Sabato, 25 Settembre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Covid-19, l’Oms sta monitorando la nuova “variante Mu”

Una nuova variante del Coronavirus Sars-CoV-2, denominata Variante Mu è stata identificata per la prima volta in Colombia nel gennaio 2021 e identificata in 39 Paesi, Italia compresa.

Denominata ufficialmente B.1.621, possiede diverse mutazioni che indicano potenziali proprietà di fuga immunitaria” - è scritto nel Report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Anche se alcuni focolai sono stati segnalati in altri Paesi del Sud America, ed anche in Europa, per ora, la prevalenza di questa variante è in Colombia (39%), in Ecuador (13%) ed è aumentata esponenzialmente.

La diffusione a livello mondiale si attesta  allo 0,1% di tutte le infezioni globali da Covid-19.

Nel Rapporto epidemiologico, i dati preliminari hanno mostrato che la variante Mu sembra essere più resistente agli anticorpi.Si tratta della quinta variante di interesse, secondo l’OMS e sarebbero necessari ulteriori studi per esaminarla ulteriormente e da caratterizzare sotto il profilo clinico.

Al momento, le cinque varianti di interesse sono:

Eta, rilevata per la prima volta nel dicembre 2020;

Iota, rilevata per la prima volta negli Stati Uniti nel novembre 2020;

Kappa, rilevata per la prima volta in India nell’ottobre 2020;

Lambda, rilevata per la prima volta in Perù nel dicembre 2020;

Mu, rilevata per la prima volta in Colombia nel gennaio 2021.

Le quattro varianti di preoccupazione che si ritiene abbiano il potenziale per peggiorare la pandemia sono invece:

Alpha, rilevata per la prima volta nel Regno Unito a settembre 2020, individuata in 193 paesi;

Beta, rilevata per la prima volta in SudAfrica nel maggio 2020, individuata in 141 paesi;

Gamma, rilevata per la prima volta in Brasile nel novembre 2020 presente in 91 paesi;

Delta, rilevata per la prima volta in India nell’ottobre 2020, presente in 170 paesi.

A descrivere le caratteristiche della variante Mu è il professor Paul Griffin, docente di Malattie Infettive e Microbiologia Università del Queensland (Stato Australiano), pubblicate sul giornale britannico “The Conversation”.

La variante Mu ha dato vita anche ad una variante figlia chiamata B.1.621.1 che è stata rilevata in circa 20 Paesi.

In totale, sottolinea l’OMS, sono state caricate più di 4.500 sequenze di variante Mu sulla banca dati genetica internazionale Gisaid, 3.794 relative al ceppo madre (B.1.621.1) e 856 del derivato (B.1.621.1).

Questa variante, possiede una serie di mutazioni già osservate in altre varianti che hanno dimostrato una certa resistenza agli anticorpi e maggiore trasmissibilità.

Nel genoma della variante Mu sono presenti 21 mutazioni, 9 delle quali di aminoacidi, tutte localizzate sulla proteina S (Spike), sfruttata dal virus per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare l’RNA virale all’interno e dare vita al processo di replicazione che è alla base della infezione/malattia (Covid-19).

Tra le mutazioni più significative vi sono:

la E484K, una mutazione di fuga immunitaria (comune alle varianti Beta e Gamma), la N501Y (nota per  aiutare il virus  a legarsi  più strettamente  alle cellule umane, presente anche nella variante alpha) e la D614G, oltre a T951, Y144S, Y145N, R346K, P681H e D109N.

L’OMS sottolinea che i dati preliminari relativi alla variante Mu presentati al Virus Evolution Working Group evidenziano  una certa capacità nel ridurre l’attività di neutralizzazione, sia nei sieri dei convalescenti che dei vaccinati, in modo non dissimile dalla variante Beta.

Come affermato dal professor Griffin si tratta di osservazioni in laboratorio che devono essere verificate nel mondo reale sulla popolazione.

Ad oggi, sono state censite più di 900 varianti di Sars-CoV-2, molte delle quali di scarsa rilevanza.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) divide le varianti del Coronavirus Sars - Cov-2 in due categorie principali: le varianti di interesse (VOI, variant of interest) che sono responsabili di focolai in più Paesi e che presentano caratteristiche potenzialmente in grado di rendere il virus più trasmissibile, virulento e/o in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti (sia quelli indotti dai vaccini che da precedenti infezioni naturali), da tenere sotto controllo e monitorare e le varianti di preoccupazione (VOC, variant of concern), ovvero ceppi del patogeno per i quali tali caratteristiche sono state confermate dalle indagini epidemiologiche.

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