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I ghiacciai lasciano il segno dei tempi, ma anche degli effetti futuri

L'anno peggiore della Storia dal punto di vista climatico è stato il 536 d.C.

A causa del riscaldamento globale, i ricercatori prevedono che entro il 2050 scomparirà circa la metà dei ghiacciai alpini e la Groenlandia sarà privata, almeno nelle zone costiere, della copertura nevosa. La scienza rivela che il ghiaccio che si ritrae lascia numerose tracce di antefatti archeologici e organismi misteriosi ben conservati; la NASA, nel 2005 ha scoperto microbi del Pleistocene, di 32.000 anni fa, ancora attivi, in un lago, prima di allora ghiacciato, in Alaska.

In Europa, sono state riconosciute le tracce di quattro grandi glaciazioni ed il ghiaccio ha lasciato la sua impronta su quasi il 30% delle terre emerse: circa 10 milioni di chilometri quadrati nel Nordamerica, 5 milioni di chilometri quadrati in Europa e 4 milioni di chilometri quadrati in Siberia. Esiste una controversia tra gli scienziati in merito a cosa abbia provocato la fine delle ere glaciali. Un nuovo studio dimostra che la variazione dell'asse terrestre è una concausa si verifica ogni 40mila anni, provocando una maggiore insolazione dei poli e quindi, lo scioglimento dei ghiacciai. La ricerca è stata condotta dai Geologi della Università di Pisa, di Ca' Foscari a Venezia e di Melbourne in Australia ed ha riguardato la fine di due ere glaciali avvenute circa 960mila e 875mila anni fa.

Nel 2006, in Norvegia, sui monti Jotunheimen e Oppland sono stati rinvenuti circa 2.000 oggetti, i più antichi dei quali risalgono a 6.000 anni fa, che appartengono ad epoche storiche diverse e la maggior parte di essi alla tarda antichità, quando in Europa si verificò una brusca glaciazione, la cosiddetta "Piccola era glaciale"(dalla metà del XIV secolo a circa metà dell'Ottocento).

Nel 2011, il ritiro del ghiacciaio Lendbreen (Norvegia) a quota 1690- 1920, ha consentito di rivelare agli scienziati virus sconosciuti.

In Russia, nel 2014, furono ritrovate particelle virali giganti del Pithovirus sibericum e del Mollivirus sibericum risalenti a 30.000 anni fa. Erano talmente grandi che potevano essere osservati con un comune microscopio, anziché quello elettronico, quindi, virus congelati, ma non uccisi. Essi hanno una complessità genetica molto più elevata rispetto ai virus comuni. Furono scoperti dai ricercatori francesi Chantal Abergel e Jean-Michel Claverie dell'Università di Aix Marseille.

Come osservano gli scienziati, se la Terra si surriscalderà ulteriormente i ghiacciai e il permafrost continueranno a sciogliersi ed è molto probabile che questi virus riescano ad infettare organismi viventi. Il permafrost è lo strato di terreno costituito da biomassa vegetale stratificata nel tempo, considerato l'elemento perfetto per conservare batteri e virus anche per milioni di anni perchè ghiacciato, privo di ossigeno, al buio - hanno spiegato gli esperti - e dove possono trovarsi anche i responsabili delle epidemie globali del passato.

Quando si ridiede vita in laboratorio ai virus Pithovirus e al Mollivirus sibericum, essi erano contagiosi, ma in quel caso, ad essere infettati furono delle amebe unicellulari e non l'uomo.

Nel 2016, a Salekhard, città situata sul circolo polare artico, nell'estremo nord della Russia, in seguito allo scioglimento di un ghiacciao, si verificò una epidemia di antrace che provocò il decesso di un bambino di 12 anni e infettò 72 pastori nomadi. L'antrace o carbonchio è una infezione causata da un batterio Gram-positivo (Bacillus anthracis), che infetta soprattutto animali erbivori selvatici o domestici e secondo i ricercatori, sembrò derivare da una carcassa di renna deceduta 75 anni prima.

Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe rilasciare virus molto vecchi e potenzialmente pericolosi. Questi pericoli sono reali e con l'aumentare degli scioglimenti in tutto il mondo, sono maggiori i rischi derivanti dal rilascio di agenti patogeni nell'ambiente.

Un team di scienziati cinesi ed americani hanno scavato per 50 metri nell'altopiano del Tibet ed esaminato dei campioni di ghiaccio risalenti a 15.000 anni fa, rilevando 33 nuovi virus, di cui 28 dalla azione sconosciuta. Secondo la ricerca – pubblicata nel gennaio 2020 sulla rivista scientifica BioRxiv - i virus potrebbero essere rilasciati in atmosfera a seguito del riscaldamento globale. Tra i patogeni che potrebbero liberarsi nell'aria ed entrare a contatto con le falde acquifere vi sono il virus del vaiolo, il bacillo dell'antrace e il batterio della peste bubbonica, oltre ad altre malattie sconosciute e da non sottovalutare i rischi per l'uomo, che non avrebbe gli anticorpi necessari per debellarle.

Nei pressi dei luoghi di sepoltura siberiani è stato scoperto un virus intatto della influenza spagnola del 1918 e si teme possa accadere per il vaiolo di cui si registrò una grave epidemia in Siberia attorno al 1890 ed anche con la peste bubbonica.

A destare più preoccupazione sono i virus giganti che hanno dimostrato una particolare resistenza e i batteri e spore, difficili da debellare. Alcuni di questi patogeni hanno sviluppato forme di resistenza antibiotica, pur non essendo mai venuti a contatto con farmaci moderni. Questo suggerisce che la resistenza agli antibiotici non è esclusivamente un fenomeno moderno, ma che mutazioni casuali possono averla favorita milioni di anni prima.

La Storia ricorda come l'anno 536 d.C. sia stato il peggiore, uno dei periodi più difficili per gli abitanti della Terra. Il Sole fu oscurato ed il clima venne sconvolto da una nebbia di ceneri che fece drammaticamente abbassare le temperature. I raccolti andarono in rovina, vi furono carestie ed una crisi economica lunga un secolo. Nessuno sapeva spiegare cosa avesse causato la misteriosa nube che oscurò i cieli di Europa, Medio Oriente e parte dell'Asia, per 18 mesi. Recentemente, una ricerca della Università di Harvard, negli USA, ha trovato la soluzione al mistero. Sul ghiacciaio Colle Gnifetti (confine svizzero-italiano) sono state trovate tracce di una fortissima eruzione avvenuta in Islanda, le cui ceneri si sparsero in tutto l'emisfero settentrionale all'inizio dell'anno 536 e seguirono altre due eruzioni. Nel 541, una epidemia di peste bubbonica, sconvolse ulteriormente il clima e l'Europa entrò in una profonda crisi economica che durò fino al 640.

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Anche questo lo racconta il ghiaccio e le tracce di inquinamento da piombo dimostrano come la popolazione avesse iniziato ad estrarre l'argento dal piombo stesso per coniare monete.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (2)

  • se lo scioglimento di ghiacciai e permafrost liberasse nell'aria il virus del vaiolo e il batterio della peste bubbonica, ciò non sarebbe gravissimo, perché ora l’umanità ha gli strumenti per curare quelle due malattie. Il bacillo dell'antrace e le altre malattie sconosciute sono invece fonte di preoccupazioni maggiori, ma i tanti cari epidemiologi, che in questi mesi hanno affollato la TV, potrebbero magari cominciare a rimboccarsi le maniche e fare un po’ di archeologia dei virus, scavando i ghiacciai prima del loro discioglimento e cercando dei vaccini per i virus attualmente congelati

  • Il Clima non ha un fattore stabile ma è un legato alla ciclicità del Tempo, che ha un ritmo naturale stabile. Cambia solo la valutazione, rapportandolo al tempo di vita degli esseri viventi, la cui durata varia tra le specie. L'Homo sapiens vive solo un attimo del tempo del Pianeta, anche se crede di essere "eterno". Un virus vive molto di più.

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