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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Recenti studi dimostrano che il coronavirus circolava nel Nord Italia già alla fine del 2019

Quando è comparso realmente in Europa il nuovo Coronavirus SARS - CoV - 2 ? L'RNA virale riscontrato nelle acque di scarico di Barcellona (Spagna), nella metà di Gennaio, ha indotto gli scienziati a retrodatare la diffusione della Covid-19.

Questa ricerca può contribuire a comprendere l'inizio della circolazione del virus in Italia e fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall'analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia che identificavano un positivo al Sars - CoV -2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019.C'è anche uno studio italiano su questo tema, realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità e in fase di "reprint" (ristampa) che retrodata la pandemia in Italia, rispetto al primo caso ufficiale del 21 febbraio.

Analizzando 40 campioni di acque reflue tra Ottobre 2019 e Febbraio 2020 da cinque impianti ubicati in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, sono stati individuati 8 campioni con tracce di Sars- CoV-2 raccolti in periodo antecedente il 21 Febbraio. 

Si tratta di campioni di acque reflue di Milano e Torino (18 Dicembre 2019) e di Bologna (29 Gennaio 2020). Lo studio dimostra - sostengono gli autori dell'Istituto Superiore di Sanità - che il Coronavirus era già in circolazione nel Nord Italia alla fine del 2019 e simultaneamente in diverse regioni geografiche.

L'RNA virale era presente nelle acque di scarico, ma con livelli molto bassi e finora gli studi a livello internazionale non hanno dimostrato la sua effettiva patogenicità e vi sono ancora pochissime informazioni circa la capacità del virus di resistere all'ambiente esterno, come la radiazione solare, la temperatura, variazioni del pH.

I ricercatori, in studi molto preliminari, sembrano definire un quadro molto simile a quello di altri coronavirus, come il Sars - CoV responsabile della epidemia del 2003.

Il Sars - CoV- 2 sembra presentare scarsa resistenza alle alte temperature ed agli agenti disinfettanti come il cloro, mentre è in grado di sopravvivere a lungo in ambienti umidi e freddi. L'epidemia di Sars- CoV del 2003 - sostengono i ricercatori - ha dimostrato la pericolosità delle feci di persone infette, il Sars - CoV-2 a causa della sua più ampia diffusione, estende questo problema alle acque reflue.

Ricercatori delle Università di Brescia e Pavia che si occupano della contaminazione dei sistemi fognari, dei fanghi di depurazione e dei fattori che influenzano l'inattivazione del coronavirus, sono giunti a specifiche conclusioni.

"Dall'analisi della letteratura scientifica esistente, i test in vitro sembrano dimostrare una bassa resistenza del Sars - CoV - 2 alle alte temperature, mentre variazioni significative del pH non determinerebbe la scomparsa del virus. I fanghi di depurazione prima di arrivare al recupero in agricoltura vengono sottoposti a diversi trattamenti. Su questo aspetto esistono linee guida emesse dall'Istituto Superiore di Sanità la cui applicazione rende sicuro l'utilizzo dei fanghi. La sola individuazione dell'RNA virale non è sufficiente per rappresentare un pericolo: il virus può essere presente, ma risultare inattivo e propriamente l'ISS attesta che non sono stati segnalati casi di trasmissione fecale - orale del virus Sars- Cov-2".

Recenti studi dimostrano che il coronavirus circolava nel Nord Italia già alla fine del 2019

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