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Martedì, 18 Gennaio 2022
Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Oltre il 25% della popolazione mondiale è a rischio desertificazione

In causa crescenti attività umane e cambiamento climatico

Il 17 Giugno è la “Giornata mondiale della Desertificazione e Siccità (Desertification & Drought Day)”, indetta nel 1995 dalle Nazioni Unite per promuovere la consapevolezza degli sforzi internazionali per combattere la desertificazione, un processo graduale di perdita di produttività del suolo dei sistemi agrari e di degrado delle risorse naturali,causati dalle attività umane (inquinamento, eccessivo sfruttamento delle terre, sovrapascolamento, deforestazione, incendi, irrigazione con acque saline) e gli effetti della siccità. Sono previsti in tutto il mondo eventi e convegni, in webinar, secondo le linee guida dei rispettivi Paesi, per il contenimento della diffusione di Covid-19.

Il tema di quest’anno “Restoration. Land. Recovery. We buid back better with healthy land” in analogia, con l’avvio del “decennio delle Nazioni Unite (ONU) per il ripristino dell’ecosistema (2021-2030)”, si concentra sulla trasformazione dei terreni degradati in terreni sani, che garantisce resilienza economica, crea posti di lavoro, aumenta i redditi e la sicurezza alimentare, aiuta al recupero della biodiversità, immagazzina il carbonio atmosferico che riscalda la Terra, rallenta i cambiamenti climatici, ne riduce gli impatti e sostiene una ripresa “verde” dalla pandemia di Covid-19.

Secondo lo studio internazionale “The Resilient Recurrent Behavior of Mediterranean Semi-Arid Complex Adaptive Landscapes”, docenti delle Università di Catania, del Salento, dell’University of California e del Desert Research Institute di Las Vegas, pubblicato sulla rivista scientifica “Land”, il 25% della popolazione mondiale è a rischio a causa delle crescenti pressioni esterne dovute alle attività umane ed al cambiamento climatico che aggravano ulteriormente la desertificazione.

Si tratta di una situazione riconoscibile anche in Italia, specialmente in Puglia, Sicilia e Sardegna. I suoli dell’area del Mediterraneo sono relativamente recenti in termini geologici e altamente vulnerabili all’azione del vento e delle piogge torrenziali.

Gli autori dello studio – attraverso analisi di dati satellitari “MODIS” (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) della vegetazione pugliese effettuata sulla base della chioma degli alberi ad eventi estremi, come la siccità - hanno identificato alcune zone aride del Mediterraneo dove la desertificazione avanza rapidamente. La metodologia matematica può essere facilmente estesa ad altre Regioni, come la Sicilia, che richiedono interventi mirati, finalizzati alla conservazione e ad una gestione sostenibile delle aree interessate.

Sono oltre120 le nazioni che si sono già impegnate a fissare obiettivi volontari per raggiungere la neutralità del degrado del suolo: “Se i Paesi ripristinano i quasi 800 milioni di ettari di terra degradata, che si sono impegnati a recuperare entro il 2030, possiamo salvaguardare l’umanità ed il nostro Pianeta dal pericolo incombente” - sostengono gli esperti.

In Italia, sono previsti due webinar: in Sicilia, nel comune di Floresta (Me), organizzato dalla “Associazione per lo Sviluppo Sostenibile e Centro di Educazione Ambientale”, che si concentra sulla neutralità del degrado del suolo in Sicilia, Regione ad alto rischio di desertificazione. In Sardegna, “il Nucleo di Ricerca sulla desertificazione della Università di Sassari”, ha previsto un webinar on line in due sessioni. La prima, dal titolo “Dal degrado al recupero dei suoli” chiede ad esponenti delle Istituzioni ed esperti di fare il punto sulle bonifiche di zone industriali e minerarie. La seconda, in inglese dal titolo “Science meets the Great Green Wall Initiative” è un tavolo di esperti internazionali per discutere il potenziale contributo delle comunità scientifiche al recupero di suoli degradati e alla ripresa “verde”, in collaborazione con 6 Paesi dell’Africa orientale ed occidentale.

La desertificazione spesso deriva dalla siccità e dalla carenza di acqua, ma le cause più significative sono rappresentate dalle attività umane: le coltivazioni  intensive che esauriscono il suolo, la gestione scorretta delle risorse idriche, il pascolo eccessivo del bestiame che elimina la vegetazione e compatta il suolo, l’abbattimento degli alberi che trattengono il manto superficiale del terreno.

“Garantire la sicurezza alimentare dei 9,7 miliardi di individui previsti al 2050 e contemporaneamente attuare l’accordo di Parigi, sarà impossibile, senza affrontare il degrado del suolo e attuare una riforma del sistema alimentare. Ciò significa, potenziare le iniziative per la neutralità del degrado del suolo, garantire i diritti di proprietà della terra per le agricoltrici a cui si deve tra il 60 e l’80% della produzione alimentare nei Paesi in via di sviluppo e combattere la siccità e gli incendi boschivi”.

Oltre il 25% della popolazione mondiale è a rischio desertificazione

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