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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il 18 febbraio è la Giornata Internazionale del risparmio energetico

Una occasione per riflettere su come contribuire, con azioni concrete ad un futuro più sostenibile

La Giornata Internazionale del Risparmio Energetico 2024, che si celebra il 18 febbraio, vuole essere una occasione per riflettere sulle nostre abitudini di consumo e sull’impatto che queste hanno sul Pianeta. Il riscaldamento globale e l’inquinamento planetario sono temi che preoccupano sempre più l’umanità ed è quindi essenziale adottare pratiche che riducano l’impatto sull’ambiente, evidenziando ogni aspetto della quotidianità.

Il risparmio energetico comprende tutti gli interventi e le tecnologie che ci aiutano ad ottimizzare l’uso dell’energia e a ridurre gli sprechi e l’obiettivo ultimo è ridurre l’impatto sul clima, derivante dall’uso dei combustibili fossili: petrolio, carbone, metano e altri gas naturali.

In generale, il risparmio energetico e la consapevolezza verso un percorso legato alla protezione dell’ambiente e ad uno sviluppo più sostenibile, sono parte del Piano per l’Educazione alla Sostenibilità, iniziativa sostenuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca che si allinea con l’Agenda ONU 2030.

La Giornata invita a mettere in discussione le nostre abitudini quotidiane, esplorando nuove soluzioni ed adottando comportamenti più responsabili ed idonei verso l’ambiente.

La giornata si collega strettamente a campagne e a movimenti dedicati alla sostenibilità, come l’Earth Hour (Ora della Terra) del 23 marzo e a varie iniziative locali che promuovono la riduzione della produzione di CO2. Questi eventi condividono sfide e nuove idee su come ridurre il consumo di energia in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dalla illuminazione, all’elettronica di consumo, ai mezzi di trasporto.

Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra?

L’impronta ecologica (ecological footprint) dà la misura del nostro impatto sulla Terra. Per la prima volta, nel 1996, usarono questa definizione, l’ambientalista svizzero Mathis Wackernagel e l’economista canadese William Rees, nel loro libro: “L’Impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra”. Questo studio, si è affermato come uno degli strumenti più utilizzati nell’ambito delle ricerche sulla sostenibilità. Il bilancio ecologico (locale, regionale, globale) viene determinato calcolando la quantità di suolo ed acqua necessaria per sostentare un carico umano definito, cioè per reggere “l’impronta ecologica” che una determinata popolazione imprime sulla biosfera, attraverso il suo stile di vita. L’impronta permette di visualizzare, con grande immediatezza, cosa significa consumare troppo, superando la quota di risorse cui si avrebbe diritto. E rendersi conto della dimensione del proprio impatto è il primo passo per  individuare le misure che è necessario attuare, tanto a livello politico, quanto nella sfera individuale.

L’impronta ecologica è l’indice statistico che confronta il consumo umano di risorse naturali di una certa porzione di territorio con la capacità della Terra di rigenerarle, stimando l’area biologicamente produttiva (di mare e di terra) necessaria a rigenerare le risorse consumate e ad assorbirne i rifiuti, in modo che non creino pericoli per la salute dell’uomo.

La carbon footprint (impronta di carbonio) è una misura che esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente (CO2e), in parti per milione in volume, associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, ad un servizio, ad una Organizzazione, ad un evento o ad un individuo, la cui riduzione determina un miglioramento della efficienza energetica, delle risorse ed un notevole risparmio economico. E’ necessario conoscere la quantità di gas serra che una determinata attività produce e la durata nel tempo di questa attività, o la distanza, nel caso dei trasporti. Moltiplicando la quantità di gas serra emessi in un determinato intervallo di tempo, per il tempo della attività, si ottiene l’impronta di carbonio. Secondo gli ultimi dati di Eurostat, in termini di emissioni procapite, l’Italia si attesta a 7,1 tonnellate di CO2 equivalente per abitante, al di sotto della media europea (7,8), ma superiore a Francia e Spagna.

Come ridurre la Carbon Footprint?

Tutti noi possiamo ridurre l’impronta di carbonio gestendo e cambiando le nostre abitudini di consumo. Utilizzare fonti di energia rinnovabile. L’energia solare per esempio è energia pulita e rinnovabile. L’inquinamento generato dal processo di fabbricazione dei pannelli solari è minimo ed è compensato anche dall’alto tasso di riciclaggio di questi dispositivi; scegliere mezzi di trasporto elettrici. Una automobile elettrica o ibrida inquina molto meno di un’auto a diesel o a benzina; fare scelte di mobilità sostenibile, quali l’uso di mezzi pubblici al posto di quelli privati; contribuire alla riforestazione: un albero ha la capacità di assorbire 40 kg di CO2 all’anno; separare e riciclare i rifiuti, cosi che l’imballaggio riceva una seconda vita; usare lampadine a basso consumo per risparmiare anche sulla bolletta dell’elettricità; non lasciare i propri dispositivi elettronici connessi alla corrente per molto tempo; essere consapevoli degli elettrodomestici che consumano più energia ed acquistarli di ultima generazione; usare sacchetti di stoffa per fare la spesa, la plastica e la sua produzione aumentano la carbon footprint.

Il 18 febbraio è la Giornata Internazionale del risparmio energetico

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