Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

La storia della Piacenza di una volta nelle cartoline della ditta Garioni

Il fondatore Giuseppe si avvaleva di un’apposita automobile attrezzata con camera oscura nella quale sviluppava sul posto i negativi per verificarne subito la qualità. Per le foto saliva sul tetto rinforzato dell’auto dove aveva piazzato un cavalletto su cui posava la macchina fotografica

L’affascinante ricerca della storia del nostro passato, soprattutto con un approccio sociologico, è assolutamente coinvolgente, soprattutto quando ami la tua città e ti accorgi, con rammarico, di quanto la sua essenza sia cambiata, svanita, stravolta nella sua identità.

Questo blog mi ha quasi costretto a riprendere un’indagine che pensavo ormai esaurita, stimolata anche da quesiti, richieste e delucidazioni da parte di molti giovani.

Per questo, ben volentieri, ho aderito alla richiesta per e-mail dei fratelli Garioni (Elena e Stefano) che mi hanno fatto notare, con estrema cortesia e senza alcuna protervia, di non aver citato, tra i fautori dello sviluppo editoriale nel ‘900, in un campo particolare quale quello delle cartoline illustrate, anche il nome di questa famiglia.

Incuriosito, mi sono recato presso l’abitazione della signora Jmara Piva, insegnante, moglie di Ferdinando, e dopo aver visto, posta in bella evidenza su un tavolo, la consistente produzione editoriale di questa piccola, ma attivissima casa editrice, ho subito compreso quanto fosse stato necessario aggiornare la mia ricerca e rendere nota la sua meritoria funzione editoriale, ovvero quella di aver fatto conoscere il nostro passato cittadino attraverso migliaia di cartoline, testimonianze che farebbero la felicità nel mondo del collezionismo e in quello particolare della cartofilia e delle cartoline illustrate.

Un’attività che negli anni si era estesa, tramite il fondatore Giuseppe, fino alle colonie italiane e poi, con il supporto del figlio Fernando, in tutta Italia.

Giuseppe Garioni era nato a Fidenza nel 1883 e si era trasferito a Piacenza nel 1905 dove, in via Legnano, aveva avviato un’attività editoriale (e di cartoleria varia) specializzata in cartoline illustrate raffiguranti monumenti, chiese ed interni, immagini sacre, statue sacre, castelli e paesi della provincia. Li realizzava avvalendosi dell’opera di fotografi appositamente contattati, oppure realizzando lui stesso le foto.

Si avvaleva di un’apposita automobile attrezzata con camera oscura nella quale sviluppava sul posto i negativi per verificarne subito la qualità. Per le foto saliva sul tetto rinforzato dell’auto dove aveva piazzato un cavalletto su cui posava la macchina fotografica per la massima stabilità dell’immagine. Viaggi quasi epici su strade sovente sterrate, per raggiungere paesini di montagna, santuari, scenari suggestivi, ma impervi da raggiungere. Una volta giunto sul luogo, saliva sul tetto dell’auto, scattava in varie inquadrature, sviluppava e, se soddisfatto del risultato, ripartiva, oppure riprovava fino ad essere contento dell’esito finale.

Oltre alle foto, per la realizzazione delle cartoline, utilizzava anche disegni e litografie di artisti locali. Per questo, considerato il successo commerciale, l’attività ben presto si era estesa a molte città del Nord Italia e persino alle colonie italiane: Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia, con immagini che ritraevano le capitali o vedute esotiche realizzate per lui da fotografi sul posto.

Successivamente, coadiuvato dal figlio Fernando (l’altro, Gianpiero, si dedicò ad altra attività), e con l’indispensabile supporto della moglie Angela Rossi che si occupava del negozio di via Legnano, aveva esteso la sua attività anche al Centro e Sud Italia. I diversi fotografi o i Garioni stessi, si recavano nelle città, quindi le cartoline erano stampate a Milano e poi commercializzate nelle cartolerie, librerie, edicole, stazioni ferroviarie. Ogni esecuzione era vagliata con la massima attenzione: si procedeva ad eseguire prototipi o le bozze di cartoline approntati per visione fra la ditta esecutrice e il committente prima della versione definitiva in stampa.

Un lavoro accurato, di grande professionalità e sensibilità artistica, coronato da una significativa affermazione commerciale che sancì il trasferimento della ditta in via Alberoni, nella suggestiva palazzina liberty di fianco alla scuola elementare Alberoni, dove il lavoro di Fernando è proseguito fino al 1994, anno nel quale si chiuse, dopo oltre 90 anni, l’attività della ditta Garioni.

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Oggi gli eredi Garioni conservano un vero e proprio “tesoretto” di cartoline di ogni tipo, cataloghi, prove, esemplari unici, che farebbero la gioia di ogni collezionista e che forse meriterebbero di apparire in un’apposita pubblicazione, a testimonianza della sensibilità artistica e della professionalità di una famiglia che ha contribuito a rendere la nostra città conosciuta in tutta Italia attraverso le vedute delle sue cartoline.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • Bellissimo ed interessante articolo. Per sapere dove andare è necessario conoscere le proprie origini.

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