Mercoledì, 4 Agosto 2021

San Giovanni, via Beverora e dintorni: i Cavalli, i “Fanalòn” e don Angelo De Martini

Una foto d'epoca in San Giovanni. Al centro il parroco Angelo De Martini

Grazie alla testimonianza che ci rese il baritono Piero Campolonghi, sempre fiero delle proprie origini popolaresche, proseguiamo con le testimonianze relative ai vari e numerosi nuclei familiari della zona ‘d San Giuvàn: ci raccontava dei Contini che avevano bottega di calzolai, di Anselmi detto “Radisa”; ed ancora della “Gigina” Malchiodi che gestiva una botteguccia di fruttivendola ed era sovente, per la sua bonacciona indole popolaresca, bersaglio quotidiano dei furtarelli degli “scugnizzi” locali; ma quando li acciuffava, non infieriva più di tanto con sermoni e rampogne, ben sapendo che si scatenavano più per fame, che per golosità voluttuaria.

gruppocoristicon Poggi2àsinDelPanno-2E come scordare le sorelle Rossi, stiratrici di romantico sapore deamicisiano, il postino Vittorio Mainardi, i Del Panno. Il ragionier Agostino, dai variegati interessi culturali, rappresentò per decenni un esemplare forse unico di cultore ed amatore delle nostre gloriose tradizioni del “bel canto” lirico; fu corista di prim’ordine legato con sensibile modestia alle vicende del melodramma di una volta, amico di Poggi, di Labò e di molti altri bravi cantanti lirici. Di lui conservo ancora un’elegante copia della “Critica della ragion pura” di Immanuel Kant. Era ragioniere nella ditta di autotrasporti di cui era dipendente mio padre Oliviero, anche lui melomane come tanti della sua generazione. Me la regalò fierissimo perché avevo ottenuto 110 e lode con una tesi in filosofia della storia dicendomi: “Questa serve più a te che a me; io ho sempre la mia musica!”

In Cantone delle Asse, a due passi dall’imbocco, brillava nelle brume euforiche del buon vino nostrano l’osteria del “Neto” Civardi con retrostante gioco delle bocce, ritrovo di gioconde brigate. Siccome le osterie spuntavano - come oggi bar e pizzerie - ad ogni tratto di cantone e di vicolo, all’angolo di via Castello aveva una propria fedele clientela quella di Calza, mentre la panetteria Cammi limitrofa a Cantone dei Montani, fu poi trasformata in officina-garage.

In quelle adiacenze avevano pure ripostiglio di raccolta e vendita gli umili straccivendoli Cavalli, uno dei quali nel dopoguerra girava per la città reclamando l’acquisto di “oro vecchio”. Qui aveva domicilio la tribù di “Fanalòn” cosiddetta perché il padre, buon uomo, faceva il lampionaio all’epoca degli ultimi fanali a gas.

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