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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

L’antibiotico resistenza, una epidemia silente e trascurata

Allo studio farmaci contro i “super batteri”

La resistenza antimicrobica consente ad alcuni microrganismi di sopravvivere alla terapia antibiotica. Il fenomeno, che rappresenta una delle principali cause di morte in tutto il mondo, riguarda tutte le specie di microbi, anche se più frequentemente è osservato tra i batteri che causano malattie: stafilococchi, streptococchi, bacilli Gram-negativi.

Uno studio pubblicato su Lancet condotto in 204 Paesi, spiega che nel 2019 sono stati circa 4,95 milioni i decessi associati alla resistenza antimicrobica batterica, inclusi 1,27 milioni di morti attribuibili direttamente a batteri AMR (Antimicrobial resistance).

Nel 2019, i sei principali agenti patogeni associati alla resistenza: Escherichia Coli, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Streptococcus pneumoniae, Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa, sono stati responsabili di 929 mila decessi attribuibili alla resistenza antimicrobica.

L’OMS stima che, nel 2018 ci sia stato mezzo milione di nuovi casi di tubercolosi resistenti alla rifampicina; questa variante richiede cicli di trattamento più lunghi, meno efficaci e più costosi. In Africa sub-sahariana, oltre il 50% dei neonati con nuova diagnosi di HIV sono portatori di un virus resistente.

La resistenza antimicrobica si verifica di solito attraverso cambiamenti genetici. La resistenza naturale è dovuta ad insensibilità costituzionale di un microrganismo verso un determinato antibiotico, è immutabile nel tempo e geneticamente determinata.

La resistenza di tipo cromosomico è dovuta a una mutazione spontanea della sequenza delle basi nucleiche del cromosoma batterico. Costituisce solo il 10-15% di tutte le resistenze acquisite. La resistenza di questo tipo è verticale, stabile e trasmessa ereditariamente tramite la discendenza (da cellula madre a cellula figlia).

La resistenza di tipo extracromosomico, costituisce il 90% di tutte le resistenze. L’informazione genetica responsabile della resistenza ad uno o più antibiotici è contenuta in elementi extracromosomiali costituiti da DNA, detti episomi e plasmidi. E’ a trasmissione orizzontale, tramite scambio genetico.

Qualunque sia il tipo di resistenza, la somministrazione dell’antibiotico favorisce, con l’eliminazione dei germi sensibili lo sviluppo e la diffusione di germi ad esso resistenti.

Preoccupanti sono le frequenti infezioni che i pazienti contraggono negli ospedali e luoghi di cura, soprattutto se provocate da batteri resistenti, in quanto il loro sistema  immunitario è spesso compromesso dalla malattia.

Circa l’80% di tutte le infezioni connesse alla assistenza, riguarda: il tratto urinario, ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio ed infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le infezioni ospedaliere, soprattutto quelle ad andamento endemico, sono spesso prevenibili ed evitabili attuando sistemi di controllo (sorveglianza attiva), mettendo in atto, giornalmente, norme comportamentali adeguate, aumentando le misure di igiene personale e ambientale ed una corretta gestione del paziente.

I principali fattori che incrementano la resistenza dei batteri sono: l’uso improprio ed eccessivo di antimicrobici, il mancato accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari, sia per l’uomo che per gli animali, ma anche la scarsa prevenzione e controllo delle infezioni negli ospedali e negli allevamenti, oltre alla scarsità di medicinali, vaccini e diagnostica. Le conseguenze di quanto evidenziato hanno un costo rilevante per i sistemi sanitari nazionali perché si traducono in degenze ospedaliere prolungate e cure più costose e intensive.

In attesa di nuovi sviluppi, per tenere sotto controllo la situazione e disincentivare la resistenza, gli antibiotici dovrebbero essere prescritti solo quando necessario. Il trattamento dovrebbe iniziare con antibiotici a spettro più ristretto, per proseguire successivamente con quelli ad ampio spettro, utili per i casi gravi.

AZIONE DEGLI ANTIBIOTICI E NUOVI FARMACI

Gli antibiotici agiscono in maniera selettiva sui batteri, interferendo con i loro meccanismi vitali (parete batterica, sintesi delle proteine etc.) e causandone la morte o il blocco della loro proliferazione, aiutano il sistema immunitario a guarire l’organismo infetto.

Dal 2015, l’OMS ha adottato un Piano di azione globale sulla resistenza antimicrobica.

Nel 2019, sono stati identificati 32 antibiotici in fase di sviluppo clinico, ma i progressi sono lenti e svilupparli richiede tempo. Dal 2014, più della metà dei farmaci in sperimentazione è stata interrotta prima di raggiungere la fase di approvazione.

L’AMR Action Fund, la più grande partnership al mondo a investire in Aziende biotecnologiche che sviluppano antibiotici, ha annunciato di essere a un passo importante verso l’obiettivo di portare sul mercato nuovi trattamenti per gli agenti patogeni prioritari identificati dall’OMS e dai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti.

Oltre venti aziende farmaceutiche facenti parte della Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche (IFPMA), insieme all’OMS, alla Banca europea per gli investimenti ed al Wellcome Trust, hanno lanciato l’AMR Action Fund raccogliendo quasi un miliardo di dollari. Il Fondo effettua investimenti azionari in biotecnologie con l’obiettivo di portare quattro nuovi antibiotici ai pazienti, entro dieci anni.

L’antibiotico resistenza, una epidemia silente e trascurata

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