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Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

La longevità, tra genetica e stili di vita

Gli studi di un gruppo di scienziati della Università di San Francisco (California) hanno dimostrato che adottando stili di vita salutari è possibile rallentare i meccanismi alla base dell’invecchiamento cellulare.

Fumo, alcool, sedentarietà, esposizione agli inquinanti chimici, radiazioni, vanificano gli influssi positivi dei geni ed accorciano la vita. La possibilità di una lunga vita in buona salute è per il 70% affidata a noi stessi e deriva dalle abitudini che adottiamo, indipendentemente dal patrimonio genetico.

I maggiori rischi per la salute nascono dagli eccessi alimentari. Lo conferma anche la dieta abituale nelle “zone blu della Terra”, aree in cui la vita media è più lunga e con una maggiore concentrazione di centenari. Queste popolazioni longeve sono caratterizzate da una alimentazione a basso apporto calorico e basata soprattutto su verdura, frutta e pesce.

La componente genetica dell’invecchiamento: i telomeri e la telomerasi

In uno studio pubblicato sulla rivista “Lancet Oncology” i ricercatori sono riusciti a favorire l’aumento del 10% in 5 anni della lunghezza dei telomeri, la parte terminale di ogni singolo cromosoma che protegge le estremità dall’accorciamento, determinato dal tempo, dall’invecchiamento e dagli effetti della ossidazione.

Secondo gli studiosi, la soluzione per bloccare l’accorciamento dei telomeri e farli ricrescere è quella di adottare una alimentazione a base di vegetali, svolgere attività fisica personalizzata e la meditazione anti-stress.

Nel secolo scorso, il biologo Leonard Hayflick aveva dimostrato che le cellule dell’organismo non possono riprodursi all’infinito e ad un certo punto, cessano di duplicarsi e muoiono. Egli formulò la teoria secondo cui le cellule non possono andare oltre un determinato numero di duplicazioni definito “limite di Hayflick”.

Tra le varianti genetiche che possono favorire la longevità vi sono anche quelle che regolano i telomeri. Esiste un enzima chiamato telomerasi, scoperto nel 1955 alla Università di Berkeley (California) che impedisce l’accorciamento dei telomeri perché duplica alcune sequenze di DNA e le aggiunge alla fine dei cromosomi, allungando i tappi protettivi ed evitando che si accorcino troppo, così le cellule vivono più a lungo e di conseguenza, le persone.

Una ricerca di Elizabeth Blackburn, biologa australiana, Premio Nobel per la Medicina 2009, ha dimostrato che lo stress cronico influenza i processi di invecchiamento favorendo una riduzione dei telomeri. L’accorciamento è stato osservato in numerose condizioni tra cui: obesità, stress psicologico, disfunzione immunitaria, cancro e malattie cardiovascolari.

I radicali liberi invecchiano le cellule

I radicali liberi sono una specie chimica molto reattiva. Si tratta di molecole o atomi instabili in quanto presentano un elettrone in meno negli orbitali più esterni. L’elettrone mancante spinge la molecola in cerca di stabilità chimica a legarsi con altri radicali o con elettroni di altre cellule vicine, questo da vita a continue reazioni a catena: ogni molecola che cede un elettrone ad un atomo instabile, a sua volta dovrà riacquistare l’elettrone perduto da un altro atomo. Tale reazione viene arrestata solo dagli antiossidanti.

In condizioni normali la produzione di radicali liberi viene bilanciata dagli antiossidanti dell’organismo.

Fino a quando la presenza di radicali liberi è proporzionata alla quantità di antiossidanti, l’organismo si trova in una condizione di equilibrio perfetto; l’azione dannosa dei radicali liberi inizia ad avvertirsi quando aumenta la concentrazione e prevalgono sugli antiossidanti che possono contrastare l’effetto.

I radicali liberi che si accumulano nell’ organismo e che non vengono contrastati dai meccanismi antiossidativi, generano la condizione di stress ossidativo, che, oltre ad essere il maggiore responsabile dell’invecchiamento cutaneo, può alterare la quantità di energia cellulare, ridurre lo scambio tra le membrane cellulari e l’esterno, distruggere i grassi delle membrane, gli zuccheri, i fosfati, gli enzimi, le proteine e arrivare ad intaccare il DNA.

I radicali liberi furono individuati chimicamente nel 1956 dal professor Denham Harman, emerito della Università di Nebraska (USA), conosciuto come il padre della teoria dell’invecchiamento da radicali liberi. Egli giunse alla conclusione che erano la principale causa dell’invecchiamento delle cellule e ne sottolineò l’effetto altamente nocivo.

Si distinguono due tipologie di radicali liberi:

ROS (Reacing Oxygen Species) prodotti dalla reazione dell’ossigeno con cationi di ferro, rame e zinco di cui fanno parte l’anione superossido, il perossido di idrogeno e il radicale ossidrilico.

RNS (Reacting Nitrogen Species), sono specie reattive originate dall’azoto, come l’ossido nitrico e il perossinitrito.

L’assunzione eccessiva di alcol determina sofferenza epatica, producendo notevoli quantità di radicali liberi che il meccanismo antiossidante non riesce a distruggere.

Il tabacco è una potente tossina ed è ricco di sostanze nocive. Il fumo prodotto, contiene moltissimi radicali liberi che trasformano l’ossigeno molecolare in perossido di idrogeno.

I radicali liberi producono un danno a livello cellulare che si manifesta lentamente ed inesorabilmente nel tempo; danneggiano i mitocondri e le membrane cellulari in modo talmente elevato che i processi riparatori degli antiossidanti vengono resi vani fino alla morte delle cellule.      

 Antiossidanti per contrastare i radicali liberi

Quando l’organismo non è più in grado di neutralizzare i radicali liberi è necessario aiutarlo con alcune sostanze che possono essere assunte con l’alimentazione sotto forma di integratori.

Gli antiossidanti forniscono ai radicali l’elettrone mancante riportando l’equilibrio e funzionando da agenti riducenti, prevengono le reazioni ossidative.

Polifenoli - (bioflavonoidi, tannini, quercetina, antocianine), contro le malattie cardiovascolari. Sono presenti nella frutta e nelle verdure colorate.

Vitamine - (vitamina C, vitamina E, Provitamina A), contro l’invecchiamento cutaneo. Sono presenti nella frutta e verdura di colore giallo, rosso e verde.

Micronutrienti - Sali minerali quali selenio, zinco, rame; coenzima Q10, glutatione, melatonina.

Sali minerali per l’energia, coenzima Q10 benefico per il cuore e la cute (si trova nei cereali e nei vegetali).

Il glutatione è costituito da tre aminoacidi: cisteina, acido glutammico e glicina. E’ tra i più potenti antiossidanti del nostro corpo, protegge i globuli rossi ed è utile contro l’invecchiamento cellulare. Si trova in alcuni tipi di carne, frutta, verdura, cereali.

La longevità, tra genetica e stili di vita

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