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La giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità

Evidenzia i legami che intercorrono tra territorio, biodiversità e cambiamenti climatici

La Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione (17 giugno) fu istituita dalla Assemblea Generale Nazioni Unite nel 1995 per sensibilizzare i Governi, le Organizzazioni e le persone sulla responsabilità collettiva nell'utilizzo sostenibile dell'acqua e prevenire la desertificazione. Nel 1994 veniva adottata a Parigi la Convenzione per la lotta alla desertificazione ( UNCCD: United Nations Convention to Combat Desertification), ratificata da 200 Paesi, tra i quali l'Italia, con l'obiettivo di mitigare gli effetti della siccità attraverso attività di cooperazione internazionale  nei Paesi più colpiti, in particolare l' Africa. Le strategie messe in campo per la prevenzione si concentrano sul miglioramento della produttività del suolo e sulla gestione sostenibile delle risorse del territorio e dell'acqua.

Il tema del 2020 "Food. Feed. Fibre. Sustainable production and consumption" è stato scelto per informare la popolazione mondiale sui legami che intercorrono tra suolo, territorio, biodiversità e cambiamenti climatici. Lo scopo è di porre l'attenzione sul problema del depauperamento delle terre fertili e coltivabili a vantaggio della urbanizzazione che toglie migliaia di chilometri quadrati alla natura, sacrificando interi ecosistemi. Oggi più che mai occorre orientare le azioni, i comportamenti in modo da renderli più sostenibili per conservare la produttività della Terra, proteggere le biodiversità e affrontare i cambiamenti climatici, gestire in modo sostenibile le risorse terrestri che producono cibo, nutrono gli animali e forniscono fibra per abiti, ed anche assumere un ruolo importante nel ricostruire il rapporto con la natura nella fase post- Covid. Perchè la Terra possa soddisfare le esigenze della intera popolazione mondiale - ricordano gli esperti - è necessario modificare stili di vita errati, educando, al tempo stesso gli individui a ridurre il proprio impatto ambientale.

I DESERTI SI ESPANDONO

Un recente studio condotto dai ricercatori della Università americana di Maryland e pubblicata sul "Journal of Climate" ha evidenziato come nell'ultimo secolo la superficie del Sahara sia aumentata del 10% e che tale dato sia destinato a peggiorare ulteriormente nei prossimi cento anni.

A risentirne particolarmente di tale aumento sono e saranno principalmente la fauna e la flora che in determinate zone, ora si trovano minacciate. Secondo uno studio dell'UNCCD, nel mondo si perdono circa 12 milioni di ettari di terra fertile ogni anno e un miliardo e mezzo di persone traggono il loro sostentamento da terreni che sono a rischio desertificazione. Le ragioni principali del fenomeno sono: il riscaldamento globale, lo sfruttamento intensivo del terreno e l'inquinamento. La desertificazione è un fenomeno strettamente legato alle variazioni climatiche, ma anche allo sfruttamento eccessivo ed inadeguato della terra, a comportamenti errati e alla deforestazione.

La situazione è drammatica in Africa, dove il 73% delle terre aride coltivate sono interessate dal degrado e dalla desertificazione, ma esistono vaste aree degradate o minacciate anche in Asia, in America Latina, nel nord del Mediterraneo ed anche in Paesi sviluppati come gli Stati Uniti e la Russia, per motivi legati a fattori climatici ed alla presenza di ecosistemi fragili. Il Mediterraneo è considerato un "climate change", cioè una delle aree più a rischio di cambiamenti climatici estremi. L'uso poco accorto delle risorse idriche mettono sotto stress, non solo il Sud, ma anche il Trentino, la Valle d'Aosta e la Liguria. Gli studiosi hanno ipotizzato che entro i prossimi trenta anni, la metà dei 20.000 esemplari che attualmente vivono in tale habitat rischierà l'estinzione.

La Banca mondiale stima che entro il 2050, la migrazione climatica interesserà 143 milioni di persone che oggi vivono nell'Africa Sub Sahariana, l'Asia meridionale e l'America del Sud, costrette a spostarsi dai rispettivi luoghi di origine, resi invivibili dai cambiamenti in corso. Circa un quinto del territorio italiano è ritenuto a rischio desertificazione ed il 41% si trova nelle Regioni del sud: Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre Regioni, come l'Emilia Romagna e le Marche.

Sulla rivista "Nature" del marzo 2000, è stato pubblicato uno studio che rivela come le foreste pluviali abbiano ridotto di un terzo la loro capacità di assorbimento della anidride carbonica negli ultimi 30 anni. Il Ricercatore italiano del team Francesco Rovero, presso il Dipartimento di Biologia della Università di Firenze, ha spiegato i motivi di questa vera catastrofe, una emergenza silenziosa che da tempo si sta consumando dovuta agli incendi (dolosi o per la siccità).

La ricerca ha rivelato che la capacità di assorbimento di CO2 da parte degli alberi delle foreste pluviali amazzoniche e africane si è ridotta di oltre il 30%, un disastro dal punto di vista del contrasto ai cambiamenti climatici. L'esperto, ha analizzato i dati di accrescimento e mortalità di 300.000 alberi da 565 aree di foreste pluviali, in Africa e in Amazzonia, un tracciamento durato oltre 30 anni, a cura di una importante rete di studiosi.

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Giorgio Vacchiano, Ricercatore della Università statale di Milano e divulgatore scientifico, nel suo libro "La resilienza del bosco" Ed. Mondadori, ha affermato che gli incendi non sono una diretta conseguenza delle alte temperature, perchè l'autocombustione praticamente non esiste, ma sono legati alla siccità, che equivale a caldo secco. Questi ultimi anni, infatti, sono stati caratterizzati da una quantità di piogge inferiori del 60% rispetto alla media dell'ultimo trentennio.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (2)

  • anche in Cina hanno grandissimi problemi e stanno facendo grossi investimenti per contrastare il rapido avanzare del deserto del Gobi, che si teme possa arrivare addirittura fino a Pechino

  • E' un problema reale ma senza soluzione, credo. Le cause derivano dall'aumento della popolazione umana degli ultimi 50 anni, da cui deriva la riduzione delle terre coltivabili con l'espansione delle aree abitate, aumento di infrastrutture, ecc. ecc. Non si può servire Dio e Mammone, recitava un detto sentito molti, molti anni orsono.

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