Mercoledì, 17 Luglio 2024
Salute e medicina on line

Salute e medicina on line

A cura di dottoressa Rosanna Cesena

L’Oms lancia la sfida: eradicare l’Hcv entro il 2030

Una sfida difficile, ma oggi dalla epatite C è possibile guarire e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia una sfida: eradicare l’HCV entro il 2030.

Nel nostro Paese, nonostante l’elevato numero di pazienti trattati con i nuovi farmaci ed i buoni risultati ottenuti, per raggiungere l’obiettivo di eradicazione, sono necessari ulteriori sforzi mirati ad ottimizzare l’accesso allo screening  e garantire l’intervento tempestivo delle cure.

Il programma nazionale di screening gratuito a disposizione delle Regioni stanziato fino a dicembre 2023 è rivolto a 3 categorie di popolazione: i nati nelle fasce di età 1969/1989, le persone seguite dai Servizi Pubblici per le dipendenze (SerD) e le persone detenute in Carcere.

Epatite da HCV

A livello mondiale, si stima siano cronicamente infette da 70-100 milioni di persone, con circa 1,5 milioni di nuovi contagi all’anno. Le cause del decesso, circa 350mila all’anno, sono dovute a complicanze cliniche che comprendono: l’ipertensione portale (ascite, varici esofago-gastriche, emorragia digestiva) ed il carcinoma epatocellulare (HCC: hepatocellular carcinoma).  

La scoperta di HCV è avvenuta nel 1989, pertanto, tutte le procedure mediche, chirurgiche ed odontoiatriche eseguite prima degli anni ’90 sono state potenziali fattori di rischio di questa infezione.

L’epatite C è una malattia infettiva del fegato causata da un virus a RNA (HCV) appartenente al genere Hepacivirus, della famiglia dei Flaviviridae. 

La più alta prevalenza di contagi è rappresentata dai consumatori di sostanze stupefacenti (PWID – People Who Inject Drugs). Il virus si trasmette per via parenterale attraverso il contatto diretto  con sangue infetto, per cui i principali  fattori di rischio sono: lo scambio di siringhe usate, le trasfusioni di sangue non controllate  e non testate (oggi, tutte  le unità raccolte sono testate mediante ricerca di anticorpi anti - HCV e test genetico PCR), le strumentazioni mediche  e chirurgiche per  cure dentali, tatuaggi, piercing, non adeguatamente  sterilizzate, condotte sessuali  a rischio e non protette e trasmissione  da madre infetta al figlio  durante il parto.

Esistono 6 genotipi di virus della epatite C che si presentano con frequenze diverse a seconda delle zone geografiche.  In Italia è prevalente il genotipo 1 (in particolare 1b) che si riscontra in circa il 50% delle persone infette. Anche i genotipi 2, 3 e 4, più comuni in aree geografiche dove la prevalenza della infezione è elevata (Paesi asiatici, Est Europa ed Egitto), mostrano una frequenza in aumento in Italia, causa i flussi migratori.

L’infezione spesso decorre in maniera asintomatica o presenta sintomi vaghi e aspecifici. Circa il 30% delle persone infette elimina spontaneamente il virus entro 6 mesi dalla infezione, senza alcun trattamento. Nel restante 70% dei casi l’infezione acuta può cronicizzare e condurre alla cirrosi, una condizione grave che può portare ad epatocarcinoma.

Le principali alterazioni istologiche della infezione cronica da virus C, sono dovute ad una attività infiammatoria che può evolvere in fibrosi epatica progressiva, indipendentemente  dal genotipo e dalla carica virale. La fibrosi evolve in cirrosi nel 10-40% dei pazienti con epatite cronica C.

Come viene diagnosticata l’epatite C?

Occorre effettuare un prelievo di sangue per l’esame che si basa sulla ricerca degli anticorpi specifici contro il virus (anti-HCV).

Se l’esito risulta positivo, la conferma di infezione procede attraverso il test HCV-RNA, ossia la ricerca del virus stesso.

Terapia con i nuovi farmaci antivirali

Alla fine del 2014, in Italia sono stati approvati i primi farmaci ad azione antivirale diretta (DAA; Direct-Acting Antivirals). Essi permettono un tasso di guarigione superiore al 98% e consentono di eliminare il virus in sole 8-12 settimane, senza effetti collaterali significativi. Per la prima volta era stato possibile somministrare terapie orali, efficaci e ben tollerate Fino ad allora l’unico trattamento a disposizione era l’Interferone peghilato ( PegIFN) e  la Ribavirina (RBV),  caratterizzato  da bassa efficacia e molti effetti collaterali; somministrato  per via sottocutanea fino ad una durata massima di un anno e mezzo, richiedeva  controlli frequenti  ed era controindicato nei pazienti più gravi. Lo sviluppo di farmaci nuovi, somministrabili per via orale, ad azione antivirale diretta, ha migliorato il trattamento.

I DAA ad oggi disponibili, assunti per via orale hanno efficacia e profilo di sicurezza ottimali. Agiscono inibendo 3 fasi fondamentali del ciclo di replicazione virale e si differenziano in: Inibitori delle proteasi (anti-NS3-4A); Inibitori della polimerasi RNA dipendente (nucleosidici e non nucleosidici; anti-NS5B); Inibitori della proteina virale NS5A.

Obiettivo della terapia antivirale è l’eliminazione persistente della infezione HCV dimostrata dalla definitiva scomparsa dal sangue di HCV-RNA, ricercato con tecnica PCR, molto sensibile. La guarigione dalla infezione è definita risposta virologica sostenuta (sustained virological response, SVR) e coincide con la dimostrazione di HCV-RNA negativa a 12 settimane dalla sospensione del trattamento antivirale. L’eradicazione persistente del virus ha lo scopo di arrestare la progressione della malattia (talvolta, con possibile regressione della fibrosi epatica), prevenire la comparsa di cirrosi e delle sue complicanze.

I farmaci innovativi DAA approvati per la cura della Epatite C sono: Sofosbuvir; Simeprevir; Daclatasvir; Ledispavir/Sofosbuvir; Ombitasvir/Paritaprevir/Ritonavir +Dasabuvir; Elbasvir/Grazoprevir; Sofosbuvir/Velpatasvir; Glecaprevir/Pibrentasvir; Sofosbuvir + Velpatasvir + Voxilaprevir.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), fornisce in maniera sistematica, tramite aggiornamenti settimanali, dati pubblici circa i risultati dei trattamenti con i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta (DAA) per la cura della epatite C cronica, raccolti dai Registri di monitoraggio AIFA.

I progressi nella cura della epatite C, insieme ai programmi di screening per la diagnosi precoce contribuiranno a raggiungere, entro il 2030, l’obiettivo dell’OMS di eliminare questa infezione su scala globale.

L’Oms lancia la sfida: eradicare l’Hcv entro il 2030
IlPiacenza è in caricamento