Orcesi, il piacentino che introdusse le prime “diligenze” nelle zone ducali

La nostra città, com’è noto, è da sempre stata considerata uno dei nodi stradali più importanti di tutto il Nord Italia. Ma come viaggiavano nel passato i piacentini e quali erano i mezzi più utilizzati? La storia dei primi pionieri del trasporto pubblico ci rimanda all’antico ducato farnesiano, all’epoca cioè delle leggendarie diligenze

La nostra città, com’è noto, è da sempre stata considerata uno dei nodi stradali più importanti di tutto il Nord Italia. Per questo, considerato che siamo una delle capitali della logistica e dei trasporti, dedicheremo qualche puntata dedicata a come viaggiavano nel passato i piacentini e quali erano i mezzi più utilizzati. La storia dei primi pionieri del trasporto pubblico ci rimanda all’antico ducato farnesiano, all’epoca cioè delle leggendarie diligenze. Durante il regno napoleonico in Italia (1805), la situazione dei trasporti pubblici in Emilia-Romagna dapprima caotica, fu oggetto di riforme disciplinari per migliorarla. Rigorosi editti e decreti di polizia vietarono “il corso veloce dei cavalli e carrozze in tutte le strade pubbliche” minacciando gravi sanzioni a carico dei trasgressori, specialmente “di quei cocchieri che compivano sfrenati tornei nei centri urbani, aizzando in furiose sarabande i loro “destrieri” da stanga, causando panico e scompiglio fra i pedoni, provocando spesso incidenti drammatici e funesti alle persone”. il tariffario di Orcesi-2


Si provvide inoltre a coordinare la rete dei trasporti infraterritoriali, migliorandone la funzionalità dei servizi e dei veicoli. Nell’agosto del 1810 per esempio, furono stabilite forme e dimensioni degli assi dei carri e delle vetture. Si programmò e stimolò l’istituzione di enti e società idonee ad assumersi l’appalto di linea. Su tutta la rete italiana il traffico delle diligenze e delle carrozze aumentava ed anche negli stati parmensi si registrò un nuovo fervore di iniziative. Il primo impresario che riuscì a farsi assegnare il servizio di “diligenza” nel ducato, fu il piacentino Luigi Orcesi. Il 15 novembre 1816 egli ottenne infatti la “privativa” per il trasporto delle persone da Parma e Milano. La sua impresa dovette ricevere buoni frutti se, due anni dopo, chiese ed ottenne di attivare analogo servizio locale tre Parma e Piacenza.
Frattanto “per graziosissima concessione di Sua Maestà l’Augustissima Sovrana Maria Luigia d’Austria”, nel luglio del 1820, “l’Impresa generale delle diligenze e messaggerie” del Regno Lombardo-Veneto, fu autorizzata a raggiungere Piacenza.


Dal canto suo l’Orcesi provvide ad ampliare ulteriormente i servizi appaltati. Nel gennaio 1821, grazie alla funzionalità dei suoi “legni” (così si chiamavano allora le carrozze adibite ai lunghi viaggi), potè accorciare i tempi di percorrenza riducendo a sette ore i tragitti fra Piacenza e Parma, fra Piacenza e Milano. Nel 1824 il Granducato di Parma e Piacenza si fece promotore di un aggiornato regolamento di servizio per le Diligenze, analogo a quello in auge nel Lombardo-Veneto, con l’aggiunta di alcuni articoli concernenti il proprio territorio. Nel suo interno si chiariva che “se i viaggiatori partiti da Piacenza arrivano alla Trebbia nel momento in cui è impedito di transitarvi, volendo attendere sul luogo, pagheranno la fermata dei cavalli di posta all’albergo Case di Rocco e se vogliono retrocedere alla città, dovranno soddisfare al Mastro di posta di Piacenza il prezzo di una corsa”. Medesimo regolamento per coloro che giungevano da Castelsangiovanni. Con queste disposizioni disciplinari il servizio venne ulteriormente liberalizzato, consentendogli di effettuare coincidenze anche con le linee degli altri stati confinanti: il passaggio dalla società “del passo” alla “civiltà dei trasporti”. Ottolenghi lo studioso che si occupò di questo argomento, ci fa sapere che l’impresario Orcesi dipendeva dal Direttore delle poste. Oltre a vari obblighi, egli aveva precisi diritti. Tra i doveri il trasporto gratuito di pacchi o valigie da e per gli uffici postali; tra i diritti, l’esenzione dal versare allo Stato qualsiasi somma incassata per il trasporto di persone e mezzi.


Con il trascorrere del tempo le “corse ordinarie” non bastarono più; i “legni” non tenevano il passo con i nuovi tempi ed il loro ritmo di corsa era ormai diventato anacronistico; i viaggiatori sentivano il bisogno impellente di mezzi di trasporto più rapidi. Spettò ancora ad Orcesi il merito di escogitare ed attuare un mezzo di trasporto speciale che chiamò “Velocifero”.  L’Ottolenghi lo descrive:” una vettura a tre scomparti e su molle, discretamente comoda trainata da quattro o sei cavalli. Partiva da Piacenza tutti i giorni con orari “indeterminati”: di buon mattino, ad ore imprecisate, cosicché i viaggiatori erano costretti a presentarsi magari tra le cinque o le sei, mentre il “Velocifero” cominciava la sua corsa al galoppo magri alle 7 o alle 8. Già allora i pendolari dovevano armarsi di pazienza! Orcesi il velocifero-2

Ma anche il velocifero di Orcesi, con gli anni divenne obsoleto e fu sostituito con “Malleposte”; la sua fine fu poi decretata (ne tratteremo) dal progetto di strada ferrata elaborato da ingegneri milanesi ed approvato dal governo ducale nel dicembre 1847, fin che un bel giorno si venne a sapere che erano terminati. Il 20 luglio i piacentini poterono leggere un manifesto dove si annunciava che “tra pochi giorni sarà aperto al pubblico il tronco della strada ferrata che unisce la città di Piacenza a quella di Bologna.  Irrompeva, come vedremo, sul nostro territorio, il “bello,orribile mostro” cantato dal Carducci.  Il “Velocifero” del pioniere Orcesi fu così declassato dal “Superveloce”  trainato stavolta da “cavalli a vapore”.

Orcesi, il piacentino che introdusse le prime “diligenze” nelle zone ducali

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