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Giovedì, 26 Maggio 2022
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

L’Italia può fare a meno del gas combustibile proveniente dalla Russia?

L’aumento del prezzo del gas, prima del conflitto in Ucraina era già stato un segnale d’allarme ed ora il suo costo coinvolge le politiche energetiche mettendo a rischio la “Transizione ecologica europea” che comprende l’utilizzo del gas - perché combustibile con minore intensità carbonica rispetto agli altri fossili - per arrivare alla crescita graduale delle energie rinnovabili (considerando anche la possibilità del ricorso al nucleare), per ridurre le emissioni inquinanti, fino ad azzerarle nel 2050.

Le politiche mirate al miglioramento del clima richiedono l’abbandono del carbone e dove questo avviene cresce la domanda di gas.

I mercati energetici, già prima dell’inizio della guerra, avevano portato ad una risalita straordinaria dei prezzi; il gas all’ingresso in Italia, nel gennaio 2022 è costato cinque volte in più dell’anno precedente, un fenomeno dovuto ad anomalie nell’offerta in varie parti del mondo, a causa di conflitti (Libia), arresti nella fornitura di attrezzature nel 2020 per la pandemia da Covid -19 ed anche a fattori meteorologici. L’inizio della guerra in Ucraina, il 24 febbraio scorso, ha portato i prezzi a livelli preoccupanti.

Nel 2019, l’Italia ha importato 71 miliardi di metri cubi (Mmc); la Russia con 33,4 Mmc è stato il più importante fornitore.

Per la copertura del fabbisogno energetico, si può temporaneamente ridurre i consumi, puntare su altre fonti, come le rinnovabili, ma investire in altre energie fossili contrasta con la transizione ecologica in corso. L’estrazione interna di gas naturale oggi è ridotta a 3,5 Mmc, ma potrebbe raddoppiare; può crescere l’importazione attraverso i gasdotti che collegano l’Italia con Algeria, Libia e Grecia e quindi Turchia e Azerbaigian.

Possono aumentare anche i volumi che arrivano ai tre terminali di rigassificazione vicini a Ravenna, La Spezia e Livorno, dove da qualsiasi parte del mondo possono approdare navi-cisterna contenenti gas liquefatto (GNL). Una ulteriore quota potrebbe venire dal mercato europeo con il quale l’Italia è connessa attraverso l’arco alpino, che attinge, oltre che dalla Russia, dai giacimenti nel mare del Nord.

Una interruzione delle forniture russe limitata nel tempo, concordano gli esperti- è sopportabile, grazie alle notevoli scorte e al miglioramento climatico dei prossimi mesi - ma non è auspicabile una cessazione totale e definitiva del rapporto commerciale. Dal Governo ci si aspetta una valutazione comparativa dei rischi economici e politici, anche se, una soluzione senza rischi, in questi casi, è certamente molto difficile.

L’Italia può fare a meno del gas combustibile proveniente dalla Russia?

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