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Martedì, 30 Novembre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Le capitali dell’inquinamento e la “neve nera” della Siberia

Pechino e New Delhi si sono risvegliate, nei giorni scorsi nella morsa di una fitta foschia che ha avvolto alcune aree, con una visibilità ridotta a meno di 200 metri. Le autorità di Pechino, dove sono stati chiusi i parchi giochi delle scuole, hanno attribuito la situazione all’inquinamento regionale.

New Delhi, la città più inquinata al mondo è stata circondata da una fitta nebbia tossica dopo il “Diwali”, la festa indù delle luci, che simboleggia la vittoria del bene sul male, celebrata con una moltitudine di lampade a olio, fuochi di artificio e candele accese a lungo, nonostante i divieti del Governo. Temporaneamente chiuse le scuole, vietate le principali attività di edilizia e, se possibile, evitare di uscire di casa. A New Delhi, l’inquinamento in parte è dovuto al traffico causato dagli spostamenti  dei suoi oltre 20 milioni di abitanti, ma anche  agli incendi  che spesso avvengono  nei terreni agricoli.

In Siberia, la popolazione di Mezdurecensk cittadina della Russia situata nella Siberia occidentale è spaventata dalla “neve nera” (black snow) che ricopre strade, case e vegetazione. La colorazione è causata dalle emissioni delle centrali elettriche a carbone che sporcano le distese di neve e danneggiano la salute ancora più della anidride carbonica.

La città è un grande centro minerario nella zona del bacino del Kuzbass, una delle zone più note per l’intensa e inquinante attività del carbone che fa ammalare persone ed il territorio. Di questa area che desta seria preoccupazione si è parlato anche alla Cop 26 di Glasgow.

Fonti russe di stampa evidenziano che nei primi dieci mesi del 2020, l’Azienda Yuzhny Kuzbass, ha prodotto 9,2 milioni di tonnellate di carbone, il 38% in più rispetto allo stesso periodo del 2019, e in gran parte destinato alla Cina, con ricadute allarmanti per l’ambiente.

Jar Ivar Jorsbakken, ricercatore del Center for International Climate and Environment Research di Oslo, ed autorevole esperto di emissioni, ha precisato che per la zona, il carbone è una occasione commerciale  importante e di opportunità economica a causa della carenza di elettricità in Cina.

Green Peace e l’Università di Stoccarda hanno elaborato una infografica dettagliata per mostrare come questi veleni incidano su molti organi umani ed in particolare sull’apparato riproduttivo di donne che vivono in queste aree siberiane. La polvere è tossica perché contiene metalli pesanti, come mercurio ed arsenico. L’aria si riempie di un minuscolo particolato che resta in sospensione e quando nevica precipita al suolo insieme ai fiocchi di neve.

C’è preoccupazione per la salute di 2,6 milioni di persone ed esperti sottolineano come in questa regione l’aspettativa di vita è inferiore alla media  nazionale per morti dovute a cancro e tubercolosi.

Le capitali dell’inquinamento e la “neve nera” della Siberia

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