Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Ulisse Bubba, il creatore del mitico “testa calda”

L’ingegner Antonio Zoni, attento e competente nostro lettore, ci ha inviato un prezioso ed esaustivo contributo che completa in maniera tecnica l’articolo pubblicato sulla Bubba

L’ingegner Antonio Zoni, attento e competente nostro lettore, ci ha inviato un prezioso ed esaustivo contributo che completa in maniera tecnica l’articolo pubblicato sulla Bubba. Lo ringraziamo per l’apprezzato apporto, di cui abbiamo però estrapolato solo una parte, tralasciando le note tecniche e la più recente attività dell’Arbos ed incentrandola solo sulla figura di Ulisse Bubba che è stato l’artefice del mitico trattore “testa calda” che ha rivoluzionato la meccanica agraria italiana.

Nel 1919,  viene costituita la Società in accomandita semplice “Pietro Bubba & C.” ed ai figli vengono assegnati ruoli specifici: Federico (46 anni) diventa responsabile del progetto delle trebbiatrici, Salvatore (41 anni) si occupa della organizzazione interna mentre Artemio (33 anni) diventa responsabile del settore legnami e falegnameria. All'inizio degli anni ‘20 entrano in fabbrica (ma non in società) anche alcuni nipoti tra i quali Tullio, Benvenuto ed Ulisse.

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Anni ’30 -  Foto di una trebbiatura di grano nella corte di un’azienda agricola. Sull’alto della trebbiatrice si notano due operai che introducono i covoni di grano nel trebbiatoio. La paglia, in uscita dalla bocca anteriore della trebbiatrice, ricade sul convogliatore della pressa imballatrice e viene fatta ricadere, da una specie di “testa oscillante”, nella camera longitudinale rettangolare del “pistone” premente della pressa. Lateralmente alla camera di pressatura si notano due operai che, introducendo nelle apposite feritoie laterali, opportuni separatori, provvedono sia a sezionare in tronchi (balle) il “filone” continuo di paglia compressa, sia alla legatura longitudinale di ciascuna balla di paglia, eseguita con due giri di filo di ferro ricotto. Ogni balla, spinta da quella “in formazione” che la precede, fuoriesce dalla parte anteriore della pressa, da dove può essere caricata (allora sulle spalle) e portata sotto al cascinale.

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Anni ’30 – Fase di trebbiatura con, in primo piano, la pressa imballatrice. Nella foto è maggiormente evidente il particolare della “testa oscillante” che favoriva l’entrata della paglia proveniente dal convogliatore, nella camera di pressatura della pressa imballatrice. Il “pistone pressa paglia”, che si muoveva longitudinalmente con un moto alternativo nella camera parallelepipeda di pressatura della paglia, faceva muovere la “testa oscillante” dall’alto verso il basso, tramite le due aste laterali a forma ricurva. Essendo all’epoca del Fascismo e della famosa “Battaglia del grano”, sulla fiancata della pressa, non a caso e con una certa evidenza, è riportato, il motto del Duce: “VINCERE”

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Trebbiatrice Bubba azionata da un trattore con motore a “testa calda”, durante la fase trebbiatura in un cascinale padano. Sulla dx, di spalle, l’ing. Ulisse Bubba

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • Ottimo articolo, ben scritto, esauriente anche storiograficamente. Alcune foto mi han fatto rivivere un bel periodo "lungo e breve, giovinezza". Oggi manca l'iniziativa e la volontà. glis

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