Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

I tempi agri e giocondi ‘d San Giuvàn, Beverora e dintorni

“San Giuvàn” non può considerarsi come una sorta di appendice di via Beverora, ma parte integrante dell’estesa e spaziosa contrada che all’incrocio con via Venturini e l’attuale viale Malta (già Castello) assumeva la conformazione di una verdissima galleria d’alberi legittimandone la dizione di viale

Sulla sinistra il palazzo che attualmente ospita il comando provinciale dei carabinieri in via Beverora

Nel rustico e un po’ dimesso caseggiato detto “Casa Piovosi”, di cui era proprietario l’omonimo capomastro, fronteggiato dal mini-porticato - ricordava sempre Campolonghi - risiedevano, «oltre alla mia numerosa famiglia» (ma allora tutte lo erano), i prestigiosi imbiancatori Malchiodi, gli Zilocchi, gli Avanzi, gli Zucca, la guardia comunale soprannominato “Raflèi”, il povero cieco Celeste, i Cassinari, il futuro celebre pittore Bruno con il fratello, le sorelle e la madre Anna Labati che gestiva nei pressi della scalinata del tempio di istituzione domenicana una botteguccia di “patèra”, a livello di antiquato mobiliere povero, in comunanza con la Musetti.

rasghèiGallettoviaMaddalena3puntata-2Nelle adiacenze di Casa Piovosi operava la piccola e ingegnosa officina Schiavi, al cui interno per molti anni ci fu un magazzino di ricambi meccanici.
Il casamento degli imbiancatori Cavatorta era denominato “bastimeint” perché aveva la forma goffa di una nave edilizia, al cui pianterreno era allogato il magazzino degli attrezzi, e costituiva un vero e proprio spartiacque viario fra Cantone Molineria San Giovanni e Cantone Coglialegna. In questo duplice budello vicolare si imponeva con una sorta di decaduta sontuosità nobiliare, il settecentesco “Palazzone” affine all’edificio Gilè di Borghetto. Si trattava di una residenza animata dai nuclei familiari dei Musetti, degli Arioli, dei Molinari, dei Tavani: un luogo di vivace convivenza di schietto stampo popolaresco.
Nel medesimo Cantone Coglialegna svolgevano laboriosa attività artigianale i fornai Curotti e vi abitavano i Soprani, congiunti del celeberrimo “Cioti”, limonaio che prima di diventare popolare “macchietta” era apprezzato “battimazza” presso la fonderia Coghi e Dusi in via San Bartolomeo. In fondo al Cantone, d’angolo con via Castello, era situato un antico stallaggio adibito al ricovero di cavalli, di un brum di decoroso rango mondano, alcuni birocci di vario spasso stracittadino e campagnolo.
Ci fermiamo qui perché ci sono ancora tante figure da ricordare e le completeremo con la prossima puntata.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (1)

  • Viale Beverora della foto è ben diverso dall'odierno era più a misura d'uomo. Mi interessa conoscere le date della foto e della trasformazione in viale, per motivi di studio.

Torna su
IlPiacenza è in caricamento