Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Piacenza e la Grande Esposizione del 1908: il Re in Municipio

Successo strepitoso dunque della grande Esposizione. Ma il clou doveva ancora arrivare con la visita del Re Vittorio Emanuele III. Ecco cosa riportano le cronache dell'epoca

Successo strepitoso dunque della grande Esposizione. Ma il clou doveva ancora arrivare con la visita del Re Vittorio Emanuele III.  Così il cronista dell’epoca ci riporta a quei momenti. “13 agosto. Ieri il pallone frenato iniziò le ascensioni  che si effettuarono senza incidenti. Molti assistettero a questo divertimento nuovo, emozionante. La prima ascensione venne effettuata dal dottor Guindani, dall’Ispettore delle Guardie Cagnoni, dal maresciallo della Croce Bianca Zucca e da un collega di Libertà, Pagani. La seconda giornata di corse al trotto riuscì benissimo”. esposizione4-2

“19 agosto. Sempre  animata, sempre frequentata l’Esposizione. Gli espositori ritardatari stanno ultimando le loro mostre e presto tutto sarà completato. Con l’intervento delle autorità cittadine ieri venne inaugurato l’Acquario. L’interessante mostra venne preparata dal rione piacentino. E’ bella e lascia in tutti un’impressione buonissima. I sotterranei sono completamente trasformati in una grotta illuminata a luce elettrica, i 23 serbatoi sono suddivisi dai variatissimi tipi di pesci che popolano il Po, dal più piccolo al più grosso, lo storione.  La  mostra viene completata da un migliaio di svariati acquatici che popolano le sponde dell'Eridano, e da tanti piccoli modelli di barche che dal Monviso scendono ai punti di confluenza”.

“24  agosto. Due medaglie vermeille, tre  medaglie d'argento, quattro medaglie di  bronzo. Alla corsa podistica sono iscritti Alfredo Ballotta, Mario Agosti,Vincenzo Bertolini, Alberto Vermi, Luigi Schiavi, Mario Roveda, Umberto Zilio, tutti di  Piacenza. Tutti partono in gruppo serrato. Durante i lunghi giri molti si ritirano. Infine arrivano: l° Alfredo Ballotta della "Salus et Virtus", 2° Eros di Lodi,  3° Nemo, 4° Vincenzo Bertolini. Divertente l'innalzamento della  mongolfiera "Bologna" sulla  quale era, al trapezio, l'aeronauta Carsoli, che eseguì difficili, pericolosi esercizi. Il nostro giovane Re, pur  partecipando a tutte le ardite iniziative commerciali e politiche della nazione, ha dimostrato di tenere in onore le feste rigeneratrici del carattere e della forza, ed è perciò che da Torino aveva accettato con compiacimento, in vista del suo arrivo, il patronato del nostro Concorso ginnastico. La  musica "Città di Piacenza" diretta dal prof. Marandolani svolse in modo superiore ad ogni elogio un ben scelto programma e si meritò applausi”.

“9 settembre. Circa alle 16 ebbe luogo l'imponente corteo e la sfilata di tutte le  squadre ginnastiche. Vi parteciparono ben 200 società con 200 bandiere e 10 Corpi musicali. Il totale dei ginnasti che vi parteciparono, si fa ascendere a circa 3.500. Il corteo percorse Via  Cavour, Piazza Cavalli, Corso Vittorio Emanuele e Viale  Castello. Fu grande l'entusiasmo della popolazione. Applauditissime le squadre di Trento,Trieste, Monaco, Bellinzona e tutte le squadre femminili”.

“20  settembre. Con l'intervento del Re s'inaugura oggi, benché non terminato, il   Ponte che riunisce la sponda emiliana a quella lombarda. La lunghezza totale è di  metri 604,80. Alcune fondazioni dei piloni furono spinte fino a  mt. l 0,50 sotto lo  zero dell'idrometro, e queste fondazioni poggiano su un banco di argilla azzurra. Il piano stradale si trova a mt.17 sopra lo zero dell'idrometro e a mt.15,50 sopra il  pelo comune dell'acqua. Gli studi furono eseguiti dagli uffici tecnici delle Province di  Milano e Piacenza. Venne scelto il progetto dell'ufficio tecnico di Piacenza a capo del  quale è l'ing. Ferruccio Gonella”.esposizione5-2

“21  settembre. Ieri splendida giornata, memorabile per la nostra città. Si calcolano più di 30.000 forestieri arrivati. Le fanfare suonavano, le strade erano tutte imbandierate. All'interno della stazione erano ammesse le sole autorità. Suonò la  musica del  49° Reggimento Fanteria che è in testa alla compagnia che fa servizio d'onore, con la sciarpa d’onore che il Re Umberto 1° indossava alla battaglia di Custoza. Fra le autorità vi erano: il Presidente  del Senato on. Manfredi, i segretari Tacerna e Arrivabene, il questore Colonna, il Presidente della camera Marcora, i segretari Scalini e Morando, il questore Podestà, il sen. Frola, il sindaco di Torino, il senatore Ponti sindaco di Milano, i senatori tassi, Bettini, i deputati Rainieri e Cipelli, Romanini, Carmine, Fabri, Manfredi, Sacchi, i prefetti di Parma e Piacenza, tutti i membri delle deputazioni provinciali di Milano e Piacenza, le autorità politiche e militari della città. Alle 9,40 entra in stazione la macchina staffetta. Il treno reale giunge dal Piemonte alle 10. Il campanone del Gotico suona l’arrivo del Re. Suona la banda reale. Vittorio Emanuele III° scende e prende posto in landeau insieme al Ministro Bertolini, al sindaco e al generale Brusati, seguiti da altre vetture. Preceduto da un drappello di carabinieri, il corteo percorre il Viale delle Orfane (poi Viale dei Mille; era così chiamato perché vi era ubicato il primo orfanatrofio femminile voluto dal Vescovo Burali nel 1570 circa ndr.), Via Alberoni, via Cavallotti, Tre Ganasce, Piazza del Duomo, via Chiapponi, via S. Antonino, Corso Vittorio Emanuele e giunge in piazza Cavalli. Il Re entra in Municipio dove è schierato un drappello di  militi della Croce Bianca.  È condotto nel gran salone dove l'attendono le rappresentanze, gli invitati, e molte  signore. Il sindaco gli porge il saluto. Dal segretario comunale Marchetti viene letto l'atto col quale si inaugura  il restauro della sala del Municipio. Indi il corteo lascia il  Municipio e si  avvia verso il Po le cui rive sono gremite di popolo.

Fra la moltitudine spiccano signore e signorine in abiti eleganti. Molti gli automobilisti. I volontari ciclisti sparano colpi di moschetto. Il Re prende posto sulla tribuna ed ha luogo la cerimonia inaugurale. Parlano diversi Ministri. Dopo i discorsi il Sovrano scende e si avvicina ad un artistico tavolinetto sulla quale è deposta una pergamena che firma, poi si reca all’entrata del ponte dove è steso un nastro di seta e scioglie il nodo nel mezzo. I cannoni sparano a salve. Percorrono il ponte fino al terrapieno lombardo, poi ritornano in automobile. Intanto incomincia la crociera motonautica. Il re in landeau ritorna in città e si reca in Prefettura. Sono le 13. Si ritira nell’appartamento a lui riservato e vi sosta fino alle 15. Alle 16, sempre in vettura si reca a visitare il Ricovero Cronici al Vittorio Emanuele II. Si reca poi a visitare l’Ospedale Militare e la Grande Esposizione. 

Si  sofferma  nel  padiglione dell'Industria  e ammira l'impastatrice meccanica della ditta Meschini di Gallarate. Si inoltra      nel padiglione dell'Agraria e dell'Automobile,  passa quindi allo Stadium nel quale sono allineati i camion e gli omnibus che  partecipano al Circuito del Penice. Visita infine la Mostra del Po e si sofferma per  un'ora  perché l'esposizione lo interessa vivamente. Alle 18 il Re è accompagnato alla  stazione. Il treno reale parte e fa sosta a Pontenure dove  il Sovrano pernotta”. La Grande Esposizione si chiuse il 4 ottobre. Piacenza visse una delle pagine più memorabili della sua operosità proprio agli inizi del '900.

La prima puntata

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • Il Re Vittorio Emanuele 3° (ossia 2° d'Italia, perché il primo fu solo Re di Sardegna) non amava l'approccio col popolo, né le manifestazioni pubbliche, preferiva la caccia e la vita privata. Leggendo questi resoconti risalta il servilismo dei cronisti e dei politici dell'epoca, non diversi da quelli dei nostri giorni.

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