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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Le tempeste di sabbia e le conseguenze sulle zone colpite

La polvere dei deserti ha sugli ecosistemi del pianeta una serie di effetti, fino a modificare il clima. Per valutarli gli studiosi della atmosfera ripercorrono la strada delle tempeste di polvere, dalla partenza nelle zone più aride, all’arrivo, in pratica, ovunque. Alcune regioni della Terra, come il Sahel e altri tratti desertici di Tunisia e Libia fungono da sorgente delle grandi tempeste di polvere.

La sabbia che parte dal Sahara, il più grande deserto del pianeta con una superficie di nove milioni di chilometri quadrati, per circa 200 milioni di tonnellate in media l’anno, si dirige verso l’Oceano Atlantico ed arriva ai Caraibi, oppure, attraversa il Mare Mediterraneo. Il Sahara, oltre alla totale assenza di acqua, è una delle terre più estreme al mondo, di giorno può raggiungere la temperatura vicina ai 50 gradi C, mentre durante le ore notturne, è quasi sempre molto freddo.

Peculiarità del clima Sahariano sono i venti desertici tra i quali:

il Simùn, un vento forte polveroso e secco, che ha temperatura molto alta e umidità minore del 10%. Chi si imbatte in questo vento viene preso da una forte sensazione di soffocamento e l’Harmattan, vento secco e polveroso, considerato un disastro naturale. Rende uomini ed animali irritabili, le sue polveri sottili possono essere talmente fitte da impedire agli aerei di decollare e può spingere polvere e sabbia sino al Sud America.

Gli scienziati hanno compendiato15 anni di rilevazioni dell’impatto della polvere sulla qualità dell’aria nelle comunità che si trovano nel continente africano, correlandone gli effetti sui tassi di sopravvivenza dei bambini, oltre il primo anno di età. Nell’Africa occidentale, con una percentuale di polvere nell’aria del 25% circa, la probabilità di sopravvivenza dei bambini scende del 18%. Jen Burney, scienziato ambientale presso l’Università della California a San Diego e autore dello studio, ha affermato che dove ci sono queste nubi di polvere si registra un effettivo impatto diretto: più decessi di bambini in certe zone, piuttosto che in altre a causa del maggiore carico di polvere nell’aria.

Le particelle di polvere trasportate dalle tempeste di sabbia spostano un grande numero di batteri che riescono a percorrere lunghe distanze. Alcuni di questi possono essere patogeni ed arrecare danni all’ambiente e alla salute degli esseri umani.

Rilevazioni su polvere trasportata dal vento, anche se non a lunga distanza, hanno dimostrato la presenza di: batteri patogeni, tra i quali gli stafilococchi, i batteri che causano la salmonellosi e la meningite, virus, funghi e acari. Molto numerosi i funghi che colpiscono sia l’uomo sia gli animali o piante. In campioni di polvere sono stati trovati i funghi che causano nell’uomo la coccidiomicosi (micosi sistemica che provoca eritema, ascessi e lesioni cutanee), altri che colpiscono le coltivazioni vegetali, in particolare la patata, le lenticchie, il grano, la canna da zucchero, il caffè e la banana.

I Ricercatori che hanno studiato questo fenomeno sono stati coordinati dal professor Yinon Rudich dell’Istituto di Scienze Weizman presso l’Università di Israele. La loro ricerca si è focalizzata soprattutto sulle tempeste di sabbia che colpiscono Israele e che arrivano da diverse aree. Da Nord-Est arrivano tempeste di sabbia provenienti dal Sahara, da Nord-Ovest dall’Arabia Saudita, e dal Sud-Ovest le tempeste che provengono dalle regioni desertiche della Siria.

Lo studio delle tempeste di sabbia provenienti da diverse regioni ha rilevato mediante l’analisi del DNA dei microrganismi trasportati che solo una piccola percentuale di essi (5%) può comportare rischi per l’ambiente e la salute umana.

Alcuni batteri potrebbero trasportare anche geni che incoraggiano la resistenza agli antibiotici, altri potrebbero intervenire su determinati processi dell’ecosistema, come la fissazione dell’azoto. I batteri utilizzano le polveri come vettori, riuscendo così a muoversi in sospensione nell’aria su grandi distanze.

Il professor Rudich e il suo team hanno scoperto che durante una tempesta di polvere la concentrazione dei batteri e il numero delle specie batteriche presenti nella atmosfera aumentano notevolmente e gli esseri viventi che si trovano coinvolti da queste tempeste risultano esposti a una quantità enorme di microrganismi.

Sulla rivista scientifica Microbiome è stata pubblicata la notizia che  un gruppo di ricerca di studiosi di varie discipline, appartenente a più Enti, (Fondazione Edmund Mach, in Alto Adige, Istituto di Biometeorologia del CNR e Università di Firenze, di Venezia e di Innsbruck) ha scoperto sulle Alpi italiane intere comunità di batteri e funghi provenienti dalle sabbie del Sahara.

I venti che soffiano dal deserto del Sahara-Sahel raggiungono le nostre città e trasportando polveri naturali contribuiscono ad aumentare le concentrazioni di PM 10 coincidenti con un incremento dei ricoveri di pazienti per patologie respiratorie e cardiovascolari.

Le tempeste di sabbia e le conseguenze sulle zone colpite

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