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Nuovo virus isolato in Cina è simile quello dell'influenza da H1N1 del 2009

“E’ stato individuato un ceppo del virus dell'influenza suina, potenzialmente in grado di provocare una pandemia”. La scoperta, si legge in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica americana "PNAS: Proceedings of the National Academy of Sciences", arriva da un gruppo di ricercatori cinesi. Il nuovo virus è stato denominato G4EAH1N1 e riunisce ceppi di patogeni con diversa origine: è formato dalla unione di un ceppo trovato negli uccelli europei e asiatici, di quello della influenza H1N1 del 2009 e dell'H1N1 nordamericano, che ha geni del virus della influenza aviaria, umana e suina. Il virologo Giorgio Palù, Presidente della Società Italiana ed Europea di virologia, ha affermato che "il virus è già passato all'uomo e la paura è che diventi trasmissibile anche da uomo a uomo e determinare una pandemia". Secondo i ricercatori, i virus G4 a cui appartiene anche questa nuova forma, sono in grado di legarsi alle molecole dei recettori nelle cellule umane e possono replicarsi nello strato esterno del sistema respiratorio (cellule epiteliali delle vie aeree) provocando sintomi tipici influenzali, dopo 1-3 giorni di incubazione, quali: febbre alta, tosse, faringite, congiuntivite. Sono possibili anche sintomi gastroenterici con: diarrea, nausea e vomito. I virus G4 causano sintomi più forti rispetto ai ceppi più comuni di influenza. La modalità di trasmissione è la stessa della normale influenza e della Covid - 19 (droplets), così come le possibili complicanze broncopolmonari.

"I virus, chiamati G4, sono geneticamente discendenti dal ceppo H1N1 che causò la pandemia nel 2009 ed hanno tutti i tratti essenziali che mostrano una alta adattabilità per infettare l'uomo" - scrivono gli autori scienziati di Università cinesi e del Centro cinese per la prevenzione e il controllo delle malattie. Il lavoro presentato è voluminoso. Dal 2011 al 2018 sono stati prelevati 30mila tamponi nasali dai suini nei macelli in 10 province cinesi, insieme ad altri 1000 eseguiti su suini con sintomi respiratori nell'Ospedale Veterinario della China Agricultural University, consentendo di isolare 179 virus della influenza suina. La maggior parte era rappresentata dalla nuova variante che è diventata dominante dal 2016.

I ricercatori hanno quindi compiuto vari esperimenti in laboratorio e sui furetti, utilizzati nella ricerca sull'influenza, poiché i loro sintomi sono paragonabili a quelli umani: febbre, tosse e starnuti e hanno osservato che i virus G4 sono più infettivi, replicabili nelle cellule umane. Inoltre, secondo i test in vitro, l'immunità ottenuta dopo il contatto con i virus influenzali stagionali umani, non protegge dal G4. Dalla ricerca è risultato che la percentuale di lavoratori e persone contagiate, a contatto con i suini, era relativamente alta, il 10,4% secondo gli esami del sangue che hanno testato la presenza di anticorpi contro il virus. A livello di popolazione generale la percentuale di contagio è al 4,4%. "Si ritiene quindi, che il virus sia già passato all'uomo - dicono gli scienziati - ma non ci sono prove che possa essere trasmesso da uomo a uomo". "C'è il costante rischio dell'emergere di agenti patogeni zoonotici; gli animali da allevamento con i quali gli esseri umani sono più a contatto, sono una importante fonte dei virus pandemici - ha dichiarato il professor James Wood dell'Università di Cambridge.

I virus con potenziale pandemico sono molti e tenuti sotto controllo, in questi anni, da una rete di sorveglianza globale sulla influenza, tra questi il G4EAH1N1 individuato in Cina, veicolato dai suini e che può infettare l'uomo". Mike Ryan, direttore del programma per la emergenza sanitaria dell'OMS, ha sottolineato che  "si tratta di un virus che è sotto "stretta  sorveglianza" dal 2011. Il timore è che possa mutare, mettendo in atto il processo di "riassortimento" e determinare una possibile pandemia".

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