Martedì, 28 Settembre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Ad oltre un anno dalla infezione si può avere ancora una buona protezione immunitaria

Lo studio dell’Istituto Zooprofilattico, dell’Ospedale Cotugno e del Ceinge di Napoli

I pazienti guariti dalla Covid -19, asintomatici, sintomatici, ospedalizzati, a distanza di oltre un anno dalla infezione possiedono ancora alte cariche di anticorpi (più stabili), capaci di proteggerli dal virus.

Lo dimostra uno studio condotto dall’aprile 2020 all’aprile 2021 sulla popolazione del Comune di Ariano Irpino (Avellino) dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, dall’Ospedale Cotugno  e dal Ceinge di Napoli,  per conto della Regione Campania.

Nella cittadina Irpina, nel 2020, interessata da un altissimo   numero di casi di Covid -19 che la portò a diventare zona rossa, l’Istituto Zooprofilattico condusse un monitoraggio a tappeto sottoponendo 13.444 residenti su una popolazione di circa 22mila abitanti a test sierologici e a tamponi. Un esperimento di sorveglianza sanitaria, simile a quello effettuato, nello stesso periodo a Vo’, nel Padovano. I Ricercatori, ad aprile di quest’anno, hanno riscontrato che la carica anticorpale  dei 750 cittadini  di Ariano  risultati positivi  l’anno precedente è pressoché stabile  e in molti casi superiore  a quella sviluppata dai vaccinati ed   altre 250 persone  protette geneticamente che non si sono mai ammalate.

La ricerca condotta su Ariano  può essere  importante per verificare  l’immunità a distanza  di tempo  dalla infezione.

Un altro elemento emerso dallo screening di massa sulla popolazione di Ariano è la positività dei bambini che hanno contratto il virus in forma asintomatica e hanno contribuito a diffonderlo come gli adulti.

“I risultati dello studio saranno pubblicati a settembre e l’evidenza scientifica – sottolineano i Ricercatori – dimostra con dati verificabili che aver avuto la malattia è garanzia di un’alta protezione immunitaria della durata di almeno un anno”.

“Bisogna considerare – ha spiegato il professor Luigi Atripaldi, Direttore del Laboratorio di Microbiologia all’Ospedale Cotugno – che gli anticorpi non sono l’unico modo con cui misurare l’immunità, soprattutto nei guariti.  Fondamentale è anche l’immunità cellulare, ossia quella che interviene con elementi che distruggono direttamente il virus e le cellule in cui si annida. Al pari della immunità basata su anticorpi, anche in questo caso si sviluppa una memoria di cui  non abbiamo traccia  nei normali dosaggi  di anticorpi  ricercati di routine”. “Esistono particolari metodiche, con kit di ultima generazione - spiegano gli esperti - che consentono di misurare  anche questa  seconda immunità, sempre tramite prelievo di sangue, tipizzando  i tipi di cellule  che compongono  l’esercito che ci difende  da  virus  ed altri microbi (linfociti T) conferendoci l’immunità”.

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