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Covid-19, uno studio Istat e dell’Istituto superiore di sanità sui decessi

In Italia, sono oltre 35.000 i decessi legati alla  pandemia coronavirus ed uno studio Istat (Istituto Nazionale di Statistica) e ISS (Istituto Superiore di Sanità) attesta quanti pazienti sono deceduti  per la Covid-19 come causa diretta. E' il risultato di una analisi di 4.942 schede di decessi inerenti a soggetti diagnosticati tramite tampone rinofaringeo positivi a Sars-CoV- 2: 3.108 (63%) sono maschi e 1.834 (37% ) sono femmine. Questa marcata differenza di genere è stata più volte riportata nei rapporti prodotti dall'Istituto Superiore di Sanità.

Nello studio, vengono approfonditi gli aspetti epidemiologici legati alla presenza di malattie che hanno contribuito al decesso, al fine di comprendere in quanti casi la Covid - 19 sia stata effettivamente la causa principale direttamente responsabile, ossia la causa primaria del decesso e quale sia stato il ruolo di altre malattie.

La causa iniziale è definita dall'OMS come la malattia o il traumatismo che ha dato inizio alla catena di eventi morbosi che ha portato direttamente al decesso. Per una corretta valutazione delle schede sono stati adottati criteri standardizzati di codifica che includono le recenti linee guida internazionali  dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della nuova malattia Covid - 19. 

Nelle schede sono certificate oltre alla Covid, quelle condizioni e malattie che hanno avuto un ruolo nel determinare il decesso.

Istat e Istituto Superiore di Sanità si sono espressi, probabilmente in modo definitivo, su una questione difficile: la distinzione tra decessi "per" coronavirus e "con"coronavirus.

La quota di persone decedute in cui la Covid è la causa direttamente responsabile varia in base alla età, raggiungendo il livello massimo del 92% nella classe 60 - 69 anni e il minimo, l'82% nelle persone di età inferiore ai 50 anni.

Tra le persone decedute e risultate positive al tampone, nove su dieci sono state vittime dirette del coronavirus, anche in presenza di altre patologie, mentre solo una su dieci tra i positivi è deceduta per altre cause.

Lo studio sulla mortalità, oltre ad indicare che l'89% dei pazienti ricoverati tra febbraio e maggio 2020 e sottoposti ad accertamento tramite tampone rino-faringeo, risultato positivo, sono state vittime della Covid.

Nel restante 11% dei casi il decesso è dovuto a malattie cardiovascolari (4,6%), tumori (2,4%), malattie dell'apparato respiratorio (1%), diabete (0,6%), demenze e malattie dell'apparato digerente (0,6% e 0,5%).

Covid è una malattia che può rivelarsi fatale anche in assenza di concause preesistenti nel 28,2% dei decessi analizzati, percentuale simile nei due sessi e in tutte le classi di età.

Le complicanze della malattia che portano al decesso sono principalmente: polmoniti nel 79% dei casi ed insufficienza respiratoria, nel 55% dei casi.

DAL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL OLTRE TREMILA DECESSI TRA GLI OPERATORI SANITARI

"I Governi dovranno essere chiamati a rispondere delle morti di Operatori Sanitari cui non hanno fornito strumenti di protezione durante la pandemia" - Lo ha dichiarato Amnesty International - pubblicando un rapporto sulla situazione a livello globale. Sulla base dell'analisi delle informazioni disponibili, l'Organizzazione quantifica in oltre tremila i Sanitari deceduti di patologie legate al Coronavirus, ma questo dato rischia di essere molto sottostimato.

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"Chiediamo ai Governi, mentre la pandemia si sta ancora diffondendo di iniziare a prendere in considerazione la salute e la vita degli Operatori Sanitari. Gli Stati non devono ripetere gli errori fatti per la mancata protezione dei loro diritti che ha avuto conseguenze devastanti" - ha dichiarato Sanhita Ambast, ricercatrice e consulente di Amnesty sui diritti economici, sociali e culturali.                                                                                 

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (1)

  • la dichiarazione di Amnesty International "I Governi dovranno essere chiamati a rispondere delle morti di Operatori Sanitari cui non hanno fornito strumenti di protezione durante la pandemia" suona come un avvertimento decisamente minaccioso, e sinceramente mi stupisce non poco che Amnesty International, con tutto il lavoro che c’è da fare nel campo dei diritti umani, abbia deciso di lanciare quella minaccia, specialmente se si legge ciò che quell’organizzazione scrive sul proprio sito “Ma Amnesty non può impegnarsi con tanta energia in favore di tutti i diritti contemporaneamente ed è per questo che l’organizzazione ridefinisce regolarmente le proprie priorità.” Questa sua nuovissima minaccia fa quasi pensare che quell’associazione abbia delle difficoltà finanziarie e perciò abbia deciso di buttarsi a capofitto nel ricco mercato dei risarcimenti

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