Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

La storia del Collegio San Vincenzo dal 1920 ai giorni nostri

Negli anni '60

Nel primo dopoguerra la situazione non fu facile, poiché molti locali furono requisiti dall’autorità militare: la chiesa di S. Vincenzo, la canonica e il salone vennero adibiti a magazzino. Quando vennero sgombrati, i locali si presentarono in condizioni pessime per mancanza di manutenzione. Fratel Ippolito, nono direttore del Collegio, dovette provvedere ai restauri ed ancora una volta si affidò all’aiuto e ai consigli dell’ingegner Bertola.

Nell’anno scolastico 1923–1924, in seguito alla riforma Gentile, il Regio Istituto Tecnico Inferiore di Piacenza fu ridotto ad un sol corso di quattro anni, ogni classe non poteva avere più di quaranta allievi. I limiti imposti dalla riforma scolastica indussero il preside a comunicare alla direzione del Collegio S. Vincenzo, che non avrebbe potuto ammettere i convittori del collegio. Fratel Macedonio d’accordo con i superiori decise di aprire l’Istituto Tecnico inferire interno, subito frequentato da 108 alunni. Nel 1926 i Fratelli poterono beneficiare del lascito Albertazzi, che dispose l’elargizione di beneficenze per L. 13.000 ed il restante patrimonio venne erogato alle Scuole Cristiane di Piacenza. Grazie al lascito fu possibile mantenere gratuitamente dall’ottobre del 1926 le tre prime classi del corso elementare, provvedimento esteso dal 1929 a tutto il corso elementare.

Il 16 febbraio del 1928 alle ore otto del mattino scoppiò un incendio nel guardaroba; malgrado il pronto intervento dell’artiglieria e dell’Arsenale, andarono distrutti il guardaroba, il corredo di 110 convittori e furono gravemente danneggiati i due dormitori. Le lezioni vennero sospese per una settimana, alla riapertura della scuola, una parte dei convittori fu alloggiata nel dormitorio del seminario e l’altra nelle scuola Alberoni. I convittori poterono far ritorno in collegio solo ad aprile. 

Fratel Abele, assunta la direzione del Collegio nell’ottobre del 1933, comprese l’assoluta necessità di classi, dormitori, servizi sanitari e di una palestra; così che propose un programma completo di sistemazione del Collegio. Anche negli anni precedenti vennero presentati alcuni progetti d’ampliamento, ma furono tutti abbandonati, perché ciò avrebbero comportato l’occupazione di una parte del cortile, che era da conservare integro.

Il progetto del 1932, avrebbe provveduto in parte al soddisfacimento delle necessità del Collegio, limitandosi ad aumentare il numero delle aule scolastiche, ma probabilmente sarebbe stato di difficile attuazione, perché il peso della sopraelevazione avrebbe costretto a fare ingenti ed imprevisti lavori di rinforzo ai muri esistenti. Non essendo possibile mettere in opera il Progetto del 1932, ma intuita la necessità di ultimare assolutamente una parte dei lavori entro l’inizio dell’anno scolastico 1934–1935, si decise di modificare il progetto così: il secondo piano venne riservato ad appartamento dei Fratelli ed infermeria del convitto; al centro della facciata, in corrispondenza dell’ingresso principale, venne innalzato un attico, che permise di mascherare la gabbia delle scale di accesso all’appartamento dei Fratelli ed al locale dei servizi sanitari; il dormitorio venne spostato nel salone del piano terra.

Si progettò il prolungamento del fabbricato del 1914 lungo via Gaspare Landi, fino agli Ospizi Civili. Il nuovo corpo di fabbrica permise di ospitare al piano terra una grande palestra o una sala dormitorio, ma anche consentire la realizzazione di una scala migliore per accedere alle aule del primo piano. Il nuovo progetto venne approvato dal Comune e dai superiori a Torino nell’aprile del 1934, i lavori procedettero con grande celerità, così che il padiglione venne finito in luglio. Il nuovo padiglione ospitava due dormitori ed un androne semi-interrato che poteva servire sia come palestra, sia come salone di ricreazione nella stagione invernale. Contemporaneamente venne iniziato il lavoro di demolizione dell’ex convento Teatino.

All’inizio dell’anno scolastico 1934 –1935 i lavori non erano totalmente ultimati, quindi si decise di ultimare l’ingresso principale, la direzione, il parlatorio, la sagrestia ed i refettori. Le classi vennero tutte trasferite nell’edificio del 1912 e ciò comportò l’esclusione dei bambini della prima elementare; i Fratelli, completamente privi d’alloggi, vennero sistemati nel piano rialzato in via Gaspare Landi. Le camerette dei Fratelli furono terminate per l’8 dicembre, così pure il piano delle nuove aule fu disponibile al termine delle vacanze natalizie. In questi anni, contemporaneamente ai lavori principali, ne vennero eseguiti altri integrativi: riapertura e pavimentazione del grande salone e rifacimento della parete divisoria (ora mobile) tra il salone e l’ex guardaroba trasformata in sala riunioni; allargamento delle finestre dell’ex infermeria, nella quale furono ricavate delle piccole stanze per gli studenti dei corsi superiori e la realizzazione di due cortili. Tra il muro di cinta verso via Landi e il fabbricato del 1914 si ricavò un altro cortile destinato alle esercitazione ginniche, si modificò il primo tratto della scala principale e si sistemò il giardinetto al piano rialzato, si trasformò la sagrestia grande in cappella dei convittori.

Al termine dei lavori d’ampliamento il collegio fu così suddiviso: l’ingresso è sovrastato da un frontale in finto travertino. Si trova nella stessa posizione del precedente, ma fu notevolmente ampliato. All’ingresso è possibile notare due porte a vetri, che portano all’atrio. L’atrio è circondato da finestre e porte, che danno accesso e luce alla direzione, al parlatorio, alla sagrestia e al corridoio dei refettori. A destra si apre il corridoio, che da accesso alle aule realizzate nel 1912.

Il primo piano: si accede ad un ampio atrio, che porta al corridoio centrale fiancheggiato da otto nuove aule destinate alle classi dell’Istituto Tecnico, alla cappella privata della comunità dei fratelli, alla saletta della biblioteca ed alle camerate del convitto. In fondo al corridoio ci sono i bagni. Al termine del corridoio sono poste due porte a vetri, ma solo una di queste è utilizzabile e dà accesso al corridoio limitrofo alla chiesa di S. Vincenzo, all’appartamento degli studenti dei corsi superiori e al salone sovrastante la cappella del Collegio. A nord si apre la scala che dà accesso all’infermeria ed al terrazzo.

L’infermeria è costituita da dieci ambienti: la sala d’aspetto, la sala per la visita del dottore, la cucina, il bagno, le tre camere, una piccola corsia che dà accesso all’infermeria e due camere d’isolamento. L’appartamento dei fratelli: è situato al primo piano, ma con accesso indipendente, si compone di quindici camere. I refettori, le cucine e i servizi: tre refettori si aprono verso il cortile, mentre le cucine e il lavatoio sono state mantenute lungo via Giordano Bruno, ai quali fanno seguito un refettorio per il personale di servizio e un altro per i forestieri, più le dispense. Il salone: Attraversando il corridoio del piano rialzato si arriva alla scala d’accesso che conduce al grande salone completamente rimodernato.

I dormitori: sopra questo salone vi è il grande dormitorio, che non ha subito alcuna trasformazione, mentre gli altri sono nel nuovo padiglione. Tra le due camerate del primo piano è posto un atrio di passaggio che serve anche come guardaroba e due camerette per gli assistenti. Sotto queste ultime è posto il dormitorio del personale di servizio. La balconata è posta all’altezza del primo piano della facciata interna tra il fabbricato del 1914 e il nuovo padiglione. Il numero degli allievi e l’attività del collegio fu in continua crescita fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando da prima le attività poterono svolgersi in modo regolare, accontentandosi che i convittori raggiungessero i locali di sfollamento ogni sera a lezioni finite, ma poi quando i bombardamenti divennero più serrati si decise di affittare il castello di Rivalta, qui rimasero in permanenza i convittori e le classi staccate. In città le scuole funzionavano e con loro anche il S. Vincenzo. I bombardamenti non risparmiarono il Collegio, infatti il 13 maggio 1944 cinque bombe ne squarciarono l’ala più recente e la restante parte rimase gravemente lesionata. All’inizio dell’anno 1944 –1945 il Collegio era nuovamente in grado di funzionare, venne ripristinata l’ala meno danneggiata grazie all’impegno del Genio Civile. Il Collegio in segno di riconoscenza, offrì otto aule al Comune per le scuole cittadine, quando queste si trovarono sprovviste di locali atti ad accogliere gli alunni.

I lavori di ricostruzione partirono nel 1948, grazie all’impegno del nuovo direttore fratel Agilberto e alla sensibilità delle Autorità Pubbliche, sotto la direzione della ditta Cella. Grande impegno fu speso nella ricostruzione del salone-teatro, luogo cardine per l’educazione dei convittori, sotto la direzione di fratel Amerigo, che progettò: la disposizione del pavimento a cucchiaio, che permise una maggiore visibilità da qualsiasi ordine di posti in platea; un nuovo impianto di riscaldamento; una razionale disposizione delle tribune, che oltre a migliorare l’estetica del locale, ne portò la capienza ad un totale di seicento posti a sedere; una nuova uscita di sicurezza che, aggiungendosi alla preesistente, permette un comodo e sollecito sfollamento delle tribune.  L’inaugurazione si tenne nell’aprile in occasione del cinquantesimo della canonizzazione e nel terzo centenario della nascita di S. Giovanni B. De La Salle.

I Fratelli delle Scuole Cristiane manterranno la gestione del Collegio fino al 1972, quando la Provincia religiosa dell’Alta Italia per scarsità di mezzi e vocazioni decretò il ritiro dei Fratelli da Piacenza. Il commiato ufficiale con la cittadinanza piacentina si svolse nel settembre del 1972 in Cattedrale. La Scuola S. Vincenzo divenne la scuola del Seminario il 18 ottobre 1972, poiché il Ministro della Pubblica Istruzione autorizzò il Seminario vescovile urbano di Piacenza ad assumere la gestione della scuola media S. Vincenzo, che era stata ceduta gratuitamente dai Fratelli con atto legale redatto dal notaio Michele Chioggia in data 15 giugno 1972.

Il trasferimento di sede comportò una massiccia serie di interventi edilizi, che trasformarono l’ala ovest del seminario in scuola media. Nel 1977 fu inaugurata la quarta ginnasio (D.M. 20 maggio 1977) e l’anno successivo la quinta (D.M. 21 marzo 1978). Il corso ginnasiale non riscosse grande successo, poiché mancava l’autorizzazione per il liceo. Negli anni Novanta i padri scalabriniani offrirono gratuitamente alla diocesi la gestione del proprio liceo. Il 16 luglio 1990 il decreto ministeriale autorizzò il passaggio di gestione e di sede del Liceo Scalabrini da via Torta 8 a via Scalabrini 67, a questo si affiancò il liceo scientifico (D.M. 18 aprile 1994). La storia di questo antico istituto scolastico, nella nostalgia e nel rammarico di molti piacentini, ha avuto definitivamente termine, prevalentemente per ragioni economiche e/o per la scarsità di alunni, qualche anno fa, lasciando, malgrado la ricca offerta formativa cittadina, un “vuoto” per tutte quelle famiglie desiderose di affiancare formazione culturale e crescita spirituale.     

A cura di Luca Incerti

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Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • Anche le opere e istituzioni della Chiesa sono soggette al "vil denaro". Il caso del mitico S. Vincenzo non è unico, ma uno dei tanti sacrificati dalla Chiesa per motivi economici. naturalmente

  • è stata davvero una disdetta che Il mitico San Vincenzo sia finito così miseramente a causa di problemi di natura economica

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