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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il Nobel per la Medicina ai ricercatori Allison e Honjo: la rivoluzione del trattamento del cancro 

Hanno cambiato radicalmente il modo in cui i clinici gestiscono oggi questa patologia

E' sulla immunoterapia, che quest'anno, l'Accademia di Svezia ha deciso di conferire il Premio Nobel 2018 per la Medicina e Fisiologia. I due scienziati che lavorano entrambi negli Stati Uniti, James P. Allison, americano e Tasuko Honjo, giapponese, sono stati premiati per le loro  scoperte sulla immunoterapia anticancro. Studiando le capacità del nostro sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali, hanno stabilito come diverse strategie per inibire i freni posti al sistema immunitario, possono essere utilizzati nel trattamento della malattia.  In particolare, Tasuko Honjo, ha scoperto una proteina presente sulle cellule immunitarie, rivelando la sua funzione di freno del sistema di difesa  dell'organismo, quando intraprende un diverso meccanismo d'azione.  Le terapie basate sulla sua scoperta si sono rivelate efficaci nella lotta contro il cancro. Il riconoscimento maggiore a James P. Allison che ha studiato la proteina che funziona da freno del sistema immunitario e il potenziale terapeutico di un sistema che possa liberare tale freno, scatenando le cellule immunitarie per attaccare i tumori. Anche in Italia, uno studio ha scoperto un gene che, se disattivato, riattiva le difese immunitarie e impedisce al cancro di espandersi, la cellula si chiama IL-1R8 ed è sfruttata dal cancro per paralizzare le difese naturali ed evolversi.

La terapia dei “checkpoint immunitari”, così è stata definita la nuova scoperta inaugurata da Honjo e Allison che ha rivoluzionato il trattamento del cancro e cambiato radicalmente il modo in cui i clinici gestiscono oggi questa patologia. L'immunoterapia oncologica agisce a livello del sistema immunitario, stimolandolo, potenziandolo e rendendolo capace di rispondere in maniera adeguata alle cellule tumorali. E' una terapia innovativa che attualmente è disponibile solo per determinate patologie tumorali e sembra efficace nell'80% dei pazienti trattati, in termini di riduzione della massa tumorale e del prolungamento della sopravvivenza. La maggior parte delle immunoterapie oncologiche agisce specificatamente sui linfociti T, modificando o implementando la funzione del sistema immunitario.  Altre immunoterapie hanno come target le cellule che presentano l'antigene (Antigen Presenting Cells, APC), che agiscono esponendo sulla superficie gli antigeni (batteri, virus, componenti alterati delle cellule), in grado di scatenare una risposta del sistema immunitario.

Ogni giorno, questo sistema, elimina cellule con mutazioni potenzialmente cancerogene, bloccando, sul nascere, la formazione di nuovi tumori. Se queste cellule riescono a superare il primo fronte di difesa, le successive risposte dell'organismo saranno meno efficaci. Quando le capacità del sistema immunitario di riconoscere le cellule tumorali è perduta, il cancro può avanzare e manifestarsi clinicamente. I ricercatori hanno messo in campo diverse strategie “immunoterapie”che mirano a risvegliare la capacità dell'organismo di difendersi dal tumore, rieducando il sistema immunitario a tenere sotto controllo ed eliminare efficacemente le cellule trasformate: sono gli inibitori dei checkpoint immunologici.

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