rotate-mobile
Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Salute e medicina on line

Opinioni

Salute e medicina on line

A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Pillola abortiva Ru-486, le nuove linee guida del Ministero della salute

Le nuove Linee guida pubblicate dal Ministero della Salute il 12 agosto scorso rendono possibile l'aborto farmacologico entro le 9 settimane dal concepimento e in day hospital e la consegna della pillola abortiva in ambulatorio e nei consultori.

E' nettamente negativo il giudizio di molte Associazioni cattoliche e della Società civile verso la decisione di rendere domiciliare lo svolgimento dell'aborto con la pillola RU-486.

"La donna viene lasciata sola con la sua sofferenza fisica e psicologica ed anche privata dal sostegno che la stessa legge 194/1978 prevede a tutela della maternità e cioè che l'interruzione di gravidanza vada eseguita in condizioni di sicurezza mediante il ricovero, fino alla asportazione dell'embrione/ feto, nell'aborto chirurgico, per evitare i rischi di gravi e fatali emorragie".

Per la Senatrice Paola Binetti, la possibilità di assunzione dei farmaci abortivi in day hospital o in ambulatorio o consultorio, rappresenta una forzatura della legge sull'aborto, che nel caso andrebbe modificata dal Parlamento. La legge, infatti, prevede che l'aborto debba avvenire in strutture ospedaliere, non certo nei consultori. In Italia, la legge tuttora in vigore comporta obblighi sanitari precisi. La dottoressa Binetti ha molti dubbi anche sulla scelta di consentire l'assunzione della RU-486 fino alla nona settimana di gestazione, rispetto al limite precedente della settima, sostenendo che le complicanze dopo questo periodo sono raddoppiate.

Gli aborti in Italia nel 2018 secondo l'ultima relazione del Ministero della Salute sono stati 76.328.

La quota di aborti col metodo farmacologico (RU- 486) nel 2017 erano il 17,8%.

LA PILLOLA ABORTIVA RU-486

L'induzione farmacologica dell'aborto è l'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina tradizionale.

Il distacco dell'embrione/feto dall'utero è chimico e normalmente non è necessario nessun intervento di natura chirurgica.

Attualmente, viene effettuata attraverso l'uso di un derivato steroideo sintetico, il mifepristone o RU- 486 e di una prostaglandina, il misoprostolo.

Il mifepristone induce l'aborto, mentre la prostaglandina l'espulsione del feto.

Il mifepristone è un antiprogestinico cioè un  antagonista del progesterone che è l'ormone che sostiene la gravidanza.

La procedura abortiva prevede la somministrazione da parte di personale medico del mifepristone in una unica dose, per via orale e dopo 36 - 48 ore si aggiunge la prostaglandina.

Il farmaco provoca una dilatazione del collo dell'utero, quindi induce una ischemia delle pareti uterine riducendo il flusso sanguigno e determinando la necrosi dell'embrione/feto.

I più comuni effetti collaterali dell'aborto farmacologico sono: nausea, vomito, diarrea e leggera febbre.

L'invenzione della RU- 486 risale al 1982 e si deve all'endocrinologo francese Emile -Etienne Beaulieu.

Venne introdotta in Italia nel 2009 e con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'autorizzazione alla immissione in commercio, entra a far parte dei farmaci utilizzabili nel nostro Paese, con l'obbligo di ricovero in ospedale per la durata della assunzione del farmaco.

Le conseguenze del processo abortivo (sanguinamenti ed infezioni) possono manifestarsi anche a distanza di due o tre settimane. La percentuale di successo dei farmaci, che è molto alta nelle prime settimane di gestazione, si riduce progressivamente dopo le 7 settimane ed in caso di insuccesso, si deve procedere con l'aborto chirurgico (circa 5%). L'espulsione del materiale abortivo avviene mediante sanguinamento e contrazioni, spiegano le indicazioni. Una specie di forte ciclo mestruale con l'aggiunta di forti crampi addominali.

Sulla scheda tecnica del farmaco, rivista nel 2018 da Aifa, si prevede solo l'uso ospedaliero, il che significa in ospedale o a domicilio, ma sotto il controllo diretto del personale ospedaliero, secondo programmi definiti.

INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE 194/1978 SULLA INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA

Il dottor Alberto Gambino, giurista e Presidente della Associazione Scienza & Vita, ha precisato che "le nuove Linee guida incidono sulla sostanza della 194, un intervento che richiederebbe non una circolare, ma un confronto parlamentare. Queste linee guida non hanno forza di legge, nè sono vincolanti per le Regioni che in tema di tutela della salute hanno competenza legislativa.

La legge 194 indica una procedura che inizia con una fase informativa per rimuovere le cause che possono condurre ad una richiesta abortiva e prosegue eventualmente con la rilevazione di seri pericoli per la salute della donna che giustificano l'interruzione di gravidanza in ospedale. Fuori da questo protocollo sanitario l'aborto è e resta un reato punibile. Una legge non può essere superata da pareri di organismi scientifici e indicazioni ministeriali".

Pillola abortiva Ru-486, le nuove linee guida del Ministero della salute

IlPiacenza è in caricamento