Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Ulisse Bubba, il creatore del mitico “testa calda”

L’ingegner Antonio Zoni, attento e competente nostro lettore, ci ha inviato un prezioso ed esaustivo contributo che completa in maniera tecnica l’articolo pubblicato sulla Bubba

Oltre alla produzione delle trebbiatrici, la “Pietro Bubba & C.” allargò il suo “campo d’azione”, progettando e costruendo i primi trattori a petrolio. Il merito di questa iniziativa è da attribuire al primogenito di Federico Bubba, Ulisse, il quale diventerà in seguito il più prolifico progettista di trattori a “testa calda” del mondo. Fin dall’età giovanile, Ulisse Bubba non disprezza sporcarsi le mani in officina ed ama i motori con una passione che non abbandonerà più per tutta la vita. Riesce bene nello studio ma già mostra di essere una "testa calda". Si arruola volontario nei bersaglieri e non ha ancora compiuto i 19 anni quando viene decorato con medaglia d'argento al valore militare. Finita la parentesi militare, frequenta il Regio Politecnico di Torino dove consegue la Laurea in ingegneria meccanica. I primi esperimenti per la realizzazione di trattori, vengono eseguiti proprio sui telai dei trattori “Case 12/20” e “Case 20/40”, che lo Stato, alla fine della guerra, aveva venduto ai privati. Tra i prototipi si ricorda un tre ruote con la singola posteriore motrice: una macchina con baricentro basso e tecnicamente molto interessante.

Nel 1924, Ulisse progetta e realizza il prototipo di un motore monocilindrico a “testa calda”, montato dapprima su un carrello come fosse una locomobile e successivamente sul telaio del trattore “Case 20/40” opportunamente accorciato. Questo è il primo trattore Bubba e probabilmente anche il primo trattore a “testa calda” italiano.

Nascono i modelli UTC3, UTC4 e UTC5 dove la sigla “UTC” rappresentava l’acronimo di “Ulisse Trattore Case” (in quanto i motori erano montati su telai dei trattori americani “Case”, opportunamente adattati), seguita dal numero identificativo della potenza del motore.

Successivamente, quando l’intero trattore venne progettato ex novo, le sigle divennero solo due, “UT”, cioè “Ulisse Trattore”, seguito dal numero del progetto.

Il progetto “1” probabilmente rimase allo stato di prototipo, mentre si concretizzarono alla fine degli Anni ‘20 il “3”, ovvero l’UT3 da 30 CV, e il “5”, ossia l’UT5, un bicilindrico da 50 CV, realizzato accoppiando due cilindri orizzontali dell’UT3.

Il progetto numero “2”, ovvero l’UT2 da 25 cavalli e quindi vicino, per potenza, al “3”, entrò in produzione solo nel 1930 per essere poi rivisto nel ’33 quando il sistema di raffreddamento “a vasca evaporante”, che comportava un consumo eccessivo di acqua, venne sostituito con quello classico con ventilatore e sistema radiante costituito da un complesso di quattro radiatori.

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Marchio aziendale applicato sui trattori Bubba

Nelle pagine che seguono sono riportate le foto dei motori “Bubba” a “testa calda” che hanno, per così dire, fatto “la storia”.

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A sinistra, il trattore Bubba UT2, a “testa calda”, monocilindrico ad asse orizzontale, a destra il trattore Bubba UT5, a “testa calda”, bicilindrico ad asse orizzontale

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Trattore Bubba UT6, a “testa calda”, monocilindrico ad asse orizzontale

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • Ottimo articolo, ben scritto, esauriente anche storiograficamente. Alcune foto mi han fatto rivivere un bel periodo "lungo e breve, giovinezza". Oggi manca l'iniziativa e la volontà. glis

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