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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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La questione energetica globale e la situazione in Italia 

All’attuale livello di consumo e di innovazione tecnologica, le fonti di energia sono estremamente limitate e le risorse oggi più comunemente utilizzate si esauriranno nei prossimi decenni. Le risorse naturali che non si rigenerano nel breve periodo e quindi soggette ad esaurimento con il consumo comprendono: petrolio, carbone, gas, uranio etc. I combustibili fossili non sono risorse rinnovabili, ma vanno incontro al fenomeno dell’esaurimento. Una risorsa non rinnovabile non termina all’improvviso, la sua produzione cresce nel tempo, raggiunge un massimo di picco e poi inizia il declino più o meno rapido, a seconda dei fattori geofisici, tecnici ed economici. Nel caso del petrolio, ad esempio, questa dinamica è stata osservata centinaia di volte nei campi petroliferi di tutto il mondo. Attualmente, buona parte dei Paesi che sono, o sono stati, produttori di petrolio, sono in declino produttivo, ossia hanno superato il picco regionale. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la categoria di petrolio più facilmente raggiungibile ed estraibile definita convenzionale ha raggiunto il picco nel 2008 e nessuna delle nuove fonti petrolifere (deep water, fracking, etc), ha dimostrato di essere particolarmente conveniente. All’inizio del 1900 la popolazione mondiale aveva un consumo totale di energia di 12.128 terawattora*, il dato è via via aumentato sino a raggiungere nel 2018 171.240 terawattora; la domanda di energia aumenta in modo esponenziale e le riserve di combustibili fossili diminuiscono molto velocemente. Nel 2019, il consumo globale di energia primaria era suddiviso in: 84,3% combustibili fossili, 15,7% fonti energetiche a bassa emissione di carbonio, di cui l’11,4% rinnovabili ed il 4,3% nucleare. Il trend di miglioramento delle rinnovabili sembra promettente per una sostituzione delle risorse fossili, ma la loro diffusione ha impiegato più di 50 anni per passare dal 6% nel 1970 al 15,7% nel 2019. La mancanza di accesso alla elettricità per quasi un miliardo di persone è una realtà preoccupante e le aree più problematiche del pianeta sono: l’Africa sub-Sahariana, il sud-est asiatico, l’Asia meridionale e l’America latina.

*Terawatt =unità di misura della energia, pari a un miliardo di Kilowattora

PANORAMICA SULLA QUESTIONE ENERGETICA

Italia e Germania sono i Paesi UE più esposti dal punto di vista della dipendenza energetica da Mosca e si stanno muovendo per avere alternative valide, dato lo stato di guerra in Ucraina. L’Italia, in particolare, intensifica la quantità di gas provenienti dalla Algeria e da Azerbaijan (paese del Caucaso) e punta sui tre rigassificatori presenti sul territorio, ma, se non basta si riaprono anche le 7 centrali a carbone. In questo nuovo contesto rischia di rimanere sulla carta l’impegno dell’Italia - dichiarato alla Conferenza sul Clima di Glasgow nel novembre 2021, a ridurre il più possibile l’utilizzo del carbone nelle sette centrali elettriche che ancora lo utilizzano con l’obiettivo di chiuderle o riconvertirle entro il 2025 con 5 anni di anticipo rispetto ai piani europei. Gli impianti si trovano a: La Spezia, in Liguria, a Fiume Santo, in Sardegna, a Portoscuso,in Sardegna, a Brindisi in Puglia, a Torrevaldaliga nel Lazio, Fusina in Veneto e a Montefalcone in Friuli Venezia Giulia. Le quote della produzione primaria di energia nel mondo (Fonte World Energy Balance dati 2019) indicano il Petrolio al 30,9%, Carbone 26,8%, Gas naturale 23,2%, Seguono Biocarburanti 9,4%, Nucleare 5%, Idroelettrico 2,5%. Altre rinnovabili 2%.

Il Petrolio

I Paesi che producono ed esportare petrolio sono diversi; ai primi posti della produzione mondiale: gli Stati Uniti 20%, l’Arabia Saudita 12%, la Russia (11%). Dal 2014 tutti e tre i paesi sono in grado di assicurare un livello di produzione tra 9 e 11 milioni di barili al giorno. Il Paese al quarto posto, l’Iran con una produzione del 5% e sullo stesso livello è la Cina.  Al sesto posto, con un valore di circa il 4%, il Canada; seguono: Emirati Arabi, Messico, Kuwait, Iraq e Venezuela, con una produzione tra il 3 e 4%. Per quanto riguarda il consumo di petrolio, in terza posizione vi è il Giappone. Questa nazione non ha in attività giacimenti petroliferi, ma fa ampio utilizzo di petrolio che viene completamente importato. Il 40% circa della energia che viene utilizzata quotidianamente nel mondo deriva da fonti alimentate a petrolio ed il 90% circa dei trasporti fa uso di carburanti derivanti dal petrolio per la locomozione.

FONTI E CONSUMI ENERGETICI IN ITALIA

L’Italia è il 49esimo produttore di petrolio nel mondo. I giacimenti di petrolio più importanti in Italia si trovano in Sicilia e nel suo immediato offshore, in particolare il giacimento di Ragusa (1500 metri di profondità) e quello di Gela (3500 metri di profondità) e quello di Gagliano Castelferrato (produce gas ed è situato a circa 2000 metri di profondità). Vi sono poi, tra i più importanti quelli dalla Val d’Agri in Basilicata e quello di Porto Orsini nell’Adriatico ravennate. La ricerca prosegue ancora oggi con una produzione petrolifera di circa 80.000 barili al giorno, mentre quella gassifera è di circa 15 miliardi di metri cubi. Il picco di produzione petrolifera in Italia è stato raggiunto nel 1997 e la velocità di esaurimento corrente è del 3,1%. La produzione nazionale rappresenta circa il 7% del nostro consumo totale di petrolio, il rimanente 93% è pertanto importato dall’estero. La produzione italiana corrisponde all’1% della produzione mondiale (da CEA Centri di Educazione Ambientale Legambiente). L’estrazione del petrolio ha un elevato impatto ambientale legato sia alla attività normale di estrazione che prevede esplorazioni sismiche, perforazioni e soprattutto scarti altamente inquinanti, sia agli inevitabili e purtroppo frequenti incidenti. L’estrazione petrolifera è una operazione molto costosa che ha ripercussioni negative per l’ambiente: ricerche offshore che disturbano l’ambiente marino che hanno un impatto ambientale grave.

Il gas naturale

L’Italia estrae poco più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno; nei piani del Governo vi è l’aumento a 5 miliardi. Sono all’incirca 1.000 i giacimenti in funzione, 514 sono attivi e continui, mentre 752 attualmente non sono funzionanti. La Basilicata è al primo posto tra le Regioni dove si estrae di più, seguita da: Sicilia, Emilia-Romagna e Molise. L’Italia consuma annualmente circa 70 miliardi di metri cubi di gas ( dati del 2020 e del 2021). Di questi, la parte maggiore serve per generare elettricità e calore. Seguono i consumi domestici, industriali e del commercio e servizi. Nel 2021 sono stati 71,34 i miliardi di metri cubi di gas utilizzati dal nostro Paese con il 40% circa proveniente dalla Russia, il 22% dall’Algeria. Il restante fabbisogno di questo combustibile è soddisfatto da: Libia, Norvegia, Olanda e Qatar. Lo scorso anno, dai punti di ingresso di Tarvisio e Passo Gries sono passati 31,2 miliardi di metri cubi di gas provenienti dalla Russia attraverso la rete di condotte europee.

Energie rinnovabili

Fin dai primi esperimenti tecnici di inizio novecento, il nostro Paese si è distinto nel mondo per la capacità innovativa nello sfruttare le fonti geologiche. Ora, più di un terzo della energia elettrica prodotta arriva da fonti green: l’idroelettrico domina da sempre, seguono il solare fotovoltaico, le bioenergie, l’eolico e il geotermico. Nel complesso, l’Italia è il terzo produttore di rinnovabili in Europa e presenta rilevanti differenze territoriali. Lidroelettrico è dominante dove il terreno presenta forti pendenze come nell’arco alpino, in misura minore lungo la dorsale appenninica. Il fotovoltaico è più diffuso al sud, grazie alla minore latitudine alla insolazione maggiore. L’energia eolica viene raccolta soprattutto in Sicilia e Sardegna e nella parte meridionale della dorsale appenninica a partire da Puglia, Campania e Basilicata. L’energia geotermica ha come polo di eccellenza la Toscana per ragioni storiche e per caratteristiche geologiche, ma tutte le Regioni sono coinvolte nel raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 mirato a produrre energia pulita e con investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili.

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