Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Via Illica, Cantòn ‘dla Puvartà

Ci divertiremo con un po’ di aneddotica spicciola, iniziando stavolta con via Illica, meglio nota tra i piacentini, almeno molto tempo fa, con il nome di “Cantòn ‘dla Puvartà” (povertà), ovvero il vicolo o cantone che da piazzetta delle Grida sfocia in via Garibaldi

via Illica

Premetto: non è una mia specifica ed approfondita conoscenza. Ho sempre preferito ricerche di carattere storico-sociologico, ma a volte è anche piacevole scendere nel dettaglio delle curiosità etnografiche che riguardano detti, proverbi, nomi di vie, così tanto per stimolare l’interesse che a volte si coniuga anche con la bizzarria.

Così stavolta ci prendiamo una breve pausa (ed altre ce ne saranno) nel viaggio tra le borgate popolaresche e ci affidiamo alle guide (di cui possiedo diverse copie di fine ‘800 e primi del ‘900) e ad alcuni noti studiosi, in particolare Nasalli Rocca, Stefano Fermi, Leopoldo Cerri, il tutto senza pretese di scientificità etimologica, perché per questo servirebbe la straordinaria competenza dell’amico Luigi Paraboschi scomparso poco più di un anno fa, la cui figura è sempre viva nel ricordo di chi ama Piacenza. Ma anche Fausto Fiorentini ha dedicato alle vie della nostra città un apprezzato volume.

Così di tanto in tanto, senza ostentazione, ci divertiremo con un po’ di aneddotica spicciola, iniziando stavolta con via Illica, meglio nota tra i piacentini, almeno molto tempo fa, con il nome di “Cantòn ‘dla Puvartà” (povertà), il vicolo o cantone che da piazzetta delle Grida sfocia in via Garibaldi. Una via nota anche perché per decenni ospitò ben due trattorie, la “Zocca” e “Liguria”.

Gerolamo Illica (da non confondersi con Luigi Illica, librettista di opere) era un ricco mercante del XVI° secolo che per compiere opera meritoria nei confronti della comunità cittadina, stilò un testamento in cui donava quasi tutti i suoi beni, devolvendoli parte in dote a beneficio di un certo numero di fanciulle povere ed orfane di nome Illica o Banderia residenti nel comune di Vigoleno e parte da investire in una “spezieria” (farmacia) con il compito di dispensare medicinali gratuiti ai bisognosi, sovente numerosissimi in quei tempi di carestie e pestilenze.

Ci furono un po’ di traversie per la sua successiva applicazione, ma poi le cose filarono lisce con lasciti alle fanciulle; i cospicui proventi, saggiamente amministrati da un apposito comitato, consentirono alla farmacia di funzionare egregiamente, anzi permisero di stipendiare altresì due medici “fisici” e due chirurghi addetti alle visite ed alle cure a domicilio degli infermi indigenti. In quale edificio in particolare fosse ubicata per tanti anni la benefica “spazieria” non è mai stato specificato dagli studiosi; è però probabile che da essa ebbero origine i medici “condotti”. E la via fu popolarescamente denominata ‘dla puvartà.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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