Domenica, 14 Luglio 2024
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Gazprom, ancora riduzione delle forniture gas all'UE. Problemi tecnici o ritorsione politica?

Nuova riduzione dei flussi di gas alla Unione Europea, una manovra che colpisce direttamente anche l’Italia. A fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 milioni di metri cubi, Gazprom, la multinazionale russa, attiva nel settore energetico, ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto, ma le ragioni della diminuzione non sono ancora state notificate. Eni continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione; la manovra potrebbe rappresentare l’inizio della ritorsione russa contro l’Occidente, a seguito della applicazione delle sanzioni.
Nel mirino di Mosca c’è soprattutto il North Stream, il gasdotto che passando sotto il mar Baltico collega Russia e Germania, simbolo delle interconnessioni tra Berlino e Mosca e della dipendenza energetica dell’Europa. Secondo l’Agenzia russa Tass, si tratterebbe di un problema tecnico legato alla mancanza di pezzi di ricambio delle turbine Siemens Energy, bloccati dalle sanzioni, ma l’argomentazione non convince i Governi tedesco e italiano che ritengono si tratti invece di motivazioni politiche.
Il vicepremier russo Aleksandr Novak, parlando al Forum economico di San Pietroburgo, non esclude problemi per l’Europa con la questione delle forniture di gas per l’autunno-inverno di quest’anno ed aggiunge: “Serve stoccare nei depositi sotterranei 45- 50 miliardi di metri cubi di gas”. 
Al momento, in Italia, la situazione è sotto controllo, posizione confermata dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e a livello europeo, da Tim McPhie, portavoce della Commissione Europea. 
Per garantire sicurezza all’UE e tagliare la dipendenza da Mosca che copre circa il 40% del fabbisogno di gas della Unione, sono state negoziate regole volte ad aumentare le scorte di fonti energetiche e a contenere i prezzi della energia. L’intesa politica prevede che le riserve complessive della UE siano riempite almeno all’80% della loro capacità, entro il 1 novembre 2022, ma la soglia si alzerà in vista dell’inverno 2023-2024, quando l’obiettivo di stoccaggio da raggiungere sarà del 90%.
Gli stoccaggi di gas in UE, sono stimati a circa il 52,39% (l’Italia al 54,09%), ma se il taglio della fornitura continuerà, dalla prossima settimana il Ministro Cingolani potrebbe alzare il livello di crisi relativo al gas nazionale.
L’operatore del sistema di trasporto del gas francese GRT-gaz ha annunciato che dal 15 giugno non riceve più il gas russo, via gasdotto, con l’interruzione del flusso tra Francia e Germania.
Il problema del gas sta creando tensioni crescenti anche sui mercati finanziari. Il prezzo del metano è salito del 43% in una settimana da 82,5 a 117,74 euro per megawattora, incidendo in maniera considerevole sulla economia europea. 
Il sistema italiano, secondo gli esperti, per ora regge, ma il nuovo taglio inflitto da Gazprom aumenta le ombre sul futuro nazionale ed europeo.
Secondo una analisi del Centro Studi Confindustria, l’Italia è il Paese che soffre di più: l’incidenza dei costi energetici sui costi di produzione è dell’8% rispetto al 3,9% francese e al 6,8% tedesco, per effetto della dipendenza italiana dall’utilizzo del gas naturale.
Prosegue la politica europea di diversificazione degli approvvigionamenti. La Presidente della Commissione Ursula vondel Leyen, al Cairo, in Egitto, ha posto la firma ad un memorandum d’intesa sulla fornitura di gas naturale da Israele all’Egitto, dove avverrà la sua “liquefazione” ed il successivo trasporto all’Unione Europea.

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