Piacenza, una storia per volta

Opinioni

Piacenza, una storia per volta

A cura di Giuseppe Romagnoli

Piazza Cittadella si sarebbe dovuta chiamare piazza Farnese

I nomi diversi che nel passato avevano strade, vicoli e cantoni: quarta parte

strada Levata

La richiesta da parte di un amico di conoscere quale fosse l’attuale nome di alcune vecchie strade che alla fine del 1800 avevano altra denominazione (non che io sia un “tuttologo” della storia della nostra città; è solo perché possiedo diverse antiche guide…),  mi ha ricordato che non avevo ancora terminato la rassegna (e neppure questa sarà esaustiva; bisognerebbe scrivere un volume, come ha già fatto, per esempio, Ersilio Fausto Fiorentini) sui nomi, anche stravaganti, che avevano nel passato strade, vicoli e cantoni.

Come avevo sottolineato nella prefazione alla prima puntata (le altre sono facilmente reperibili sul blog de "Il Piacenza"), per ricercare le remote origini di tante vie, sarebbero necessarie, come hanno del resto compiuto eminenti studiosi, sottili elucubrazioni etimologiche sul perché un luogo si denominasse così, per estendersi ai nomi dialettali di animali, fiori, erbe, frutti, piatti, ricette ecc. Tutto questo non è di mia specifica conoscenza; non ho adeguata preparazione in proposito perché ho sempre privilegiato ricerche di carattere storico-sociologico, optando sovente per compendiare tante testimonianze orali unite alle ricerche in archivi ed in biblioteca.

Così anche per questa ulteriore puntata del nostro blog ci soffermeremo sui nomi stravaganti o del tutto diversi che nel passato avevano strade, vicoli e cantoni, affidandoci alle guide (di cui possiedo infatti diverse copie di fine ‘800 e primi del ‘900) ed all’analisi di alcuni noti studiosi, in particolare Nasalli Rocca, Stefano Fermi, Leopoldo Cerri ed Attilio Rapetti.  

Così, senza ostentazioni erudite e soprattutto evitando eventuali dispute sui nomi, ci divertiremo ancora con un po’ di aneddotica “spicciola”, partendo da piazzetta dei Chiostri del Duomo, ovvero quello spazio cui si accede nel tratto iniziale di via Pace (che l’ha fatto suo) da non confondersi con la citata zona dei chiostri specificatamente così denominata.targa Chiostri-2

Sempre di Chiostri parliamo per quelli di S. Antonino che si snoda attorno alla basilica del patrono di Piacenza dove in età medioevale si trovava lo storico complesso claustrale. Oggi con un percorso tortuoso, sfocia in via S. Vincenzo.

Nel breve tratto c’è ancora visibile (se potesse essere ripulita e meglio protetta…) una targa di marmo datata 27 Marzo 1717 che riporta un “Avviso”, che testualmente afferma che “per ordine della Sag. Congregazione dell’Imm. Ecc. diretto a Monsig. Vesc. di Piacenza sotto li 27 Marzo 1717  si sono dichiarate profanate queste case e siti adiacenti, come più diffusamente apparisce dagli atti della Cancellaria Vescovale il dì 15 Aprile 1717”.

Di fatto qualcuno, approfittando del diritto di asilo esteso anche agli edifici adiacenti alle chiese, lo aveva sfruttato per ospitare probabilmente malfattori e prostitute. Per conferma (chi ne avesse desiderio) si dovrebbero consultare gli appositi atti negli archivi del Vescovado.

C’è poi Piazza Cittadella che si sarebbe dovuta chiamare Farnese, che citiamo perché è nei paraggi di Vicolo S. Sisto (ora Angilberga), ovvero quel breve tratto che conduce dallo stesso cantone a Piazza Cittadella, sfociando all’imbocco con CantoneSan Giovanni Canale-2 Posta dei Cavalli che una commissione comunale del 1887 aveva proposto come Vicolo delle scuderie.

Cantone Borghi va da via Mazzini a via S. Marco e prende il nome dall’antico casato dei Borghi personaggi che furono noti giureconsulti ed alti magistrati. Ma alcune vecchie guide (Rapetti e indicatore Ziliani) affermano, senza specificare il perché, che si chiamasse Cantone della Rosa.

Vicolo delle Fornaci o Cantone Fornaci. Cosi detto perché conduceva ad un insediamento di fornaci antistanti il tratto bastionato di Porta Fodesta.

Cantone della Croce. Congiunge via Garibaldi (già via del Guasto di cui abbiamo già trattato) con il piazzale di S. Giovanni in Canale, splendida chiesa ma non troppo conosciuta dai piacentini, forse perché un po’ defilata… Deve il suo nome ad una grossa croce di ferro che fiancheggiava sul suo sfondo (oggi sostituita con una analoga), davanti alla fiancata del tempio.

Accanto alla chiesa era infatti ubicata (come ci informa Armando Siboni nel suo libro dedicato alla chiese di Piacenza) S. Maria del Tempio, fondata nel 1127 dai templari, ordine molto potente e ricco di possedimenti nella città di Piacenza. La convivenza tra templari e domenicani fu abbastanza pacifica, finché non si scatenò la persecuzione contro i primi; furono quindi proprio i domenicani a Piacenza ad intervenire, con la loro qualifica di inquisitori, ed il frate Guglielmo Cigala da Genova a requisirne i beni. La chiesa, che prospettava l’attuale piazza Tempio, ed il chiostro di S. Maria del Tempio, passarono a S. Giovanni in Canale nel 1304, andando a costituire l’oratorio dell’Inquisizione. La croce è l’unico ricordo rimasto.

Strada delle Valli. Così veniva definito il tratto delle mura che prima della demolizione e della copertura del fossato che circondava il massiccio bastione poligonale di Porta S. Antonio, correva da S. Maria di Campagna a Strada Levata (ovvero via Taverna così chiamata poiché si trova in una posizione più alta rispetto ad altre vie limitrofe come via Campagna). Tale nome lo si ritrova nelle antiche carte topografiche di Piacenza designanti la fascia bassa dell’entromura rispetto appunto alla zona alta dell’attuale via Taverna.

Chiudiamo (ma è prevista un’altra puntata) con Cantone Valverde fra via Taverna e viale Castello. Qui sorgeva il monastero detto di Valverde fondato del 1292 dalle suore agostiniane. Il monastero era situato all’angolo con via Taverna e si estendeva nei pressi di Palazzo Barattieri, in pratica dove c’è la scuola elementare.

voltone cantone sisto-2

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Piazza Cittadella si sarebbe dovuta chiamare piazza Farnese

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