Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

La straordinaria cattura degli storioni nel Po

Storie di uomini del Po e di Piacenza, vicende di solidarietà, di duro lavoro e narrazioni di un ambiente ahimè svanito sotto i colpi di un progresso, per troppo tempo sviluppatosi senza controllo. Era il giugno del 1930

L'immagine che testimonia la pesca miracolosa di quel periodo

Il Po appare oggi una remota, pallida sopravvivenza di quello che fu un grande e maestoso fiume brulicante di vita e attività lungo le sue sponde. L’industrializzazione più spinta, dalla metà degli anni’60, ed il conseguente inquinamento dei corsi d’acqua affluenti, soprattutto lombardi, ne ha compromesso ormai definitivamente l’eco-sistema che lo caratterizzò per secoli.

Sulle sue rive vissero generazioni di contradaioli che si nutrivano del suo pesce, si scaldavano con la legna delle sue boschine, trasportavano con le magane sabbia e ghiaia, mentre nella bella stagione l’isolotto Maggi diventava la “Riccione” dei piacentini. Per questo, in altre puntate, tratteremo delle borgate strettamente collegate al grande padre Eridano e di tanti protagonisti della vita popolaresca.

La storia di oggi è stata invece stimolata dalla mia partecipazione ad una cena dove ho potuto gustare una fetta di squisito storione, specie autoctona famosa per la squisitezza delle sue carni e per le uova da cui si ricava il rinomato caviale. Lo storione era presente soprattutto nel mare Adriatico, oltre che nel Po, ma a causa degli sbarramenti fluviali che impediscono le migrazioni riproduttive e dall’inquinamento, è praticamente scomparso. Oggi viene allevato soprattutto nella provincia di Brescia.

Nel Po, suo naturale alveo non se ne pescano più, anche se esiste un progetto in fase di attuazione per un corridoio ecologico fluviale per ristabilire una continuità tra i grandi laghi subalpini, il Po e il mare (Mediterraneo-Oceano atlantico) per il passaggio e la riproduzione della fauna ittica.

Uno dei punti cardine è la costruzione di due scale di rimonta ittica per la risalita e la smonta dello sbarramento della centrale, tra le sponde piacentine e lodigiane del Po alla centrale idroelettrica EnelGreenPower di Monticelli d'Ongina. Quando sarà terminato, se ne potranno valutare gli effetti. Per ora lo storione, come d’altronde tante specie autoctone, si è dileguato.

Così è stato giocoforza riandare ad una testimonianza della nostra storia minore, come fu attestata dai protagonisti (ovviamente tutti scomparsi) e da alcune emblematiche foto che ci rimandano esattamente al giugno del 1930 quando avvenne l’ultima, straordinaria pesca di oltre una ventina di storioni catturati da alcuni pescatori piacentini, tra cui Paolo Borsotti ed il figlio Mario nel tratto del Po denominato “Cascina Bosco” di Calendasco. Il suggestivo scatto fotografico ritrae la pesca straordinaria sotto il vecchio mercato coperto che sorgeva sull’area dell’attuale Palazzo Borsa.

Era tempo di fregola (periodo della riproduzione) per gli storioni e per tutto il mese di maggio alcuni pescatori, tra cui Canevari detto Brusòn e Peveri detto Cabalori, erano stati all’erta scrutando le zone di loro concessione professionale che andava dal ponte ferroviario alle foci del torrente Bardoneggia nei pressi di Castelsangiovanni. Sovente era accaduto di veder guizzare esemplari a più di un metro sul pelo della corrente.

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A dare notizia di un avvistamento di un branco di storioni a Mario Borsotti decano dei pescatori piacentini che dal 1918, per oltre mezzo secolo esercitò il duro mestiere ittico, fu un suo conoscente, un barcaiolo di Calendasco. Fu così che un equipaggio di sei pescatori suddiviso su due barche partì verso la zona. Attraccarono alla riva della radura boschiva e dopo un frugale paso alla “scartàssa”, si posero con le barche fino alla metà del fiume e qui cominciarono a stendere la rete maggiore, lunga un centinaio di metri, lasciandosi poi trascinare a valle per quasi un chilometro dalla corrente. Da esperti del fiume i Borsotti aveva intuito che la battuta sarebbe stata favorevole ma mai avrebbero immaginato che questa volta la consueta stagionale migrazione avrebbe portato una simile dovizia.

Già verso metà del pomeriggio 9 storioni, dal peso variabile tra 18 e 20 chili. si dibattevano nelle reti; quando fu tirata a riva ci volle del bello e del buono e soprattutto delle braccia muscolose per disirretire gli scattanti esemplari che uno alla volta furono tratti in barca, stretti al collo con un cappio di corda e poi posti “in viva” in una sacca d’acqua. Di lì a poco scattarono altre due battute e prima che il sole calasse dietro le boschine dell’Oltrepo’ lombardo, gli storioni catturati erano ben 18.

Furono esposti, come testimonia la foto sotto il mercato coperto (Palazzo Borsa) e quindi subito venduti: era storione giovane, fresco, delicatissimo, acquistato a 15 lire al chilo.

Ma la pesca “miracolosa” non terminò così: nei giorni seguenti il bottino superò le più rosee aspettative e furono catturati complessivamente circa 60 esemplari, venduti all’ingrosso sul mercato di Milano. Considerati i tempi durissimi per l’economia, fu un guadagno di non poco conto. Il resto del pescato di minor pregio finito nelle reti e non venduto, fu, come sovente accadeva, cucinato e messo a disposizione della borgata nelle osterie, senza nulla pretendere, se non una buona bevuta con gli amici.

Quando non era periodo di storioni i pochi pescatori professionisti che cooperavano con i Borsotti (tra cui Ettore Fraschini, Mario Pantaleoni ed altri che abitavano in Cantarana e luoghi adiacenti), andavano a pescare nelle langhe pesce di squisita carne bianca, i cosiddetti ciprinidi: cavedani, balbi, carpe, lucci, persici, arborelle e tante anguille. Quelli non venduti, servivano ad integrare l’alimentazione di tante famiglie povere della borgata o, in parte, se ne restavano, fritti all’osteria con gli amici.

Storie di uomini del Po e di Piacenza, vicende di solidarietà, di duro lavoro e narrazioni di un ambiente ahimè svanito sotto i colpi di un progresso, per troppo tempo sviluppatosi senza controllo.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • Ci siamo dimenticati completamente del grande fiume... Che vergogna a Cremona il lungo Po è tutta un'altra cosa è stato valorizzata la presenza del fiume. Qua, come al solito tutto dorme e se non dorme è pure peggio vedi parco del trebbia, ossia pallida e triste imitazione dei parchi fluviali Dell Adda eccetera. Qua si è vincolata la ghiaia e i pioppi...

  • Che bel racconto ! Mi hai fatto rivivere quei periodi. Peccato che oggi piacenza e provincia, sia completamente diversa

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