Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Torrione Borghetto, palcoscenico senza più commedianti

È giusto ora recuperare, iniziando con Torrione Borghetto, un palcoscenico sul quale hanno recitato tanti umili protagonisti e rimasto poi, nel corso dei decenni, senza più commedianti (quelli dell’arte, sempre di strada). Il luogo è rimasto inalterato, ma malinconicamente svuotato

La bucataia

Durante i nostri peripli per le borgate piacentine, che si sono sviluppati con un cammino tortuoso, affidato maggiormente al caso, alla fantasia, al ricordo, ai momentanei stati d’animo, più che seguire un rigoroso percorso urbanistico, abbiamo cercato di offrire una panoramica sufficientemente esaustiva dei luoghi e delle persone più rappresentative della Piacenza popolaresca del passato.

Documentazioni scaturite dalle testimonianze orali e scritte raccolte tanti anni fa da un ancor giovane ricercatore: storico- cronista- sociologo-giornalista, ma sempre un po’ “affamato” anche di poesia; insomma difficile trovare una definizione che possa racchiudere ciòtorrione borghetto-2 che sentivo quando indagavo e scrivevo.

Inevitabilmente nell’offrire un quadro generale per ogni borgata, abbiamo tralasciato tanti aspetti e luoghi particolari che è giusto ora recuperare, iniziando con Torrione Borghetto, un palcoscenico sul quale hanno recitato tanti umili protagonisti e rimasto poi, nel corso dei decenni, senza più commedianti (quelli dell’arte, sempre di strada).

Il luogo è rimasto (uno dei pochissimi) inalterato, ma malinconicamente svuotato, neppur luogo di passaggio; qualche imbecille ogni tanto pensa bene di tracciare qualche scritta che poi viene (con calma) rimossa; l’ex Bastione, dopo i restauri, non è stato per nulla valorizzato e rimane solo un inutile e vuoto “monumento alla memoria”.

Eppure anche quel luogo oggi così disadorno, fino ai primi anni ’50, pullulava di vita nel suo quasi rustico colore ambientale; sovente erano esistenze di stenti quasi drammatici, di miseria grama, di fame spenta dal vino a buon mercato, affievolita dalla solidarietà dei vicini e dall’arte di arrangiarsi. Poi la memoria stempera la tragicità del contingente, avvolgendo il tutto in un alone quasi di sogno e l’insieme, la tavolozza, si smorza in un ricordo quasi incantato, dove anche il “pasgatt” (o pess-gatt con la dieresi sulla e per i puristi…), diventa quasi “eroe” del quotidiano,  perché la sua lotta per la sopravvivenza, come quella di tanti, assume quasi un tono di epicità.

Per la conoscenza di questa zona ho avuto tre importanti riferimenti: quello di essere stato coautore di due libri con il giornalista Gaetano Pantaleoni che vi era nato; quello di avere potuto consultare quotidianamente mio padre che aveva vissuto fino all’adolescenza all’inizio di via S. Bartolomeo e quindi a poche decine di metri dal Torrione; infine la testimonianza di alcuni anziani che avevano superato i 90 anni e che risiedevano in questa zona da sempre. Intanto poche e scarne note storiche. Le mura di Piacenza, fatte erigere a difesa della città nel XVI secolo, oltre al loro indiscusso fascino artistico, possono essere considerate fra i capolavori dell’architettura militare a cui presero parte per la progettazione veri e propri maestri nella costruzione di fortificazioni, come Antonio da Sangallo il giovane ed il Sanmicheli. La costruzione delle mura iniziò nel 1525 per volere di Papa Clemente VII (nipote di Lorenzo il Magnifico) e terminò nel 1547 sotto i Farnese. Degli oltre sei Km che circondavano l’impianto urbanistico cittadino, ne sono rimasti circa quattro e mezzo, in seguito ai vari interventi demolitori che si sono succeduti a cavallo fra l’Ottocento ed il Novecento.

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Durante il Risorgimento, Piacenza, insieme a Parma e Guastalla, era passata sotto il protettorato austriaco nel 1822, in seguito al crollo dell’impero napoleonico. Torrione Borghetto e la porta detta “del Soccorso”, furono costruiti dagli austriaci all’interno del sistema difensivo cittadino. Gli interventi austriaci di radicale ristrutturazione secondo criteri moderni, interessarono le mura farnesiane che si presentavano malandate e insufficienti per le nuove strategie militari e le nuove armi a lunga gittata, sperimentate durante le guerre napoleoniche. Ma questo nucleo serviva anche per il controllo della popolazione, soprattutto quella dei rioni più popolari, manifestamente anti-austriaci, più per indigenza che per fattori ideologico- culturali a cui erano alieni.bucataie Torrione-2

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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