Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

La Vittorino da Feltre e la Nino Bixio: oltre cent’anni di sport sul grande fiume

Le due “sorelle” del nostro sport fluviale sono le “veterane” dell’associazionismo locale ricreativo fiorito nell’ultimo ventennio del 1800: sono infatti praticamente coeve, in quanto la prima è stata fondata il 29 novembre del 1882, la seconda, probabilmente, nel settembre 1883

“Vittorino da Feltre” e “Nino Bixio” le due “sorelle” del nostro sport fluviale, sono le “veterane” dell’associazionismo locale ricreativo fiorito nell’ultimo ventennio del 1800: sono infatti praticamente coeve, in quanto la prima è stata fondata il 29 novembre del 1882, la seconda, probabilmente, nel settembre 1883.
Non basta una semplice cronistoria per ricostruire il rispettivo “curriculum” operativo, perché i loro annali estremamente variegati e pittoreschi, non concernono soltanto i periodi che ne scandiscono la lunga marcia  costellata di prestigiose affermazioni nell’ambito dell’agonismo nautico, ma investono importanti risvolti del 
nostro costume sociale e mondano ed ebbero per scenario animatissimo il tratto di sponda del casalingo fiume cui erano (e sono) rigogliosamente radicate.
I due sodalizi, ad onta dei travagliati rivolgimenti sociali, hanno conservato parte della loro primigenia identità, che non senza qualche forzatura ideologico- sociale, si è voluta etichettare in senso classista. Ossia “Vittorino” quasi società “proletaria” e la “Nino” a connotazione borghese, di genere un po’ snob. 
Dicerie o storica artificiosità, questo poco conta per un inquadramento storico; non siamo certo qui per un’analisi censuaria o, parafrasando una celebre boutade, “a smacchiare i giaguari”: ci interessa solo la solida realtà dei fatti. Pertanto iniziamo il nostro excursus storico-sociale con la “Vittorino” rammentandone l’origine così come era stato indicato nelle cronache del tempo, riprese poi dal decano dei giornalisti sportivi il cav. Vincenzo Bertolini che fu autore della prefazione di un piccolo opuscolo fotografico dedicato alla “Vitto”.
Il popolare sodalizio fu istituito ed attivato grazie alle elargizioni finanziarie di un munifico patrizio, il conte Luigi Pennazzi di Cortemaggiore. Secondo i documenti d’archivio, nacque il 29 novembre 1882 all’insegna del motto emblematico “Volere è potere”, con il fine di costituire una società ginnica, nella quale l'esercizio fisico fosse considerato indispensabile supporto per quello intellettuale, secondo il principio di “educazione totale” propugnato dal celebre umanista Vittorino da Feltre a cui dedicarono la " Società ginnastica piacentina”
Tre giorni dopo, il 2 dicembre, fu convocata l’assemblea dei soci che elesse a presidente il conte Pennazzi e vice Giuseppe Paoletti. Nel consiglio venne inserito il maestro di ginnastica Giuseppe Benedetti.
Solo ad attività iniziata in campo ginnico-sportivo, fu quasi ovvio includere nel contesto programmatico anche il canotaggio. La penuria di mezzi economici non consentiva alla neonata “Vittorino” di attuare gli onerosi progetti in cantiere, quello ad esempio di far fronte alla costruzione di due battelline “alla veneta”. Allora il presidente Pennazzi e due abbienti consiglieri scontarono in solido una cambiale di 3000 lire, cifra rilevante rispetto al valore della moneta allora preziosamente conteggiata in centesimi.
Le due imbarcazioni di gagliarda funzionalità, furono varate eseguendo la doppia traversata del Po. Filarono lisce come l’olio, non fecero una grinza; potevano dunque ambire a prestazioni di rango particolarmente competitivo.
Il 2 agosto 1887 un equipaggio ad hoc partì ed arrivò, via acqua, a Venezia dove partecipò alle fastose regate storiche, presente il sovrano Umberto 1° con la consorte regina Margherita. Un’esibizione che non si risolse nel rito di pura e semplice presentazione ufficiale, ma che rivestì un ruolo di spicco, guadagnandosi il terzo premio della categoria.
Nel corso dell’assegnazione dei titoli fu lo stesso Umberto 1° (il sovrano assassinato a Monza il 29 luglio 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci ndr.) a consegnare lo stendardo d’onore, unitamente ad un portafoglio contenente 500 lire, dono della regina Margherita.
Era il primo consistente segnale di un cammino che si sarebbe rivelato ricco di soddisfazioni. L’impresa veneziana rinfocolò i tiepidi entusiasmi dei piacentini attratti da altri eventi e fasti mondani della “belle epoque”. Nel 1890 il numero dei soci toccò quota 600. E ciò consentì al sodalizio di sviluppare iniziative in altri settori promozionali come il ciclismo, allora sulla cresta dell’onda. Fu costruita una pista, una delle prime in Italia, a cui si aggiunse anche quella per la sezione ippica, istituita in conformità ai programmi di espansione. Ma stavolta le ambizioni risultarono sbagliate per eccesso di zelo, perché la costruzione, con annessi e connessi, prosciugò le casse del sodalizio, deluse e spense le esuberanze, costringendolo a porsi in liquidazione per carenze economiche.
Ma come l’araba fenice, la “Vitto” dopo pochi anni risorse dalle sue ceneri e nel 1905, un gruppo di attivi promotori, elesse a presidente della rinnovata associazione, l’avv. Giancarlo Porta, sotto l’insegna societaria “Canottieri Vittorino da Feltre”.
Annotò un cronista del tempo documentando le coraggiose asprezze dell’iniziativa: ”un tendaggio sulla riva destra del fiume fu la sede della risorta società”. I tempi però erano un po’ cambiati, certi settori dell’economia industriale emergevano come un fiore all’occhiello nel gran gala pioneristico. Pochi anni dopo il tendaggio fu levato ed al suo posto fu costruito il pittoresco chalet in legno su basi palafitticole, situato tra i due ponti. Era il 1908, l’anno della grande Esposizione allestita in occasione dell’inaugurazione del ponte autostradale che finalmente collegava l’estremo lembo emiliano con quello della sponda dell’Oltrepò lombardo.
In quello stesso anno, stimolati dall’onda del progresso giolittiano, i soci fecero costruire una imbarcazione dotata di 32 remi, “Miranda”. Il canotaggio era di moda nelle pratiche dello sport e del diporto turistico- padano.
Lo chalet della vecchia sede ormai scalcinato ed in condizioni di fatiscenza strutturale e funzionale, accusò gli acciacchi dell’età e le insidie delle ricorrenti piene del Po. Quella del 1926 lo aggredì riducendolo ad un relitto.
Il podestà Barbiellini capitano del Genio Pontieri cui stavano a cuore le vicende sportive ed elioterapiche, indusse l’Amministrazione municipale a costruire a proprie spese la nuova sede in muratura della “Vittorino” dotata dei necessari confort, compresa l’assegnazione di un vasto appezzamento di terreno da adibire ad “esercitazioni varie”. Fu anche l’inizio dello straordinario periodo “d’oro” negli anni che vanno dal 1927 al 1932.
(Fine prima parte)

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • Ottimo articolo, aspetto il seguito.

  • Ottimo articolo, attendo il seguito.

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