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Gli anticorpi anti-covid efficaci anche contro le nuove varianti inglese e sudafricana

Lo dimostra uno studio dell'Università del Texas

Ricercatori della Università del Texas hanno annunciato i risultati preliminari di uno studio sulla mutazione N501Y che caratterizza sia la variante inglese che quella sudafricana del virus. Il dato rassicura sulla efficacia dei vaccini contro questo tipo di mutazioni.

Per la diffusione di varianti come quella inglese (B.1.1.7) e quella sudafricana (501.V2) che condividono la stessa mutazione (N501Y) a livello della proteina Spike contro cui sono diretti gli anticorpi della vaccinazione, il timore è che, la stessa, potrebbe mettere a rischio l'efficacia dei principali vaccini, tra cui quelli di Pfizer e Moderna.

Questa mutazione sembra associata ad una rapidità di diffusione maggiore rispetto al virus partito da Wuhan (i ricercatori stimano che queste varianti possono essere dal 50 al 70 per cento più contagiose del ceppo originario) e sono diventate dominanti e responsabili dell'aumento dei contagi, nelle aree dove sono state identificate.

Al momento, a rassicurare, sarebbe il fatto che entrambi i vaccini inducono la produzione di anticorpi diretti contro diverse porzioni della proteina Spike (epitopi), per cui le possibilità che una o più mutazioni vadano ad interferire sulla efficacia del vaccino sarebbero estremamente basse. Complessivamente, sia nella variante inglese che in quella sudafricana sono otto le mutazioni che ricadono nelle regioni dell'Rna virale che codificano per la proteina Spike, inclusa N501Y che interessa i residui chiave nel sito di legame del recettore cellulare ACE2.

Lo studio dell'Università del Texas

In attesa dei risultati dei test di controllo, la notizia arriva da uno dei ricercatori della Medical Branch dell'Università del Texas situata a Galveston, negli USA, il professor Vineet Menachery che attraverso i social ha voluto anticipare i risultati preliminari dello studio in corso, osservando che gli anticorpi che neutralizzano il ceppo più comune del virus hanno neutralizzato anche il ceppo con la mutazione N501Y.

Questo suggerisce che la risposta immunitaria indotta dalla infezione naturale sia efficace anche nel bloccare il virus con questa specifica mutazione. Si tratta di dati non ancora sottoposti a revisione paritaria, ma gli studiosi avevano già disponibile queste informazioni, prima che la variazione britannica diventasse nota. Molti gruppi di ricerca hanno già iniziato a lavorare su questo aspetto, per cui i dati definitivi sono in arrivo.

LA TECNOLOGIA DEI VACCINI A MRNA ED EVENTUALI FUTURE MUTAZIONI

La nuovissima tecnologia messa a punto per la prima volta da Pfizer e Moderna detta Rna messaggero o mRna rende versatili i vaccini, pronti ad essere adattati alle eventuali future mutazioni. Ma, con la mutazione isolata in Inghilterra i vaccini restano validi, ha dichiarato alla stampa il professor Ferdinando Di Cunto, ordinario di Biologia molecolare all'Università degli studi di Torino.

La paura, per chi non è esperto in materia, è che questo Rna possa ritrasformarsi in Dna e modificare il nostro patrimonio genetico, mentre nella tecnologia a Rna, le molecole introdotte nelle cellule vengono distrutte poche ore dopo aver determinato la produzione delle proteine Spike. Come veicolo, le due Aziende farmaceutiche utilizzano non il Dna del virus, ma la sua fotocopia, l'mRna impacchettato in nanoparticelle di grasso (lipidiche) che non solo non è in grado di modificare il nostro genoma, ma si degrada presto. Questa tecnologia stimola sia la difesa degli anticorpi, sia i linfociti Killer capaci di distruggere le cellule già infettate dal virus. Se dovessero emergere nuovi ceppi virali non neutralizzati dai vaccini approvati - ha proseguito il professore - con le piattaforme a mRna basterebbe cambiare la sequenza contenuta nelle nanoparticelle lipidiche.

Chi ha già superato la Covid ha meno urgenza degli altri di sottoporsi al vaccino, anche se non sappiamo per quanto tempo sarà protetto dagli anticorpi e la reinfezione è possibile; in questi casi, il vaccino potrebbe servire da "richiamo".

Per il professor Di Cunto, sarà la somma di tre fattori a riportarci alla normalità: la stagione calda, non abbassare la guardia ed i vaccini.

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Commenti (1)

  • okay, Galveston, we've had a problem here

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