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La speranza in un farmaco immunosoppressore già in uso, Tocilizumab

Somministrato a pazienti con polmonite severa da SARS- CoV 2, ha dato risultati promettenti

La notizia è arrivata da Napoli: sei pazienti affetti da Covid - 19, ricoverati in terapia intensiva all'Ospedale Domenico Cotugno, sono stati trattati  con "Tocilizumab", un farmaco utilizzato contro l'artrite reumatoide che sarà distribuito gratuitamente dalla Azienda Farmaceutica Roche agli Ospedali che ne faranno richiesta per contrastare i casi più gravi di polmonite da coronavirus.

"E' stato somministrato in questi giorni e con buoni risultati - ha dichiarato il professor Paolo Ascierto, Direttore dell'Unità di Oncologia dell'Istituto Pascale di Napoli - Il farmaco è stato usato anche nella terapia della sindrome da rilascio citochinica, dopo trattamento con le cellule Car - T, terapie geniche praticate in pazienti affetti da leucemie e linfomi, in stadio avanzato. Non è quindi un antivirale, cioè non agisce contro il virus, ma solo su una complicanza dell'infezione, la polmonite severa.

Il Tocilizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, ricombinante, della Hoffmann-La Roche e Chugai, un farmaco immunosoppressore (che inibisce la risposta eccessiva del sistema immunitario) studiato principalmente nel trattamento della artrite reumatoide e che agisce bloccando la produzione di interleuchina 6 (IL- 6) una potente molecola infiammatoria, prodotta dal sistema immunitario, in risposta, in questo caso, alla infezione virale. Viene somministrato per via endovenosa al dosaggio di 8 mg/Kg, infuso in soluzione fisiologica 100 cc. in una ora (non deve superare 800 mg per via endovenosa). La sperimentazione del farmaco è avvenuta grazie alla collaborazione tra Azienda Ospedaliera dei Colli, Ospedale Cotugno e IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli, studiosi di virologia italiani ed anche cinesi della University of Science and Technology of China.

"A distanza di 24 ore della infusione, sono stati evidenziati incoraggianti miglioramenti clinici e pazienti con Coronavirus stanno ricevendo la terapia anche negli Ospedali di Bergamo, Fano e Milano. In Cina sono stati 21 i pazienti trattati che hanno mostrato un miglioramento importante, già nelle prime 24 - 48 ore dal trattamento, senza interferire con il protocollo terapeutico a base di farmaci antivirali - ha proseguito il professor Ascierto.

"I risultati positivi di Tocilizumab devono essere validati" - ha precisato il professor Gerardo Botti, Direttore scientifico del Pascale - "per questo serve uno studio multicentrico a livello nazionale".

LA RICERCA DI UNA CURA CHE SCONFIGGE IL VIRUS O NE LIMITI GLI EFFETTI È GLOBALE

La biofarmaceutica californiana Gilead Sciences coinvolgerà l'Azienda ospedaliera di Padova, l'Ospedale Sacco di Milano e il Policlinico San Matteo di Pavia nella sperimentazione del Remdesivir, un antivirale usato nel trattamento di Ebola ed altre infezioni da virus. Gilead ha annunciato l'inizio di due studi clinici di "fase 3" su un migliaio di pazienti, prima in Asia e poi in tutti gli Stati che hanno registrato un elevato numero di casi che sarebbe risultato  efficace contro  Sars-CoV - 2 ed il Ministero della Salute italiano è in procinto di dare l'autorizzazione. Le procedure riguarderanno 400 pazienti con gravi manifestazioni cliniche e altri 600 con manifestazioni moderate.

La terapia con farmaci antinfiammatori ha salvato la vita anche al "paziente uno" di Codogno, Mattia, il 38enne sportivo che ora è uscito dalla Terapia intensiva, iniziando a respirare autonomamente. "Per noi sono tutti "pazienti uno" e vengono curati allo stesso modo, ha spiegato il professor Raffaele Bruno, Direttore dell'Unità di Malattie Infettive dell'Ospedale di Pavia. "Stiamo utilizzando un mix di antivirali e antinfiammatori per tutti i pazienti ricoverati al San Matteo di Pavia affetti da Coronavirus. Abbiamo riscontrato una forte componente infiammatoria in questa patologia e per questo - ha proseguito il professore - abbiamo deciso di utilizzare questa cura. Al Policlinico San Matteo si è capito che la malattia da Coronavirus ha due fasi: un’iniziale che si presenta con una polmonite interstiziale a medio-basso fabbisogno di ossigeno e una fase secondaria, rapidamente progressiva in cui interviene una sindrome infiammatoria che fa peggiorare la situazione. L'infezione può colpire anche i giovani, in forma severa, sebbene la maggior parte dei contagiati sia costituita dagli over 70. Il professor Fausto Baldanti Direttore della Unità di Virologia del Policlinico San Matteo di Pavia, ha sottolineato che si stanno analizzando i dati ottenuti dalle ricerche,  determinando con chiarezza situazioni che prima erano oscure, anche se ci sono ancora dettagli che sfuggono, come il motivo per cui il virus colpisce maggiormente le persone adulte.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (2)

  • „la malattia da Coronavirus ha due fasi: un’iniziale che si presenta con una polmonite interstiziale a medio-basso fabbisogno di ossigeno e una fase secondaria, rapidamente progressiva in cui interviene una sindrome infiammatoria che fa peggiorare la situazione.“

    Volevo sapere se sono noti anche i tempi che intercorrono mediamente tra queste due fasi, ovvero mediamente quanto dura la fase 1 durante la quale si sviluppa la polmonite interstiziale a medio-basso fabbisogno di ossigeno, prima che la situazione si aggravi con la fase 2.

  • mi incuriosirebbe sapere se la scoperta degli effetti benefici del Tocilizumab sui pazienti affetti da Covid–19 è avvenuta in seguito ad un banale, ma fortunato, errore di somministrazione, oppure se alla base c’è stata comunque una intenzionalità già in partenza

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