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Le domande dei lettori che vogliono approfondire

Le immunoglobuline: risposta ad alcuni quesiti posti dai lettori in merito agli ultimi articoli su anticorpi e vaccini

Gli anticorpi prodotti nel corso di una infezione, possono essere usati nella diagnostica di laboratorio per stabilire se un paziente ha un processo infettivo in corso (non solo gli anticorpi anti-rosolia,ma anche di molti altri virus, quali il nuovo coronavirus SARS - CoV - 2, i virus epatite B e C, dell' HIV, il citomegalovirus, il virus Epstein Barr della mononucleosi infettiva, oppure di microrganismi come il Mycobacterium tuberculosis etc.). Mediante i test sierologici vengono ricercati gli anticorpi che l'organismo produce in risposta alla stimolazione antigenica attivata dal virus o altro microrganismo che viene ricercato, ma non il genoma virale o batterico, per il quale occorre una diagnosi molecolare attraverso la determinazione degli acidi nucleici del patogeno in causa, con  tecnica di PCR (Polymerase Chain Reaction) mediante amplificazione genica. Sostanziale è la presenza di anticorpi IgM o IgG nel siero. L’ IgM indica un recente contagio e che l'infezione è ancora in corso, mentre la presenza di anticorpi IgG indica una infezione passata, ormai debellata o testimoniare l'efficacia di un vaccino.

Approfondisco, come richiesto dal lettore di un precedente articolo, l’analisi alla rosolia. Per confermare la diagnosi è necessario il ricorso ad esami di laboratorio, generalmente  mediante indagini sierologiche per la ricerca degli anticorpi per rilevare una infezione in corso o pregressa e valutare se sono presenti livelli protettivi di anticorpi specifici contro il virus o sulla identificazione virale, mediante PCR.

Il virus della rosolia, in genere, causa infezioni lievi caratterizzate da febbre, eruzioni cutanee che persistono per 2-3 giorni. L'infezione è molto contagiosa, ma prevenibile tramite il vaccino. Il test anticorpale della rosolia (Rubeo Test) rileva e misura gli anticorpi presenti nel sangue che sono stati prodotti dal sistema immunitario, in seguito alla infezione  o al vaccino. La preoccupazione riguarda le donne in stato di gravidanza che contraggono il virus nel primo trimestre. In questo stadio di sviluppo, il feto è molto vulnerabile. Se il virus passa dalla madre al feto, può causare aborto, nascita prematura o una serie di alterazioni permanenti del bambino: ritardo mentale, sordità, microcefalia, cardiopatie e cataratta. Per prevenire la malattia, occorre la vaccinazione, mediante vaccino combinato MPR (Morbillo, parotite, rosolia), la cui prima dose viene offerta ai bambini al 12°- 15° mese e la seconda a 5 - 6 anni.

L'anticorpo anti-rosolia IgM è il primo a comparire nel sangue dopo la esposizione alla malattia. Il valore aumenta e raggiunge il picco nel sangue entro circa 7-10 giorni dalla infezione e poi si riduce  nel corso delle settimane successive. L'anticorpo anti-rosolia IgG richiede un po' più di tempo per fare la sua comparsa, ma poi rimane nel sangue per tutta la vita, offrendo protezione contro una nuova infezione. Quindi, la presenza di anticorpi anti-rosolia IgM nel siero indica un contagio presente, mentre la presenza di anticorpi IgG può indicare una recente o passata rosolia o testimoniare l'efficacia del vaccino effettuato.

In modo più esplicito:

- IgG ed IgM negativi: suscettibile di contagio (consigliato il vaccino)

- IgG negativo ed IgM positivo: malattia in corso in fase iniziale

- IgG e IgM positivi malattia in corso in fase finale

- IgG positivo e IgM negativo: vaccinato o immunità acquisita per pregressa malattia.

LE IMMUNOGLOBULINE

Il sistema immunitario è in grado di ricordare l'antigene che ha incontrato e quindi di attivare una produzione più rapida degli anticorpi specifici e nel caso di microrganismi, questo meccanismo di memoria aiuta a prevenire le reinfezioni.

Circa il 15% dei linfociti ematici sono linfociti B (globuli bianchi del sangue), si sviluppano nel midollo osseo e sono responsabili della risposta immunitaria umorale. Quando i linfociti B hanno il primo contatto con un antigene (sensibilizzazione), alcuni di essi si trasformano in plasmacellule e cominciano a formare immunoglobuline specifiche verso l'antigene.

Le immunoglobuline o anticorpi sono glicoproteine composte di aminoacidi disposti in una certa sequenza; le Immunoglobuline M (IgM) 10% del totale, sono quelle che compaiono più rapidamente nel siero, perché sono le prime ad essere formate in risposta all'antigene (virus, batteri) e sono sostituite successivamente dalle IgG;

- Immunoglobuline G (IgG) sono le più rilevanti da un punto di vista quantitativo (70-80%), cominciano ad essere prodotte dopo il 2° mese di vita, possono attraversare la placenta e questo garantisce l'immunità al neonato nei primi mesi di vita. Aumentano dopo qualche settimana dal contatto, per poi diminuire e stabilizzarsi. L'organismo mantiene la memoria delle diverse IgG che possono quindi essere riprodotte ad ogni esposizione allo stesso antigene. Le IgG sono responsabili della protezione a lungo termine contro microrganismi e a prevenire una nuova infezione, sono anche chiamate gammaglobuline.

Nella diagnostica di laboratorio, la presenza di IgG specifiche  per antigeni di un determinato virus nel siero indica  che l'organismo è venuto a contatto  con il microrganismo in una infezione  pregressa  o asintomatica; se sono presenti le IgM, l'infezione è in atto, in fase acuta.

- Immunoglobuline A (IgA) sono quelle che assolvono il compito della prima difesa e sono presenti soprattutto nella saliva, nelle lacrime, nella secrezione bronchiale ed in quella intestinale, costituiscono il 15% delle immunoglobuline totali nel sangue e forniscono una protezione contro le infezioni delle mucose. Le IgA passano dalla madre al bambino tramite l'allattamento, fornendo una protezione al tratto gastrointestinale del bambino. Vengono prodotte in quantità significative solo a partire dal sesto mese di vita del bambino.

- Immunoglobuline D e E (IgD e IgE) la loro azione non è ben definita, ma è certo che le IgE rivestono un ruolo importante nelle manifestazioni allergiche e nelle infezioni parassitarie.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (1)

  • come al solito la gentilissima dottoressa Cesena fornisce delle ottime risposte, scritte in modo chiaro, ricco e comprensibile anche a noi comuni mortali. E questa è anche una delle cose fantastiche di questo sito, per cui, pur rischiando di apparire come magari un approfittatore, provo a formulare una curiosità che mi è venuta in questi giorni. Infatti, ultimamente si fa un gran parlare di test rapidi per la ricerca degli anticorpi del covid, però, da quanto mi è parso di capire, mi risulta che tali test abbiano sì il vantaggio di essere molto semplici e rapidi da effettuare, ma abbiano l’inconveniente di non offrire una specificità e una sensibilità adeguate. Mi farebbe quindi molto piacere se l’ottima dottoressa Cesena ci indicasse se davvero i test rapidi di cui si sta discutendo offrano sia una alta probabilità che un individuo sano risulti negativo, sia una alta probabilità che un individuo malato risulti positivo

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