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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il microbiota intestinale potrebbe avere batteri utili per proteggere dal Covid

Parte del nostro sistema immunitario si trova nell’intestino dove la flora batterica svolge molti ruoli di rilievo nell’organismo umano

Parte del nostro sistema immunitario si trova nell’intestino dove la flora batterica svolge molti ruoli di rilievo nell’organismo umano, uno dei principali riguarda la protezione da eventuali intrusioni esterne da virus e batteri patogeni ed alcuni studi hanno portato alla conclusione che persone abbiano una suscettibilità minore alla Covid- 19 in forza della loro flora batterica intestinale.

Una ricerca condotta dagli esperti della Rockefeller University (New York) pubblicata su mSphere, ha impiegato diversi ceppi di batteri utili per contrastare la malattia:10 di essi si sono rivelati efficaci nel ridurre l’infezione del 10%, e 3 batteri hanno inibito la crescita virale del 90%.

I Ricercatori hanno identificato tre principali metaboliti con attività anti-Sars-CoV-2: una pirazina chiamata 2,5 - bis (3-indolilmetil) pirazina (BIP); una triptamina agonista del recettore della 5-idrossitriptamina (5-HTR); un composto denominato N 6-(∆² -isopentenil )adenosina (IPA). Testati tutti e tre i metaboliti attivi anti-Sars-CoV-2 derivati dal microbioma, di questi, l’IPA ha dimostrato l’attività antivirale più ampia. I tre metaboliti attivi possedevano somiglianze con tre composti attualmente impiegati contro il coronavirus Sars-CoV-2. IPA ad esempio ha una struttura simile all’antivirale Remdesivir, una molecola usata per i casi più gravi di infezione ed anche con la pillola anti-Covid orale.

Il Giappone ha avuto il tasso di mortalità per Covid-19 più bassi del mondo. Ne tenta la spiegazione un recentissimo studio pubblicato il 23 novembre 2021 sulla rivista scientifica PLOS One. Un team giapponese guidato dal professor Masaki Hirayama della Graduate School of Medicine della Nagoya University e di altri istituti giapponesi, ha suggerito che il batterio “Collinsella intestinale” può ridurre gli effetti delle infezioni da Covid-19 e quindi spiegare i differenti tassi di mortalità tra i diversi paesi asiatici ed europei.

Lo studio, basato su dati del febbraio 2021, prova che i paesi come Corea del Sud, Giappone e Finlandia che hanno parte della popolazione con la flora intestinale contenente il batterio Collinsella tra il 34% e il 61% registrano bassi tassi di mortalità per Covid-19.

Di contro, Messico, Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Belgio che comprendono solo dal 4% al 18% delle popolazioni con Collinsella, hanno mostrato i tassi di mortalità più elevati.

Questo potrebbe essere attribuito alla capacità dei batteri Collinsella, di produrre l’acido biliare ursodesossicolico che inibirebbe il legame del virus e l’enzima di conversione della angiotensina 2 (ACE2), il principale punto di ingresso nelle cellule per molti coronavirus.

Il professor Masaki Hirayama ha scoperto che l’azione del batterio Collinsella trasforma gli acidi biliari primari dell’intestino in acido ursodesossicolico che ha la capacità di recedere il legame del coronavirus al suo recettore ed inibire la risposta immunitaria, potenzialmente mortale chiamata tempesta di citochine.

Tre linee di evidenza suggeriscono che l’UDCA (acido ursodesossicolico) previene l’infezione da Sars-CoV-2 e migliora la Covid -19, sopprime le citochine pro-infiammatorie TNF-α, IL-1β, IL -2, IL- 4, IL- 6 ed ha anche effetti antiossidanti e anti-apoptotici.

I dati grezzi di sequenziamento delle regioni 16S rRNA V3-V5 del microbiota intestinale in 953 soggetti sani, in dieci paesi, sono stati ottenuti dal database pubblico.

*Microbiota e microbioma

Microbiota si riferisce ad una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo; microbioma indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere.

Il microbiota intestinale potrebbe avere batteri utili per proteggere dal Covid

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