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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il 14 novembre ricorre la Giornata mondiale del diabete

L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono omogenei su tutto il territorio

La Giornata Mondiale del Diabete (WDD) è stata istituita nel 1991 dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF) e dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si celebra ogni anno il 14 novembre, giorno di nascita di Frederick Grant Banting, endocrinologo canadese che, con Charles Herbert Best, nel 1922 ha scoperto l’insulina, un ormone peptidico  prodotto dalle cellule β  delle Isole di Langerhans, all’interno del pancreas, la cui funzione  è quella di regolare  i livelli di glucosio ematico, riducendo  la glicemia mediante l’attivazione di diversi  processi  metabolici e cellulari.

In tutto il mondo, quasi mezzo miliardo di persone convive con il diabete: quelle italiane sono più di 3 milioni e mezzo; in crescita del 60% dal 2000 al 2019. In questo periodo, i diabetici sono passati dal 3,8% al 5,8% della popolazione totale. Una tendenza che trova riscontro a livello europeo nel rapporto tracciato nell’Italian Diabetes Barometer Report, in collaborazione con Istat e Coresearch.

L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono omogenei su tutto il territorio. Le prevalenze aumentano nelle regioni del Nord e del Centro, ma anche la Sicilia passa dal 4,3% al 6,9%. La mortalità è più elevata nelle regioni del Nord, rispetto a quelle del Sud. In Piemonte, i decessi per diabete rappresentano il 2,9% dei totali, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5%, mentre in Puglia, la media regionale è del 4,6%. Questi dati indicano una disparità nell’accesso alle cure ed ai trattamenti tra le varie regioni, ma anche tra le singole province di una stessa regione. L’incremento del diabete è spiegabile con una pluralità di motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, sedentarietà, obesità ed in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari.

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) dovuta a una alterata quantità o funzione dell’insulina che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule ed il suo conseguente utilizzo come fonte energetica.

Il diabete tipo 1 riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nella infanzia o nella adolescenza. Il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule β che producono questo ormone, è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina, detti ICA, GAD, IA-2, IA-2B.Questo danno che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali, tra i quali sono stati chiamati in causa fattori dietetici, oppure a fattori genetici individuati in una predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Quindi, il diabete tipo 1 viene classificato tra le malattie autoimmuni, cioè dovute ad una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso (autoanticorpi). Tra i possibili agenti scatenanti la risposta immunitaria sono stati proposti: il virus della parotite, il citomegalovirus , i virus Coxackie B, i virus dell’encefalomiocardite.

La terapia insulinica  può essere somministrata attraverso plurime iniezioni sottocutanee quotidiane, oppure attraverso microinfusori di insulina. Questi, sono piccoli dispositivi programmabili che permettono la somministrazione della insulina in continuo, evitando numerose iniezioni giornaliere. Per la corretta terapia del diabete è necessario il monitoraggio della concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) e da qualche tempo sono disponibili sensori che misurano la concentrazione di glucosio nei tessuti.

Nel diabete di tipo 1 di solito si assiste ad un esordio acuto,spesso in relazione ad un episodio febbrile, con sete (polidipsia), aumentata quantità di urine (poliuria), sensazione di stanchezza (astenia), perdita di peso, aumentata frequenza alle infezioni.

Il diabete tipo 2 è la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio, tra i quali: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso.

In questo tipo, la terapia dietetica, può essere associata a farmaci ipoglicemizzanti.

I criteri per la diagnosi sono: sintomi di diabete, associati ad un valore di glicemia, indipendentemente dal momento della giornata  ≥ 200 mg/dl, oppure glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl, oppure glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico.

L’Emoglobina glicata (HbA 1c) è la quota di emoglobina che si lega al glucosio.

I valori di riferimento sono:

valori normali: 20-42 mmol/mol (4-6%); valori diagnostici per il diabete: uguale o superiore a 48 mmol/mol (6,5%).

Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono in relazione alla carenza pressoché totale di insulina. In questi casi, il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo, i chetoni.

Nel diabete tipo 2, sono molto frequenti le complicanze croniche: retinopatia, nefropatia, malattie cardiovascolari, neuropatia, piede diabetico, complicanze in gravidanza, con possibili malformazioni congenite o un elevato peso alla nascita, fino ad alto rischio di mortalità.

Il 14 novembre ricorre la Giornata mondiale del diabete

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