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Venerdì, 28 Gennaio 2022

Luglio 1859: parte il primo “mostro a vapore” dalla nostra stazione

Quasi 160 anni fa, ovvero nel luglio del 1859, con la partenza di un treno da Piacenza per Bologna, iniziò il declino di diligenze e velociferi e fu avviata una vera e propria rivoluzione nel settore dei trasporti

Quasi 160 anni fa, ovvero nel luglio del 1859, con la partenza di un treno da Piacenza per Bologna, iniziò il declino di diligenze e velociferi e fu avviata una vera e propria rivoluzione nel settore dei trasporti. Trattando dei servizi pubblici trainati da cavalli, già si era accennato come si stesse passando dalla fase dei progetti ingegneristici a quella esecutiva per le ferrovie. Il gran fervore degli altri stati italiani in materia di strade ferrate, indusse anche il governo parmense a “mettersi in linea” con il progresso delle comunicazioni. Alla stregua del ducato di Modena esso non potè più attestarsi su posizioni di retrovia. Infatti fin dal 1839 il Regno partenopeo dei Borbone aveva messo in attività la linea Napoli-Portici, il Granducato di Toscana (1844) la linea Livorno-Pisa, il Piemonte (1848) la Torino-Genova. castelsangiovannitrenodaTorino-2

Ad onor del vero, nel ducato parmense non si era stati con le mani in mano, perché già nel gennaio 1845 fu approvato il progetto di una ferrovia, la Parma-Piacenza la cui rete si spingeva ai confini del regno Lombardo-Veneto ed a quelli del vicino ducato di Modena dove, nei primi dell’ottobre 1847 fu affidato ad un ingegnere locale la progettazione di una ferrovia che si snodava dal confine pontificio a quello parmense, iniziando frattanto i lavori sul tracciato rettilineo Modena-Reggio. Nel gennaio 1848 il duca di Parma, Calo Lodovico, autorizzò gli studi per la rete ferroviaria che da Parma e dal confine estense giungesse a Piacenza toccando quello del regno sardo-piemontese. La questione ferroviaria era ormai una esigenza primaria negli accordi interstatali italiani. A Roma il 1° maggio 1851 venne ufficialmente annunciato che il governo austriaco aveva stipulato una convenzione (conclusa nell’ottobre di quell’anno) fra il ducato di Parma e Piacenza, il Granduca di Toscana e lo Stato pontificio, per la realizzazione di una rete ferrata che interessava i collegamenti delle regioni del Centro Italia dipartendosi da Piacenza a Bologna, via Parma, Reggio Emilia, con diramazioni a Mantova e da Bologna a Pistoia. Si era alle battute decisive. Carlo III° duca di Parma accordò con decreto del 12 settembre 1853 ad imprenditori londinesi il privilegio di costruire tre linee ferroviarie nei suoi Stati della durata di 99 anni, nonché di “coltivare e far coltivare essi soli, esclusivamente, tutte le miniere di carbon fossile che si trovavano o dovessero essere scoperte nel territorio dominiale”.

Il 4 marzo 1857 venne siglata la concessione per la costruzione e l’esercizio della durata di 68 anni, della “strada ferrata” che partiva dalla stazione di Piacenza e giungeva al confine di Castelsangiovanni. Il 6 luglio 1857 si costituì in Piacenza la società concessionaria formata dai banchieri Cantoni e Belinzaghi, dalla duchessa Giovanna Visconti di Modrone, da altri notabili del settore tecnico-imprenditoriale. La situazione politico-sociale non era però del tutto rassicurante. Al fondo del calderone ribollivano i fermenti attivi della cospirazione indipendentista. Si era nella seconda guerra contro l’Austria; Parma capitale del ducato era scossa da sommovimenti rivoluzionari.

Il 1° maggio 1859 scoppiò la rivolta armata. Due giorni dopo una vaporiera sbuffante patriottismo ed addobbata di drappi e bandiere tricolori, percorse con “giubilante sfrenatezza” il tratto Parma- Fiorenzuola. Nei giorni successivi gli austriaci batterono in ritirata ed un’ondata di delirio trascinò nel suo vortice le dimostrazioni popolari. Ma le ostilità provocarono la paralisi dei servizi di navigazione del Po; le “strade ferrate” subirono mutamenti di gestione passando all’amministrazione del Regno sardo.  Il 12 luglio 1859 la “Società delle ferrovie di Stradella e Piacenza” cedette la concessione d’esercizio ai nuovi padroni ed ai loro tecnocratiche che premevano ai confini del ducato parmense, avendo precedentemente istallato il troco ferroviario sul percorso Alessandria- Casteggio-Stradella. Il 5 settembre (come documentato dalla foto) il primo convoglio giunse tra uno stuolo di gendarmi, notabili, belle signore e popolani festanti, a Castelsangiovanni antico fortilizio occidentale della Valtidone. Il 20 ottobre il treno “risorgimentale” si spinse fino a S. Nicolò. Un mese dopo, giunse fino all’imbocco del Ponte Trebbia, ad un tiro di schioppo dalla locanda-posteria dei cavalli e di valico doganale in località Case di Rocco in auge al tempo delle diligenze ducali. Piacenza era ormai in vista.

La saldatura della strada ferrata Alessandria- Piacenza- Bologna divenne un fatto compiuto il 19 gennaio 1860 con l’attivazione del tronco Ponte Trebbia ed il capoluogo, della lunghezza di 5 Km; il 14 novembre 1862 entrò in servizio il tronco ferrato Piacenza-Milano collegando l’Emilia alla Lombardia. Ma torniamo all’estate del 1859 utilizzando i ricordi dell’Ottolenghi pubblicati nel 1930 in merito agli orari e alle tariffe allora praticati: “l’arrivo del primo treno o meglio la partenza da Piacenza per Bologna, fu avvenimento di somma importanza; la folla si trovava alla stazione provvisoria per godersi lo spettacolo davvero straordinario, anzi tale da far accorrere gente dalle vicine colline”. Per i mesi di agosto, settembre ed ottobre si osservò un orario provvisorio, ma con il 1° novembre ne venne adottato uno regolare. I treni erano 4, contraddistinti con i numeri 1 e 3 per il viaggio da Piacenza a Bologna e con i numeri 2 e 4 quelli di ritorno. Prossima puntata: il boom dei tram a vapore.

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