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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Nell'ipocondriaco un doloretto diventa un malanno, ma è sempre uno stato di sofferenza

Circa il 20-30% delle persone sane presentano periodicamente preoccupazioni eccessive sul proprio stato di salute e dal 30 all'80% di chi si rivolge al medico, lamenta sintomi che non hanno riscontri obiettivi

L'ipocondria è una vera e propria patologia che si ritrova in chi abbina un piccolo dolore a una grande malattia, nei grandi consumatori di riviste mediche, nella consultazione di migliaia di pagine e siti internet con domande e risposte sulle sindromi più improbabili. Circa il 20 - 30% delle persone sane presentano periodicamente preoccupazioni eccessive sul proprio stato di salute e dal 30 all'80% di chi si rivolge al medico, lamenta sintomi che non hanno riscontri obiettivi. Ma è sempre uno stato di sofferenza.

La malattia colpisce in eguale misura uomini e donne e così pure per l'età. Esistono dei fattori che possono incrementare il rischio di sviluppare l'ipocondria, come l'aver avuto un problema di salute importante nella infanzia, parenti affetti da patologie gravi o la morte di una persona cara.

La gravità del disturbo è direttamente proporzionale al grado di convinzione di essere in pericolo di vita, cioè strettamente legato al modo di interpretare il proprio stato di salute e al significato che si attribuisce alle sensazioni corporee.

La diagnosi di ipocondria, non è facile; chi ritiene di essere ammalato nel fisico, accetta con grande difficoltà di soffrire nello spirito.

Nessun trattamento psichiatrico dovrebbe essere iniziato prima di aver escluso malattie fisiche. Il fulcro generale dell'ansia per la salute nasce dalla preoccupazione di avere una malattia fisica e di essere in pericolo di vita, quindi è abbastanza normale aspettarsi una certa incredulità nei confronti di un trattamento che ha lo scopo di interrompere la preoccupazione.

L'ipocondria si cura e sono disponibili terapie efficaci, sia farmacologiche che psicoterapiche. I dati più significativi si riferiscono alle terapie ad orientamento cognitivo comportamentale che dovrebbero essere considerate di prima scelta.

La patologia, in una diversa gradualità di forme e sintomi è molto diffusa. Spesso, alcune persone tengono le medicine in uso, nelle tasche, oppure, riforniscono spazi nei mobiletti di casa di ampie forniture di farmaci, di vario genere, tenuti per affrontare eventuali necessità o emergenze!

"Il malato immaginario" di Molière (Jean Baptiste Poquelin, drammaturgo francese) è un concentrato di paradossi terapeutici e assurdità farmacologiche, perché Argante, il protagonista, credulone beffato, un uomo ricco che vive circondato da medici e farmacisti imbroglioni e che si crede perennemente malato, in realtà, non soffre nel fisico, ma nell'animo. La sua patologia si chiama "male di vivere" e proprio la maniacale ricerca di conferme alla gravità al proprio stato di salute è a suo modo patologica e molti guardano all'ipocondriaco come ad un malato immaginario - spiegano gli psichiatri e psicoterapeuti.

La realtà è invece molto diversa: l'ipocondria determina un reale stato di sofferenza, però, mentre il soggetto lo attribuisce alla presenza di un disturbo organico, il problema ha una origine prevalentemente psicogena e si può parlare di un disturbo d'ansia per la salute.

L'Argante di Molière evidenzia che le malattie, anche quelle solo immaginarie, indeboliscono il fisico e alleggeriscono le tasche...Il rimedio consiste nel coraggio della realtà, nell'amore di parenti affezionati e veri amici.

In letteratura sono celebri gli eccessi del pianista canadese Glenn Gould che, ossessionato dai germi, vestiva pesante anche d'estate e non stringeva la mano a nessuno. Il biologo Charles Darwin conviveva con attacchi di panico e disturbi gastrici attribuiti ad un parassita tropicale.

Florence Nightingale, subì gli effetti di un misterioso virus contratto in Crimea, la cosa non gli impedì di vivere 90 anni, ponendo le basi dell'Assistenza infermieristica moderna.

Nell'ipocondriaco un doloretto diventa un malanno, ma è sempre uno stato di sofferenza

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