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Nelle modalità di trasmissione di Sars-Cov-2 occorre distinguere tra aerosol e goccioline (droplets)

Ci sono comprovate evidenze che l'inalazione rappresenti una delle principali vie di trasmissione del virus Sars-CoV -2, responsabile della Covid-19. Una parte della diffusione del Coronavirus sembra avvenire attraverso la trasmissione aerea di aerosol (airborne) prodotti da individui asintomatici mentre si respira e si parla. Gli aerosol possono accumularsi e rimanere con la loro carica infettiva nell'aria, in spazi chiusi per ore ed essere facilmente inalati in profondità nei polmoni.  E' quanto sottolineano in un articolo pubblicato il 5 ottobre 2020 sulla rivista "Science" dagli autori: Kimberty A. Prather, Robert T. Schooley della Università della California a San Diego, insieme con Chia C. Wang della National Sun Yat-sen University of Taiwan.

Gli studi di settore sostengono che "forti colpi di tosse e starnuti, oltre a sprigionare nell'aria goccioline in grado di diffondersi per più di 6 metri, sarebbero capaci di generare particelle più sottili che formano l'aerosol (fini particelle di gas e saliva), portando il virus ancora più lontano. Parlando a voce alta, per un solo minuto è possibile diffondere fino a 100mila particelle virali che restano nell'aria”.

Le droplets sono goccioline di saliva di dimensioni maggiori di 5 micrometri (millesimi di millimetro) che si emettono quando parliamo o con la tosse e lo starnuto, che possono raggiungere l' interlocutore  e che, se contenenti il Sars -CoV -2 possono infettare.

Queste particelle sono rimosse a 1-2 metri dal punto di emissione, da cui deriva la distanza di sicurezza di almeno 1 metro.

Il bioaerosol emesso durante la respirazione e parlando, oppure il residuo secco delle goccioline di saliva che rimane dopo l'evaporazione, generalmente assume dimensioni più piccole (meno di 5 micrometri) e può rimanere in sospensione per tempi maggiori.

Si deve distinguere tra aerosol e goccioline (droplets) e valutare più efficacemente il loro comportamento aerodinamico, la capacità di essere inalati e l'efficacia degli interventi.

Gli aerosol contenenti virus infettivi possono anche viaggiare a più di due metri dal soggetto infetto e accumularsi nell'aria, all'interno di spazi chiusi, poco ventilati, causando  situazioni di massima diffusione.

I soggetti affetti da Covid-19, molti dei quali asintomatici, quando respirano e parlano, rilasciano migliaia di aerosol carichi di virus e molte meno goccioline. Quindi, è molto più probabile che si inalino gli aerosol, piuttosto che si venga a contatto con le goccioline/droplets.

L'attenzione deve essere spostata sulla protezione contro la trasmissione per via aerea. Oltre alle misure di contenimento del contagio già adottate, quali l'uso della mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani, occorre migliorare l'aria degli ambienti chiusi.

Uno studio condotto dall'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del CNR, ha affrontato l'argomento e ha mostrato che all'aperto la probabilità di trasmissione con questo meccanismo (aerosol) sembra essere molto bassa, mentre al chiuso, soprattutto in ambienti affollati e non ventilati, il rischio potrebbe essere maggiore.  

Gli aerosol e la trasmissione aerea sono l'unico modo per spiegare gli eventi di superdiffusione che stiamo vedendo - ha ribadito la professoressa Kimberty Prather - tra gli autori del nuovo documento. Secondo l'esperta, una volta che la via aerea verrà ufficialmente riconosciuta, diventerà un problema risolvibile attraverso una adeguata ventilazione e indossando sempre la mascherina al chiuso, perché, in tale ambito, non esiste una distanza sociale sicura.

Sulla base di evidenze scientifiche crescenti, gli esperti del CDC (Centers for Disease Control and Prevention: Centro di Controllo e prevenzione delle malattie, statunitense) riconoscono che la modalità di trasmissione aerea a più di un metro di distanza, tramite aerosol del Coronavirus è possibile, sebbene più rara di quelle per contatto diretto con una persona infetta o tramite droplets. Le condizioni per la diffusione airborne sarebbero: spazi chiusi non adeguatamente ventilati e affollati.

Le mascherine forniscono una barriera fisica fondamentale per arginare i contagi da Sars - CoV-2 per evitare che i soggetti asintomatici possano diffondere il Coronavirus per via aerea, riducendo il numero di particelle virali nel loro respiro.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (3)

  • se gli “aerosol (airborne) prodotti da individui asintomatici mentre si respira e si parla” “possono accumularsi e rimanere con la loro carica infettiva nell'aria, in spazi chiusi per ore ed essere facilmente inalati in profondità nei polmoni” mi pare di capire che la storiella del distanziamento di 1-2 metri sia sostanzialmente una @#?*%$accia. Infatti, poco dopo nell’articolo qui sopra viene segnalato che “ “Gli studi di settore sostengono che "forti colpi di tosse e starnuti, oltre a sprigionare nell'aria goccioline in grado di diffondersi per più di 6 metri, sarebbero capaci di generare particelle più sottili che formano l'aerosol (fini particelle di gas e saliva), portando il virus ancora più lontano. Parlando a voce alta, per un solo minuto è possibile diffondere fino a 100mila particelle virali che restano nell'aria”. “ Tutto ciò mi sembra essere la conferma di quanto avevo letto già ben tre o  quattro mesi fa, ovvero che una ragionevole distanza di sicurezza dovesse essere di almeno 8-9 metri. Non stupisce quindi che i contagi siano riesplosi, anche perché in giro si incontrano centinaia di covidioti che già fanno fatica a mantenere la banale distanza di 1-2 metri, figuriamoci distanze maggiori

  • Una domanda: CHI controlla la veridictà di questi tipi di studi, prima che siano diffusi "sic et simpliciter" dai Social?

    • Credo che la veridicità sia data dalla condivisione delle conclusioni da parte di diversi qualificati organi di ricerca a livello internazionale (bisogna sempre ricordare la massima che la scienza non è democratica e chi è incompetente dovrebbe tacere). D'altra parte credere che una mascherina idonea contribuisca allo scopo è anche facilmente intuibile e anche se la sua efficacia fosse molto ridotta (ad es. solo nel 10% dei casi) si risparmierebbero comunque migliaia di morti.

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