piacenza.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • E' l'aviazione di altri tempi, quella finita con le aerobrigate, a Cameri avevamo "i Lancieri Neri", in cui il pilota era il conducente del velivolo. Era l'aviazione degli F86, dei Vampire e dei G91, valeva l'uomo e non la tecnologia. Ah, rimembranza acerba.

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