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Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Incendi, eruzioni e tsunami cambiano il clima

La crisi è iniziata a metà aprile di quest’anno.  I roghi delle foreste in Canada hanno oscurato il cielo di New York. Una nebbia rossastra è calata sulla città, rendendo difficile la respirazione.  E’ cenere finissima portata dal vento del Canada, dove più di 400 incendi divampati, di cui circa 200 fuori controllo, hanno distrutto tre milioni di ettari di bosco nella zona del lago Ontario e del Quèbec. A New York, in tanti hanno ricominciato ad usare la mascherina per proteggersi dalle polveri sottili.  L’aria della città è diventata pericolosa per la salute, soprattutto di anziani e bambini.  Le conseguenze degli incendi hanno interessato tredici Stati americani e 110 milioni di persone.

Secondo gli scienziati del clima, le alte temperature e la siccità hanno reso le foreste più vulnerabili agli incendi, asciugando erba e aghi di pino caduti a terra che hanno fatto da miccia per il propagarsi delle fiamme, con la complicità di fulmini e mozziconi di sigarette.

L’attuale Ministro della Salute Pubblica canadese, Bill Blair ha riferito che nel 2023 si sono verificati più di 2300 incendi, devastando oltre 3,7 milioni   di ettari di foreste. Più di centomila cittadini canadesi sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni, anche per ridurre i rischi derivanti dalla inalazione dei fumi tossici contenenti alte quantità di monossido di carbonio e polveri sottili. New York ha registrato anche valori dell’Air Quality Index (AQI) superiori a 400, che indica l’aria della metropoli dannosa per i cittadini, dato confermato dalla Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (EPA) che indica un valore dell’Indice   di Qualità dell’Aria superiore a 300 come pericoloso. 

Secondo i climatologi, il Canada si sta riscaldando più velocemente del resto del pianeta, tra 1,7°C e 3° C rispetto ad una media globale di +1,1° C dal periodo preindustriale.                                                                                                                                       

In passato, il vulcano Krakatoa che si trova in una isoletta della Indonesia, tra Sumatra e Giava, nell’Oceano Indiano, nel 1883, produsse una violentissima eruzione, il cui rumore venne avvertito fino a cinquemila chilometri di distanza. L’isola fu quasi completamente distrutta e circa 36.000 persone morirono per le onde altissime del maremoto. Una colonna di ceneri si innalzò in cielo per 36 chilometri   abbassando la temperatura di tutto il pianeta. A causa delle polveri nella atmosfera, la Luna apparve bluastra per alcuni anni.

La storia ha registrato altri oscuramenti del cielo provocati da grandi eruzioni; nel 1627 a.C. a Santorini, in Grecia  e  nel 536 in Islanda. Di recente, nel 2010, il vulcano islandese Eyjafjöl    ha emanato   una nube di cenere che per una decina di giorni, ha offuscato mezza Europa. 

In un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, un team internazionale di ricercatori ha presentato delle prove di un devastante tsunami avvenuto in seguito alla eruzione di Thera (l’attuale Santorini), isola vulcanica nel mare Egeo, circa 3600 anni fa.

Pechino, Nuova Delhi, Dhaka, Giakarta, in queste grandi metropoli, il Sole appare offuscato da una nebbia perenne. Nella classifica delle città più inquinate del pianeta, le prime 148 posizioni sono tutte occupate da località asiatiche. In Cina e in India, l’aria è sempre carica di polveri sottili per colpa del traffico, del riscaldamento domestico e delle industrie, che spesso funzionano ancora a carbone, ma anche dei roghi per bruciare gli scarti nelle campagne. Per la città cinese di Hotan, considerata la più inquinata al mondo, c’è molta combustione e produzione di carbone. Oltre ai danni causati dallo sviluppo industriale e dalla crescita della popolazione, Hotan, secondo un rapporto del China Environmental Health Project, sperimenta tempeste di polvere per quasi 300 giorni all’anno, particolarmente gravi nei mesi primaverili.

Accadde 66 milioni di anni fa, Chicxulub, un enorme asteroide di 12 chilometri di diametro, colpì la Terra e si schiantò sulla costa del Messico provocando, oltre a terremoti, tsunami e incendi, una nuvola di zolfo, gas e polveri che oscurò la luce solare per decenni.  La temperatura si abbassò ovunque e il pianeta piombò in un lungo inverno. Per il freddo  morì la maggior parte  delle specie vegetali e di conseguenza  gli animali, a cominciare  dai più grandi (sterminò i dinosauri), non trovarono più  nulla per nutrirsi  e i tre quarti  degli esseri viventi si estinsero, sopravvissero solo i più piccoli  e resistenti, per i  quali la vita  ha potuto ricominciare  dall’inizio.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

Incendi, eruzioni e tsunami cambiano il clima

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