Martedì, 26 Ottobre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Editing genetico e implicazioni etiche della ricerca scientifica

Nella tecnica Crispr Cas-9 si deve distinguere tra i trattamenti con finalità terapeutiche che operano su cellule somatiche e sulle germinali e gli embrioni

La tecnica di modificazione genetica “editing genomico, con Crispr - Cas-9” che consente di intervenire sul DNA con estrema precisione ed è valsa  il premio Nobel per la chimica, nel 2020,  a Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier è oggetto di attenzione da parte di esperti  della Comunità scientifica internazionale.

Nel 2017, due teologi protestanti americani:Ted Peters e Gilbert Meilaender, hanno affermato la necessità di rifarsi al “principio di precauzione”, originariamente formulato nell’ambito dell’etica ecologica, volto ad evitare ogni conseguenza negativa per le persone e per l’ambiente.

Rallentare, quindi, e se necessario fermare il progresso biotecnologico, qualora vi siano elementi di incertezza che richiedano cautela e prudenza per il bene comune della nostra generazione e di quelle future.

Paul Scherz, professore di Teologia Morale/Etica for the Catholic University of America, descrivendo la tecnologia Crispr e le sue possibili applicazioni, afferma che “sebbene possa essere di aiuto nel trattamento di molte malattie genetiche, dovremmo essere cauti circa eventuali modifiche della linea germinale a causa della tecnica non perfetta e dei rischi sociali e antropologici coinvolti”.

Il professor Scherz ha iniziato la carriera accademica ricercando la genetica dello sviluppo embrionale. Dopo aver completato un dottorato di ricerca in Genetica all’Università di Harvard ha studiato e indagato le implicazioni teologiche ed etiche della ricerca biomedica ed ha ottenuto un dottorato  in Teologia Morale presso l’Università di Notre Dame, sulla biotecnologia e la pratica medica, con particolare attenzione al ruolo della tradizione delle virtù stoiche nell’etica cristiana.

Il suo libro “Science and Christian Ethics” esamina la formazione morale degli scienziati, soprattutto di fronte alla crisi di riproducibilità della scienza.

Il suo attuale progetto di ricerca esamina il ruolo che l’analisi quantitativa del rischio svolge nella ragione pratica contemporanea e nella pratica sociale in aree come: i test genetici, i farmaci per la riduzione del rischio, l’uso di algoritmi nei social media e la governance contemporanea.

Sostiene la distinzione tra trattamenti con finalità terapeutiche che si astengono da ambizioni migliorative e che si concentrano su cellule adulte (somatiche), evitando di intervenire sia sulle cellule germinali (ovociti e spermatozoi) sia su embrioni.

In particolare, evidenzia, come la terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive che compongono i tessuti e gli organi del corpo umano. Si tratta di interventi su determinati distretti cellulari ed effetti sul singolo individuo, con finalità strettamente terapeutica che sono considerati moralmente etici, sia che vengano effettuati sul feto prima della nascita (terapia genica in utero) o dopo la nascita sul bambino o sull’adulto.

La terapia genica germinale mira a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto alla eventuale discendenza del medesimo.

Di conseguenza, poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), individua comunque cinque ambiti possibili di applicazione del gene editing, per i quali vanno previste  misure di governance: l’editing del genoma umano  nei nati  e in quelli ancora in utero (germline, manipolazione genetica  di gameti ed  embrioni solo in vitro); l’editing ereditabile (heritable, manipolazione genetica di gameti ed embrioni, ma con finalità riproduttive, cioè in previsione  di far nascere un bambino  “editato”), quello epigenetico  e infine il gene  editing con l’obiettivo del potenziamento umano.

In sostanza, la riflessione etica riguardante una tecnica di modificazione genetica come Crispr richiede di considerare gli aspetti specifici della tecnica, con le possibili applicazioni per migliorare la salute umana e le conseguenze ambientali.

Editing genetico e implicazioni etiche della ricerca scientifica

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