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Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Long Covid: nuovi trial clinici per studiare il trattamento dei sintomi a lungo termine

I National Institutes of Health (NIH) americani, avvieranno due trial clinici finalizzati a studiare  trattamenti per i sintomi a lungo termine, post infezione da Covid -19, inclusi: i disturbi del sonno, l’intolleranza all’esercizio fisico e peggioramento dei sintomi a seguito di uno sforzo fisico o mentale. Gli studi, parte dell’iniziativa Researching Covid to Enhance Recovery (Recover) dei NIH, si uniranno ad altri sei che attualmente arruolano partecipanti negli Stati Uniti per testare terapie per affrontare: la persistenza virale, i sintomi neurologici, inclusa la disfunzione cognitiva (nebbia cerebrale) e la disfunzione del sistema nervoso autonomo.

“I nuovi studi arruoleranno circa 1.660 persone in 50 siti. L’insieme di sintomi, che questi studi cercheranno di focalizzare e risolvere, sono dirompenti e devastanti per tante persone che lottano con il Covid da molto tempo” - ha affermato il professor Walter J. Koroshetz, direttore dell’Istituto Nazionale di Disturbi Neurologici e Ictus del NIH e corresponsabile dello studio.

Gli studi clinici Recover- Sleep inizieranno ad arruolare partecipanti ed includeranno: uno studio per testare due farmaci (modafinil e solriamfetol) approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) per trattare le persone che hanno problemi a rimanere svegli durante il giorno (ipersonnia). Questi farmaci sono noti, ma non sono stati ampiamente studiati nelle persone con Long Covid.

Sarà organizzato anche uno studio per testare trattamenti per disturbi complessi del sonno dovuti a Long Covid, inclusa la melatonina, un integratore comunemente usato per trattare persone con disturbi del sonno ed insonnia generale; e la terapia della luce che viene utilizzata per aiutare le persone a ripristinare i cicli del sonno.

Gli studi clinici Recover- Energize includeranno un trial per testare un programma che combina allenamento fisico e riabilitazione cardiopolmonare personalizzata, per aiutare le persone che soffrono di intolleranza all’esercizio fisico con sintomi, come mancanza di respiro ed affaticamento durante l’esercizio, dopo aver contratto il Covid-19.

Il virus SARS-CoV-2 può persistere nel sangue e nei tessuti per oltre 1 anno dalla fase acuta della malattia

Un team di ricercatori ha individuato frammenti degli antigeni del SARS-CoV-2 nel circolo sanguigno fino a 14 mesi dopo l’infezione e per oltre due anni nei campioni di tessuto prelevati da individui colpiti dal virus.

E’ quanto emerge da una recente indagine condotta presso la University of California - San Francisco.

I risultati presentati alla Conferenza sui Retrovirus e le Infezioni Opportunistiche (CROI), che si è svolta dal 3 al 6 marzo 2024 a Denver (USA), rappresentano una svolta nella comprensione della persistenza del virus nel corpo umano.

Contrariamente alla percezione iniziale, durante la pandemia, che considerava Covid -19 una malattia transitoria, oggi si osserva un numero crescente di pazienti che continuano a manifestare sintomi prolungati quali: confusione mentale, disturbi digestivi e problemi vascolari per mesi, se non, per anni.

L’analisi dei campioni di sangue provenienti da 171 persone precedentemente infettate da Covid effettuata attraverso un test estremamente sensibile per la proteina Spike, fondamentale per l’entrata del virus nelle cellule umane, ha rivelato la persistenza del virus a 14 mesi in alcuni individui, con una probabilità doppia nei pazienti ospedalizzati per Covid.

I ricercatori si sono rivolti alla Long Covid Tissue Bank che contiene campioni provenienti da pazienti con e senza Long Covid ed hanno rilevato frammenti di RNA virale, fino a due anni dopo l’infezione, nonostante l’assenza evidente di reinfezione. La presenza di questi frammenti nel tessuto connettivo, dove risiedono le cellule immunitarie, suggerisce la possibilità che tali elementi virali possano scatenare una risposta immune, portando gli esperti a sottolineare la necessità di ulteriori studi per comprendere se questa persistenza sia associata al Long Covid e ai rischi correlati, come infarti ed ictus.

I ricercatori, basandosi su queste scoperte, sono attualmente coinvolti in diversi studi clinici che mirano a testare l’efficacia degli anticorpi monoclonali e degli agenti antivirali nel rimuovere il virus e migliorare la salute delle persone affette da Long Covid.

Long Covid: nuovi trial clinici per studiare il trattamento dei sintomi a lungo termine

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